Asta Bot 6 mesi: rendimenti volano al 3,5%

Sale ancora il costo per rifinanziare il debito pubblico italiano. Collocati 8,5 miliardi di buoni ordinari del tesoro al record raggiunto nel 2008

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Sale ancora il costo per rifinanziare il debito pubblico italiano. Collocati 8,5 miliardi di buoni ordinari del tesoro al record raggiunto nel 2008

Asta Tesoro colloca 8,5 mld di Bot a 6 mesi a un rendimento del 3,535% -Aumentano ancora le tensioni sui titoli pubblici italiani. Il giorno in cui il Presidente del Consiglio è a Bruxelles per illustrare ai partner europei i contenuti delle misure anticrisi che l’Italia dovrà adottare per contenere una spesa pubblica difficilmente controllabile in futuro, il Tesoro ha collocato sul mercato 8,5 miliardi di Bot a sei mesi al tasso del 3,535%, in forte rialzo dal 3,071% dell’asta di settembre. La risposta dei mercati è stata quindi gelida e forse anche un po’ preoccupante se si considera che la domanda degli investitori professionali è stata di 2 volte l’importo offerto, un quantitativo inferiore alle richieste del mese scorso e indicativo della riluttanza degli investitori verso i titoli di stato italiani. Più richiesti, ad esempio, i bonos spagnoli che  non godono certo di maggior salute rispetto ai titoli italiani. Dal Tesoro sono stati collocati anche due miliardi di Ctz con scadenza nel 2013 e con un rendimento del 4,628%, anche questo in salita rispetto alla precedente asta pubblica di settembre.

Titoli di stato italiani: è allarme rosso

Restano quindi sotto pressione i titoli italiani sul mercato secondario con lo spread Btp Bund tedesco che si è allargato sopra i 390 punti base portando il rendimento del Btp decennale al 5,98%. Il differenziale tra come viene percepito il rischio paese italiano e quello tedesco, si sa, produce costi limitati nell’immediato, ma se questi valori dovessero persistere – come ha osservato la Banca d’Italia – ne deriverebbero oneri ingenti per i conti pubblici già a partire dal 2012 con conseguente aumento di oneri per le casse pubbliche nazionali, costrette a pagare più interessi agli investitori.

Considerando che oltre l’83% del debito pubblico è formato da titoli di stato, il livello dei tassi di interesse è da tenere sotto stretta osservazione poiché se il rendimento delle nuove emissioni dovesse stabilizzarsi intorno al 6% (riferito al Btp decennale), l’impatto sullo stock totale sarebbe di 19 miliardi di euro in più all’anno in spese per interessi.

Banche da ricapitalizzare

E si renderebbe sempre più dura anche la vita delle banche che hanno in pancia i titoli pubblici italiani. A tal fine è da considerare allarmante il fatto che la UE abbia recentemente impresso un’accelerazione alla ricapitalizzazione delle banche più esposte ai debiti dei paesi europei periferici e dell’Italia.

Aumento capitale Unicredit certo ma anche Intesa Sanpaolo dovrà tornare a chiedere soldi?

Unicredit, ad esempio, dovrà ricapitalizzare per 7-8 miliardi di euro, ma anche Intesa San Paolo, Banca Mps e Banco Popolare dovranno tornare a chiedere soldi ai soci per svariati miliardi per evitare di crollare sotto il peso del debito pubblico italiano che il prossimo anno dovrà essere rifinanziato per circa 250 miliardi. Tutto questo in un clima politico in cui la sfiducia nelle capacità di crescita di un paese privo di una politica economica definita e coraggiosa sta rendendo ancora più difficile la prova di sopravvivenza del paese stesso in cui le storture economiche del passato non sono mai state corrette, ma anzi esasperate con l’avallo di una classe politica e sindacale attenta a preservare i propri interessi e non a quelli dei cittadini e dei lavoratori.

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