Asta Btp condizionata dall’effetto Spagna

Rendimenti in calo per il decennale, ma sarebbe potuta andare meglio, mentre calano visibilmente i rendimenti sulla scadenza a cinque anni e sui CCTei. Spread a 375 punti e Spagna pronta a chiedere aiuti esterni

di , pubblicato il
Rendimenti in calo per il decennale, ma sarebbe potuta andare meglio, mentre calano visibilmente i rendimenti sulla scadenza a cinque anni e sui CCTei. Spread a 375 punti e Spagna pronta a chiedere aiuti esterni

 

L’Italia torna a pagare un po’ meno caro il denaro per rifinanziarsi, ma l’asta dei Btp a 10 anni sarebbe potuta andare meglio. Le rinnovate preoccupazioni sulla tenuta dell’Eurozona che giungono dalla Grecia e soprattutto dalla Spagna, che presto o tardi chiederà aiuti esterni, hanno fatto scendere i rendimenti dei titoli di stato italiani a lungo termine rispetto ad agosto, ma meno di quanto si attendeva il mercato (Spagna e Grecia scuotono l’Italia: Piazza Affari va a picco). 

 

Btp scadenza 1 novembre 2022 e Btp scadenza 1 giugno 2017: esito del collocamento

Così, con lo spread Btp Bund he punta con decisione verso quota 380, il Tesoro ha collocato stamattina, 6.65 miliardi di euro in titoli di stato a media e lunga scadenza offrendo tassi d’interesse in ribasso rispetto all’ultima emissione, ma comunque sopra il 5% e concludendo così la lunga maratona dei collocamenti di Settembre. Sul mercato sono andati in particolare 2,9 miliardi di Btp decennali a tasso fisso del 5,50% con scadenza 1 Novembre 2022 (Isin IT0004848831) a fronte di un rendimento lordo a scadenza del 5,24%. Un tasso che – secondo gli operatori di Banca IMI – poteva essere decisamente più favorevole se solo l’asta fosse caduta una settimana prima o la crisi spagnola si fosse acuita una settimana più tardi. Decisamente meglio è invece andata per la nona tranche del Btp quinquennale 4,75% con scadenza 1 giugno 2017 (IT0004820426) che ha chiuso il book con un rendimento medio lordo del 4,09% per un ammontare di 2,7 miliardi di euro. Un mese fa, lo stesso titolo si pagava meno e rendeva il 4,73%. Assegnata anche la quinta tranche per un miliardo di euro dei Certificati di Credito del Tesoro indicizzati al tasso Euribor a sei mesi (“CCTeu”), scadenza 15 giugno 2017 che, a fronte di un interesse corrisposto pari al tasso Euribor a sei mesi maggiorato del 2,50% (Isin IT0004809809), è stata venduta con un rendimento finale del 4,56%.

 

Crisi Spagna: finanziaria lacrime e sangue da 39 miliardi in cambio degli aiuti esterni

 

 

Non c’è dubbio che la Spagna stia attraversando un autunno difficile, come testimoniano i disordini recentemente scoppiati a Madrid fra indignados e forze dell’ordine (Spagna a pezzi: Catalogna verso la secessione, scontri a Madrid).Il governo di Mariano Rajoy sta per chiedere aiuti esterni all’Unione Europea e probabilmente sta aspettando che entri in funzione a breve il fondo salva stati. Nel frattempo sta per essere presentata dal Governo la finanziaria per il 2013, cioè un nuovo piano di austerità che prevede sostanzialmente tagli alla spesa e aumenti delle tasse per 39 miliardi di euro. Anche gli stipendi degli statali rimarranno bloccati, così come le pensioni per le quali si sta pensando a una riforma strutturale del sistema. La richiesta di aiuti è solo una questione di tempo – commentano i giornali spagnoli – anche perché le banche hanno bisogno di almeno 60 miliardi di euro che probabilmente arriveranno prima dalle casse del Tesoro e poi dal ESM. E la risposta del mercato non si è fatta attendere. Solo due giorni fa la Spagna ha collocato titoli di Stato a tre e sei mesi per 4 miliardi di euro registrando un aumento anomalo dei tassi. Sul tre mesi il rendimento medio è salito all’1,203% da 0,946% dell’asta di agosto e sul sei mesi il tasso è salito al 2,213% dal 2,026% precedente.  La situazione spagnola sta quindi prendendo un ruolo dominante nella crisi, tuttavia– secondo Jane Foley, strategist di Rabobank – il budget che sarà presentato da Madrid dovrebbe contenere molte misure che altrimenti sarebbero state imposte in un piano di salvataggio. Una situazione comunque drammatica che potrebbe a questo punto coinvolgere anche l’Italia, la prossima in lista d’attesa secondo gli esperti, anche se il Ministro dell’economia Grilli l’ha escluso parlando ieri in un’audizione a Francoforte.

“Gli sforzi fatti per le riforme e i risultati che stiamo ottenendo – ha spiegato Grilli – ci confortano nel ritenere che l’Italia e gli italiani stanno facendo questi sforzi che saranno in grado di riportare la nostra economia su una traiettoria di crescita”.

Argomenti: , ,