Asta Bot a 6 mesi, tassi a 0,54%. Allarme Corte dei Conti sul gettito fiscale

Assegnati 8 miliardi di titoli semestrali con rendimenti vicini ai minimi dall’introduzione dell’euro. Sentiment positivo anche per le aste Btp di domani, ma per la Corte dei Conti è ancora presto per abbassare le tasse

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Assegnati 8 miliardi di titoli semestrali con rendimenti vicini ai minimi dall’introduzione dell’euro. Sentiment positivo anche per le aste Btp di domani, ma per la Corte dei Conti è ancora presto per abbassare le tasse

Dopo aver fatto il pieno con i CTZ e i BTP€i, oggi il Tesoro ha venduto Bot a 6 mesi. In asta sono andati titoli per 8 miliardi di euro con maturazione a 182 giorni e scadenza 29 novembre 2013 (IT0004920085), in sostituzione di 8,625 miliardi di prossima scadenza. E, come ampiamente scontato dal mercato, i  tassi sono rimasti vicino al minimo storico attestandosi a 0,538%, in leggero rialzo rispetto alla precedente asta (0,503%), complice il ritrovato ottimismo da parte degli investitori istituzionali verso il debito pubblico italiano. Solo un anno e mezzo fa i Bot semestrali rendevano il 6,50%, ora siamo scesi quasi a zero. Alla data del 14 maggio 2013 risultano in circolazione Bot pari a 162,87 miliardi di euro, di cui 3 miliardi di Bot flessibili, 3 miliardi Bot a 3 mesi, 55,96 miliardi a 6 mesi e 100,91 mld a 12 mesi. E gli istituti di credito continuano ad acquistare debito pubblico grazie alla liquidità fornita dalla Bce. Secondo la Banca d’Italia, circa il 60% dei titoli di debito pubblico nazionale sono in mano agli italiani, di cui il 46% in mano alle banche e il restante 14% in mano a famiglie di risparmiatori. Percentuale che è andata incrementandosi rispetto a due anni fa quando la speculazione faceva temere il peggio per la tenuta delle finanze pubbliche.

 

Btp decennale al 4% in attesa dell’importante asta di domani

 

TESORO

Ma la vera prova per saggiare lo stato di salute del mercato obbligazionario dei titoli tricolori sarà domani. Il Tesoro offrirà infatti più di 5,5 miliardi di Btp a 5 e 10 anni in un contesto in cui l’Ue si appresta a chiudere nei confronti di Roma la procedura d’infrazione per deficit eccessivo che libererà una decina di miliardi di euro per il prossimo anno. Ma soprattutto calerà il controllo sistematico di Bruxelles sulla spesa pubblica italiana. Il rendimento del Btp decennale si sta attestando infatti intorno al 4% dopo che il mercato italiano ha archiviato positivamente le prime due giornate d’aste di fine mese, con i collocamenti di Ctz, indicizzati e Bot. “È stata una buona giornata per il mercato – commenta un trader – c’è stata un po’ più di cautela per via delle aste, ma si sono visti buoni flussi sulla parte breve della curva che costituiscono valido presupposto per un buon risultato nell’asta Btp 2018 e Btp 2023 di domani”.

 

Corte dei Conti, in cinque anni, persi 230 miliardi di Pil

 

Copertura-e-esiti-incerti.-La-Corte-dei-Conti-boccia-la-riforma-fiscale

“In Italia, nel periodo 2009-2013, la mancata crescita nominale del Pil ha superato i 230 miliardi”. Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, durante la presentazione del Rapporto 2013 sul coordinamento della finanza pubblica. Per la magistratura contabile si tratta di un dato sintetico che fornisce un’immediata percezione delle difficoltà di gestione del bilancio pubblico mentre l’economia non cresce più. Colpa della crisi, certamente, ma la perdita permanente di Pil, nell’arco degli ultimi  cinque anni, “si è tradotto in una caduta del gettito fiscale superiore alle attese di quasi 90 miliardi”, ha precisato Giampaolino, contabilizzando la voragine che ne è derivata per i conti pubblici. “Il passaggio alla nuova legislatura sembra proporre un primo tentativo di operare in discontinuità da una politica di bilancio che, a partire dall’estate 2011, ha dovuto fare affidamento su consistenti aumenti di imposte, nonostante le condizioni di profonda recessione in cui versava l’economia italiana. La riduzione della pressione fiscale è un obiettivo non facile da coniugare con il rispetto degli obiettivi europei – dice Giampaolino -. Invece di più immediata percorribilità potrebbe rivelarsi una scelta volta ad aumentare l’equità distributiva del prelievo”. Tradotto, per la Corte dei Conti è ancora troppo presto per abbassare le tasse.

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Argomenti: Nuove emissioni, collocamenti, Titoli di Stato Italiani

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