Asta Bot: tonfo dei rendimenti. Conviene ancora?

Neanche mezzo punto percentuale per i buoni a tre mesi, mentre i titoli annuali rendono il 2,39% lordo. Si mantiene sopra i 300 punti lo spread dopo che l’Istat ha confermato che l’Italia è in recessione tecnica

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Neanche mezzo punto percentuale per i buoni a tre mesi, mentre i titoli annuali rendono il 2,39% lordo. Si mantiene sopra i 300 punti lo spread dopo che l’Istat ha confermato che l’Italia è in recessione tecnica

Prosegue il momento positivo per il collocamento dei Bot da parte dello Stato. Il Tesoro ha emesso oggi altri 12 miliardi di titoli a breve termine a tassi in forte flessione al punto molti risparmiatori stanno cominciando a domandarsi se conviene ancora investire in questi strumenti a breve termine oppure no. Nel dettaglio, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha collocato in mattinata 8,5 miliardi di euro di Bot a 3 mesi a un tasso di rendimento lordo dello 0,439% (1,735% nella precedente asta) e 3,5 miliardi di Bot a 12 mesi al 2,39% (2,23% nell’asta precedente). Da notare, infatti, che la domanda per i Bot a tre mesi si è indebolita notevolmente rispetto ai precedenti collocamenti (bid to cover a 2,23, contro lo 3,05 dell’asta precedente), mentre si è rafforzata leggermente per i Bot a un anno (bid to cover a 1,38 contro 1,09 dell’asta precedente). Per gli investitori istituzionali – commentano gli operatori milanesi di Unciredit, si tratta di un chiaro segnale di stabilizzazione del mercato dei titoli di stato italiani nella parte breve della curva in relazione soprattutto alla politica adottata dalla BCE di mantenere il tasso ufficiale di sconto fermo all’1%. In tal modo, se da una parte il Tesoro riesce a rifinanziarsi a costi ridotti con scadenze brevi (al 29 febbraio 2012 la circolazione dei Bot era pari a 157.823,066 milioni di euro), dall’altro permangono incertezze sulla parte lunga della curva, dove i rendimenti dei titoli di stato italiani sono ancora elevati rispetto a quelli tedeschi presi a riferimento. Indicativa sarà quindi l’asta per 5 miliardi di euro di Btp a 3 anni in programma per domani.

 

 

Spread Btp Bund ancora sopra i 300 punti

 

Andamento dello spread a un anno

Da un lato l’Europa si sta leccando le ferite causate dal disastro dal debito pubblico greco, addolcito dalla pillola dello swap imposto dalla troika ad Atene, giusto per dare in pasto all’opinione pubblica qualcosa che non assomigliasse proprio a una catastrofe finanziaria, dall’altro i problemi dell’eurozona appaiono tutt’altro che risolti.

(Default Grecia: i CDS fanno tremare i mercati).  Sui conti statali aggregati pesa ancora una spesa pubblica fuori controllo a fronte di un tasso di disoccupazione troppo elevato e che in Spagna supera allegramente il 20%, oltre a un rapporto debito pil che per l’Italia è da troppo tempo al 120%, impossibile da sostenere con una crescita economica negativa (vedi sotto i dati Istat di ieri) senza ricorrere a drastici tagli dello stock debitorio accumulato. La magia dell’alchimista Draghi alla presidenza della BCE che d’incanto ha prestato un trilione di euro alle banche del vecchio continente al tasso dell’1% con lo scopo di rilanciare l’economia, in realtà si è rilevata una ciambella di salvataggio per le banche per evitarne la nazionalizzazione alla vigilia delle importanti elezioni presidenziali francesi. (Ltro Bce: saldi alle banche, chi nè beneficierà?). 

Di fatto le banche, soprattutto quelle italiane (che si dichiarano solide) hanno utilizzato questi soldi per mettere a posto i loro bilanci riacquistando debito subordinato nel rispetto delle stringenti regole imposte dall’Eba e per sostenere il rinnovo delle emissioni governative, ma non certo per andare incontro ai bisogni delle piccole e medie imprese che, quando non falliscono, preferiscono emigrare verso altri lidi per i propri affari, dove si pagano meno tasse, il fisco è meno soffocante e lo Stato non butta soldi per TAV o F-35 americani.

 

L’Istat conferma che l’Italia è in recessione tecnica e va peggio degli altri stati

 

Peggio di noi ha fatto solo la Grecia (-7,5%) nel 2011. Gli altri paesi dell’eurozona hanno registrato una contrazione del prodotto interno lordo inferiore a quello dell’Italia, massacrata soprattutto dall’aumento selvaggio della pressione fiscale che – secondo uno studio di Intesa San Paolo – ha portato i consumi delle famiglie indietro di 30 anni (vedi grafico a lato), in un contesto economico ingessato da una burocrazia elefantesca e dal continuo proliferare di leggi e regolamenti soffocanti per le imprese.

Lo si apprende dal comunicato diffuso ieri dall’Istat il quale conferma che il prodotto interno lordo dell’Italia nel quarto trimestre 2011 è diminuito dello 0,7% sul trimestre precedente e dello 0,4% su base annua. L’Italia è dunque in recessione tecnica, poiché il Pil è risultato in calo per il secondo trimestre consecutivo e in termini di crescita ha fatto peggio nel quarto trimestre rispetto alla media registrata dall’euro zona. (Recessione Italia – Grazie professore per averci tolto il pane). 

Secondo i dati dell’Istituto di Statistica, infatti, nel complesso il Pil dei paesi dell’area Euro è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente ed è salito dello 0,7% su base annua. Nella Penisola, invece, il dato congiunturale è stato pari al -0,7% e quello tendenziale a -0,4%. Guardando ai singoli Paesi, nel quarto trimestre, il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,7% negli Stati Uniti e dello 0,2% in Francia, mentre è diminuito dello 0,2% in Germania e nel Regno Unito e dello 0,6% in Giappone

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