Asta BTP a 3 anni: il rendimento sfiora l’8%

Non accennano a calare le tensioni sui titoli di stato italiani. L’asta odierna del Tesoro ha assegnato tre tranches di buoni poliennali a varie scadenze con rendimenti alle stelle. Il Btp-day non basta, l’Italia entrerà presto in recessione secondo l'Ocse

di Mirco Galbusera, pubblicato il

Proseguono le tensioni sul mercato dei titoli di Stato italiani. L’asta odierna indetta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per rifinanziare debito in scadenza ha risentito molto del clima per le riunioni in programma oggi sia dell’Eurogruppo che dell’Ecofin che dovranno affrontare la spinosa questione del fondo salva stati.(Asta Btp 3 e 10 anni: rendimenti alle stelle)

BTP 3 ANNI CEDOLA 6%: RENDIMENTO ALTO – Il Tesoro ha lanciato oggi un nuovo Btp triennale novembre 2014 con cedola al 6% (ISIN: IT0004780380), che va a sostituire il luglio 2014, per una cifra di 3,5 miliardi di euro, offrendo un rendimento del 7,89%, il massimo dal 1997 quando non era ancora stato introdotto l’euro. A questa emissione si sono aggiunte le riaperture del benchmark decennale marzo 2022 con cedola al 5% (ISIN: IT0004759673), per 1,5 miliardi di euro, e dell’off-the-run settembre 2020 con cedola al 4%, per 1-2 miliardi (ISIN: IT0004594930). Per entrambi i collocamenti i rendimenti restano elevati nonostante le richieste pervenute sfiorino la volta e mezza l’ammontare messo in asta. Il 2020 ha offerto un rendimento del 5,47%, mentre il 2022 ha superato il 7,56%, un valore che non si era visto prima dall’introduzione dell’euro. L’effetto dell’asta ha avuto come conseguenza un repentino adeguamento dei rendimenti anche sul secondario, soprattutto solla parte breve della curva che rimane sotto pressione coi Btp a due anni che sfiorano l’8% di rendimento a scadenza. Forti segnali di preoccupazione cominciano ad arrivare anche da Francoforte dove sono saliti i depositi «overnight» presso la Bce a dimostrazione delle tensioni sul mercato interbancario nella zona euro. In altre parole, le banche preoccupate non si prestano più soldi fra loro preferendo depositarli presso la Bce.

 

SPREAD BTP BUND ANCORA SOPRA 500 PUNTI BASE

Il Btp 4,25% Agosto 2014

Intanto continua ad allargarsi lo spread fra i titoli decennali tedeschi e quelli italiani. Nelle prime battute della seduta odierna si è attestato sopra i 500 punti base, in rialzo rispetto alla chiusura di ieri. I Btp sono quindi tornati a soffrire evidenziando rendimenti in salita: il decennale di riferimento rende adesso il 7,40% (7,28% ieri sera), mentre il Btp a due anni rende il 7,53% (7,22% ieri). Torna così a crescere la preoccupazione fra gli operatori, nonostante il rimbalzo euforico delle borse ieri sulla scorta di notizie che si rincorrono circa un piano di salvataggio per l’eurozona in questi ultimi giorni. Con uno spread così elevato – ricordano dall’ufficio studi di Citigroup – le banche chE hanno contratto i prestiti dando in garanzia titoli di stato italiani saranno costrette a nuovi esborsi finanziari o, in alternativa, dovranno vendere i bond dati in garanzia. Secondo gli analisti della banca di affari la situazione rischia di avvitarsi su stessa, analogamente a quanto è successo a Portogallo e Irlanda. I regolamenti dei prestiti bancari impongono, infatti, un reintegro della garanzie offerte quando lo spread supera certi livelli critici. Gli scaglioni sono generalmente calibrati ogni 50 basis point di spread fra il decennale italiano e quello tedesco. Cosicché ogni qualvolta il differenziale aumenta e si consolida sopra tale soglia, le banche si trovano costrette a cambiare titoli in garanzia vendendo i Btp o trovando risorse liquide per reintegrare le garanzie da altri impieghi. Pertanto, per apprezzare un primo miglioramento della situazione finanziaria in generale, lo spread col bund tedesco dovrebbe tornare stabilmente sotto quota 450 punti.

 

BTP DAY: SOTTOSCRITTO LO 0,14% DEL DEBITO NAZIONALE

Si sono registrati scambi record ieri sul Mot, il mercato dei titoli di Stato e delle obbligazioni di Borsa Italiana, in concomitanza con il Btp-Day. Sono state infatti registraie 86.681 contratti pari a un controvalore pari a oltre 2,7 miliardi di euro, di cui 2,5 miliardi sui titoli di stato italiani per 80.962 contratti di acquisto. Un movimento eccezionale è stato il commento di Gianbattista Roversi, Amministratore delegato di HI-Mtf, il terzo mercato per la negoziazione degli strumenti finanziari dopo il Mot, che fa ben sperare anche per il prossimo appuntamento Btp-Day fissato per il12 Dicembre al quale potrebbero aderire anche altri istituti di credito inizialmente rimasti fuori dall’iniziativa che ha avuto un grosso successo fra i piccoli investitori. La dimensione media dei contratti eseguiti sul Mot nel corso della giornata è stata pari a 32.000 euro, dato nettamente inferiore alla dimensione media registrata a novembre che è stata di 39.500 euro, evidenziando la grande partecipazione degli investitori retail. Più nel dettaglio, il titolo più scambiato è stato l’amatissimo Bot, per la precisione quello al 31 maggio 2012 (247 milioni di euro), seguito dal Btp con scadenza agosto 2013 (4,25%, 137 milioni).

 

PER L’OCSE L’ITALIA STA PER ENTRARE IN RECESSIONE

Sullo sfondo però continuano a giungere notizie negative. Secondo le previsioni dell’Ocse, nel 2012 l’Italia tornerà in recessione, con il Pil in calo dello 0,5%, e lo farà insieme a Grecia, Portogallo e Ungheria. Lo scenario previsto dall’organizzazione parigina dei paesi maggiormente industrializzati è quindi a tinte fosche per l’Italia, chiamata ad aumentare la crescita per sostenere un debito che sembra fuori controllo e ad operare incisivi tagli sulla spesa pubblica. Dopo due anni di recupero (2010 e 2011), quindi, nel 2012 si tornerà a una situazione di recessione, come avvenne nel 2009, quando il Pil precipitò del 5,1%. A pesare – secondo l’Ocse – sarà in particolare la voce investimenti, mentre i consumi delle famiglie saranno piatti e quelli della pubblica amministrazione in calo. La disoccupazione, inoltre, nel 2013 salirà fino all’8,6%. Per tornare al segno più, nello scenario descritto dall’Ocse, bisognerà aspettare il 2013 (+0,5%), ma per uscire dal guado l’Italia dovrà ”adottare riforme strutturali” che favoriscano la crescita, da portare avanti insieme alla ”stretta di bilancio”, perchè questa non abbia effetti di contrazione indesiderati, anche considerando che con il calo del Pil la correzione del deficit sarà ancora più imponente. Il nuovo governo, insomma, non dovrà fare come il precedente, che secondo l’Ocse è stato ”esitante” e ha contribuito al deterioramento della fiducia.

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Argomenti: Nuove emissioni, collocamenti

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