Asta Btp 2014: rendimenti in calo

Collocati Btp a tre anni con rendimenti al 4,8%, rispetto al 5,6% precedente. Scende lo spread, ma la parte lunga della curva dei rendimenti soffre ancora. Debole la domanda da parte degli investitori

di , pubblicato il
Collocati Btp a tre anni con rendimenti al 4,8%, rispetto al 5,6% precedente. Scende lo spread, ma la parte lunga della curva dei rendimenti soffre ancora. Debole la domanda da parte degli investitori

Dopo l’esito positivo dell’asta Bot di ieri che ha visto dimezzarsi i rendimenti sulla scadenza a 1 anno, anche i nuovi Btp offerti in mattinata dal Tesoro hanno fatto registrare il tutto esaurito con rendimenti in ribasso.

 

Asta Btp 3 anni: risultati 

 

Nel dettaglio, il Tesoro ha offerto un Btp triennale con scadenza novembre 2014 per 3 miliardi con rendimento lordo finale del 4,83%, contro il 5,62% precedente, e due titoli fuori corso d’emissione: il Btp luglio 2014 per 750 milioni e rendimento del 4,25% e l’agosto 2018 per un ammontare di un miliardo tondo con rendimento del 5,75%. Molto indicativo l’esito di quest’ultima emissione che fa capire come allontanandosi dalle scadenze brevi, aumenti l’incertezza e il rischio. Il rendimento finale del Btp 2018 è stato infatti superiore a quello dell’sta precedente (5,68%) e la domanda molto debole, appena 1,18 volte l’importo offerto in asta. Del resto, se i rifinanziamenti a breve scadenza sono stati assicurati dalla liquidità della BCE, quelli a lunga scadenza restano in tensione perché maggiormente dipendenti dalle prospettive economiche e di crescita dell’Italia che al momento il mercato non riesce a percepire positivamente. (Tesoro: assegnati Btp triennali per 3 mld di euro, rendimento in calo)

A sostenere la domanda degli investitori, dunque, oltre al finanziamento da 489 miliardi messo in atto dalla Banca Centrale Europea lo scorso mese di dicembre, c’è anche il clima psicologico (sentiment) che sembra incoraggiare la parte breve della curva dei rendimenti, commenta un operatore di Intesa San Paolo. Ne è testimone lo spread Btp bund, sceso a 475 punti base, ma anche il fatto non secondario che, fra i paesi dell’eurozona in difficoltà, la Spagna sembra riuscire a gestire meglio del previsto il rifinanziamento dei propri titoli di stato.

L’appuntamento più importante, tuttavia, sarà quello di fine mese, quando il Tesoro collocherà sul mercato i Btp decennali, quelli che gli osservatori di tutto il mondo monitorano per saggiare lo stato di salute dell’economia italiana. Un passaggio delicato che potrebbe cadere a ridosso di un probabile taglio del rating italiano da parte di Fitch, la terza agenzia internazionale di rating che prima d’ora non aveva ancora rivisto al ribasso il merito creditizio del nostro paese.

 

In arrivo altri soldi dalla Banca Centrale

 

Btp 1 Aprile 2014 3%

Ad aiutare i mercati c’è stata anche la decisione della BCE di lasciare invariati i tassi d’interesse. Il Consiglio direttivo dell’Istituto di Francoforte, presieduto da Mario Draghi, ha deciso ieri di mantenere invariato all’1% il tasso di riferimento principale di Eurolandia. La decisione era attesa dal mercato. La Bce ha quindi lasciato inalterato anche il tasso marginale all’1,75% e quello sui depositi allo allo 0,25%. “I mercati stanno apprezzando quanto sta accadendo in Italia – ha affermato il presidente della Bce – ma sul fronte delle liberalizzazioni su cui punta il nuovo esecutivo di Mario Monti, è importante creare nuovi posti di lavoro, visto che la disoccupazione è ancora molto alta” (Tassi Bce 2012 fermi all’1%). Draghi ha comunque rassicurato i mercati sul fronte degli aiuti alle banche e ha ricordato che “una nuova iniezione di liquidità attraverso lo strumento del Long Term Refinancing Operation (LTRE) arriverà sui mercati il prossimo mese di febbraio. Le forniture di liquidità e le modalità di assegnazione delle operazioni di rifinanziamento continueranno a supportare le banche dell’area euro e a finanziare l’economia reale”.

 

Mercati più tranquilli in attesa delle imminenti elezioni in Francia

 

Ma forse quello che più sta frenando la speculazione sui mercati in questo momento sono le elezioni presidenziali francesi. L’appuntamento è per il 22 aprile, quindi fra poco più di tre mesi, e la vittoria di Sarkozy non è per niente scontata nel mezzo del marasma finanziario che sta coinvolgendo le banche francesi, più di quelle italiane (si pensi al caso Dexia), al punto di essere disposto addirittura a legalizzare i matrimoni gay come colpo di coda della sua campagna elettorale.

Ma al di là di questo aspetto politico – commenta Richard Allemandine di SocGen – quello che è necessario osservare è che la Francia è la seconda economia più importante dell’area euro e sulla quale non ci si può permettere di scivolare alla vigilia di un importante appuntamento elettorale come questo. Anche la Francia ha problemi di spread coi bund tedeschi e di crescita economica vicina allo zero – prosegue l’analista – e le banche, come in altri paesi, sono costrette a sostenere il rinnovo dei titoli di stato francesi usando i prestiti della BCE. I rendimenti a lungo termine francesi viaggiano abbondantemente sopra il 3,5% con una questione greca (nuovi aiuti per 130 miliardi di euro ) che dovrà essere risolta proprio in coincidenza con la scadenza del mandato elettorale di Sarkozy. E’ quindi del tutto evidente che l’epicentro delle tensioni finanziarie e speculative in questo momento passa più da Parigi che non dall’Italia, la quale ha già messo in sicurezza il bilancio nel breve termine e sta attuando grandi riforme strutturali a favore della crescita.

Argomenti: