Asta Btp a 10 anni, rendimento sotto il 4%

Accoglienza positiva dei mercati per la formazione del nuovo governo Letta. Il Tesoro ha assegnato 6 miliardi di euro titoli di stato con rendimenti che non si vedevano dall’ottobre 2010, nonostante Moody’s

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Accoglienza positiva dei mercati per la formazione del nuovo governo Letta. Il Tesoro ha assegnato 6 miliardi di euro titoli di stato con rendimenti che non si vedevano dall’ottobre 2010, nonostante Moody’s

Il rendimento del Btp decennale torna sotto il 4%. Non accadeva dal lontano 2010 e l’asta odierna indetta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, a chiusura della tornata di collocamenti del mese di aprile, lo ha confermato. In quinta tranche sono infatti stati assegnati tutti i 3 miliardi di euro previsti alla vigilia del collocamento del Btp 4.50% 1 Maggio 2023 (IT0004898034)con un tasso finale lordo pari a 3,97%, decisamente inferiore alla precedente assegnazione (4,66%). La scorsa settimana lo spread Btp/Bund a dieci anni si era stretto fino a 265 punti base, minimo da 14 febbraio scorso, mentre il tasso del decennale era sceso fino al 3,91%, minimo da due anni e mezzo. Sul mercato sono andati anche 3 miliardi di euro del Btp 3.50% 1 Giugno 2018 (IT0004907843) in terza tranche per un tasso lordo finale del 2,84%, anch’esso in ribasso rispetto alla precedente emissione dello scorso mese di marzo (3,65%), con buona accoglienza da parte di investitori italiani e stranieri.

 

Titoli di Stato italiani ben comprati in attesa del taglio dei tassi della Bce

 

btp

L’operazione di collocamento è stata seguita con particolare attenzione dagli investitori internazionali, soprattutto all’indomani dell’entrata in carica del nuovo governo guidato da Enrico Letta, che pone fine a uno stallo politico di oltre due mesi con lo spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi che si stringe ora a 277 punti base dai 286 punti base del finale di seduta di venerdì (Nasce il governo Letta. Adesso giù le tasse).

Il mercato, oltretutto, non ha minimamente considerato le previsioni allarmistiche divulgate sabato dall’agenzia di rating Moody’s sul debito italiano tramite le quali evidentemente qualche grosso investitore internazionale non ha ancora rinunciato a speculare sulle sorti del Bel Paese (Moody’s conferma il rating sull’Italia, ma la ripresa resta un miraggio).

Ad incidere sul rialzo dei prezzi dei titoli di stato italiani, però, sono anche le aspettative di un taglio dei tassi della Banca centrale europea a cui va aggiunta l’entrata in carica del nuovo governo, che ha posto fine all’incertezza del quadro politico. “E’ un passo nella giusta direzione” – dice un trader – parlando del nuovo esecutivo italiano, frutto di un accordo tra Pd, Pdl e Scelta Civica, che ha permesso di sbloccare l’esito inconcludente delle elezioni di fine febbraio, che non ha dato a nessuna coalizione la maggioranza necessaria per formare un esecutivo.

 

Moody’s, non è escluso che l’Italia possa chiedere aiuti alla Bce

E già gli analisti americani cominciano a correggere il tiro sull’Italia dopo la formazione del nuovo governo e il risultato dell’asta odierna. Secondo quanto riferito poche ore fa da un funzionario, Moody’s verificherà la “capacità del nuovo governo italiano di perseguire le riforme”. Per il Belpaese – continua la stessa fonte – “la situazione rimane difficile” e “non è ancora possibile escludere la possibilità che l’Italia possa chiedere aiuti alla Bce in futuro”. Cosa peraltro abbastanza remota – secondo l’ex ministro dell’Economia Vittorio Grilli – poiché i conti dell’Italia, nonostante le difficoltà economiche, sono adesso in equilibrio con prospettive di raggiungere il pareggio di bilancio entro l’anno con l’Italia che sta per uscire dalla procedura di infrazione aperta da Bruxelles per deficit eccessivo.

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