Asta BTp, Draghi attira capitali per 134 miliardi su scadenza fissa a 10 anni e cedola variabile a 30 anni

Battuto il precedente record di 108 miliardi. Il nuovo "benchmark" decennale ha attirato da solo 110 miliardi, altri 24 miliardi sono andati al BTp€i 2051.

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Boom di ordini per i primi BTp emessi sotto Draghi

Molto buona la prima. Il debutto del governo Draghi sui mercati è stato nettamente positivo, ieri. Il Tesoro ha emesso due nuovi bond tramite collocamento sindacato, cioè attraverso le banche e rivolto agli investitori istituzionali. Gli ordini hanno toccato il picco di 134 miliardi di euro, di cui 110 miliardi hanno riguardato la nuova scadenza “benchmark” a 10 anni e altri 24 miliardi il BTp€i a 30 anni. Quanto alla prima, si è trattato del nuovo record di sempre, avendo superato i 108 miliardi attratti da una singola emissione nel giugno scorso.

Nel dettaglio, è stato piazzato un BTp 1 agosto 2031 e cedola 0,6% (ISIN: IT0005436693) a un prezzo di 99,969 centesimi, pari a un rendimento annuo alla scadenza dello 0,604%. L’importo offerto è stato di 10 miliardi. Mai un decennale era stato emesso con un tasso d’interesse così basso in Italia.

BTp€i 2051, emissione forse già da oggi e il bond è molto indicato per i fondi pensione

Quanto all’altro titolo, parliamo del BTp€i con scadenza 15 maggio 2051 e godimento 15 novembre 2020 (ISIN: IT0005436701). In questo caso, la cedola è stata dello 0,15% e il prezzo di aggiudicazione di 99,208, per cui il rendimento lordo esitato è stato dello 0,177%. L’importo emesso si è attestato a 4 miliardi. Dunque, in tutto il Tesoro ieri ha raccolto sui mercati 14 miliardi. Per entrambe le operazioni, la data di regolamento è stata fissata per il 23 febbraio.

Il fattore inflazione per il BTp€i

Concentriamoci sul BTp€i. Si tratta di un titolo di stato indicizzato al tasso d’inflazione dell’Eurozona, al netto della componente tabacchi. Sui 30 anni, le attese del mercato sono per una crescita media annuale dei prezzi nell’area dell’1,56%. Questo significa che sarebbe come se il bond offrisse un rendimento complessivo di quasi l’1,74%, dato che al rendimento lordo reale bisognerà sommare il tasso d’inflazione.

Considerate che il trentennale con cedola fissa in Italia rendeva ieri intorno all’1,50%, quasi un quarto di punto percentuale in meno.

In altre parole, ci troveremmo davanti a un titolo abbastanza remunerativo. Chiaramente, se il tasso d’inflazione effettivo risultasse da qui ai prossimi 30 anni inferiore a circa l’1,33%, avremmo sbagliato la scommessa, dato che avremmo potuto comprare il trentennale ordinario dal rendimento maggiore. Lo scenario ideale sarebbe per un obbligazionista italiano che l’inflazione nell’Eurozona si attestasse mediamente su livelli più alti di quelli italiani. Ciò significa che subirebbe una perdita del potere di acquisto inferiore a quella che gli verrebbe “risarcita” con l’indicizzazione. Viceversa, se fosse l’inflazione italiana a risultare mediamente superiore a quella europea, l’indicizzazione sarebbe inferiore alla perdita del potere di acquisto.

L’inflazione ritorna nell’Area Euro e per i bond è una cattiva notizia, forse non per i BTp

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