Asta Btp a 5 anni e a 10 anni, rendimenti in calo

Rendimenti in ribasso per i titoli di Stato assegnati oggi dal Tesoro. Spread a 450 punti sull’onda delle parole di Draghi della scorsa settimana, ma per l’Istat l’economia italiana resta in forte difficoltà

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Rendimenti in ribasso per i titoli di Stato assegnati oggi dal Tesoro. Spread a 450 punti sull’onda delle parole di Draghi della scorsa settimana, ma per l’Istat l’economia italiana resta in forte difficoltà

In un clima decisamente volto all’ottimismo si è svolta stamane l’asta dei Btp. Il tesoro, dopo aver collocato la scorsa settimana CTZ e Bot con rendimenti in tendenziale calo, ha assegnato oggi quasi 2,25 miliardi di euro di Btp 5 anni, cedola 4,75%, con scadenza giugno 2017 (Isin IT0004820426) offrendo un rendimento lordo del 5,29%. In asta sono andati anche i Btp 10 anni – quelli più seguiti dagli operatori, indicanti il grado di affidabilità del debito pubblico italiano in relazione ad altri titoli di stato europei – per un ammontare di circa 2,5 miliardi, cedola 5,5% (Isin IT0004801541) e scadenza settembre 2022 (vedi grafico sotto) con un tasso medio lordo del 5,96%.  Tutti i rendimenti sono risultati in calo rispetto alle aste precedenti, così come la domanda da parte degli operatori (bid to cover 1,32 medio). Assegnati anche 750 milioni di Btp scadenza 2015. Il rendimento sul dieci anni è sicuramente indicativo – commentano gli operatori di Unicredit – del recupero di fiducia dei mercati nei confronti dell’Italia che da qui a fine anno è chiamata a rastrellare quasi 200 miliardi di euro per rinnovare il debito in scadenza. L’effetto delle parole rassicuranti del governatore della BCE Mario Draghi stanno dando il loro effetto anche sullo spread col bund decennale tedesco, sceso fin sotto i 450 punti. Anche il differenziale calcolato sui bonos spagnoli è sceso a 530 punti per un tasso del 6,68%

  

Fiducia delle imprese italiane in calo a Luglio secondo l’Istat

  

Sul fronte dell’euro, il premier Mario Monti è in tour europeo per incontrare i vertici delle maggiori istituzioni finanziarie ed economiche mondiali allo scopo di frenare l’ondata speculativa che si sta abbattendo sull’Europa. Monti – come riferisce Adnkronos – assicura che c’è la ”volontà di fare di tutto per salvare l’euro”, anche se una ”maggiore integrazione politica” in Europa è fondamentale per andare avanti.

Insiste sulla necessità di una ”vigilanza unificata” sulle banche e considera ”ardito” il ”dire che l’Italia non avrà mai bisogno di aiuti”. Intanto, secondo l’Istat, la fiducia delle imprese manifatturiere a luglio in Italia è scesa a 87,1 rispetto a 88,7 (dato rivisto da 88,9) di giugno e sotto le attese. Gli analisti interpellati da Reuters sostengono che la ripresa è ancora lontana da venire e che, a causa della soffocante pressione fiscale, molti imprenditori preferiscono stare fermi o andare all’estero. “I giudizi sugli ordini e le attese di produzione delle imprese manifatturiere peggiorano; il saldo relativo ai giudizi sulle scorte di magazzino registra un leggero aumento”, dice Istat nella nota. “Secondo le consuete domande trimestrali sulla capacità produttiva, nel secondo trimestre il grado di utilizzo degli impianti delle imprese manifatturiere scende al 69,5% dal 70,0% del primo trimestre”. Anche la produzione industriale – secondo le stime di Confindustria – a luglio è scesa dello 0,4% rispetto al mese precedente. Per il terzo trimestre la variazione acquisita è, in luglio, del -1,1%. Gli ordini in volume sono in decremento dello 0,7% su giugno e del 2,9% sui dodici mesi. Il mese scorso erano diminuiti dello 0,6% su maggio e del 2,4% annuo. Il peggioramento degli indicatori qualitativi preannuncia ulteriori riduzioni di attività.

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