Argentina torna ad emettere bond in euro. Caratteristiche

Collocati nuovi bond Argentina per 2,75 miliardi di euro in tre tranches: scadenza 2023 (XS1715303340) , 2028 (XS1715303779) e 2047 (XS1715535123)

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Collocati nuovi bond Argentina per 2,75 miliardi di euro in tre tranches: scadenza 2023 (XS1715303340) , 2028 (XS1715303779) e 2047 (XS1715535123)

L’Argentina è tornata con successo ad emettere bond in euro. Quindi, non solo bond in dollari, come avvenuto finora dopo la riapertura del Paese verso i mercati internazionali, ma anche titoli denominati nella valuta continentale a conferma dell’interesse degli investitori europei verso il paese sudamericano.

L’ Argentina ha collocato la scorsa settimana presso investitori istituzionali obbligazioni statali per 2,75 miliardi di euro. Gli ordini complessivi giunti da tutto il mondo hanno superato quota 4 miliardi di euro. Approfittando dei bassi tassi d’interesse del mercato e del miglioramento del quadro economico e finanziario del Paese, Buenos Aires ha venduto titoli a varie scadenze offrendo rendimenti tendenzialmente più bassi del solito.

 

L’obbligazione con scadenza 15 gennaio 2023 è stata collocata per 750 milioni, a fronte di una cedola annuale a tasso fisso del 3,375% (codice ISIN XS1715303340). L’obbligazione con scadenza 15 gennaio 2028, invece, è stata venduta per 1 miliardo, a fronte di un coupon annuale a tasso fisso del 5,25% (codice ISIN XS1715303779). Il bond, infine, con scadenza a trent’anni, 6,25% novembre 2047, è stato sottoscritto per 750 milioni e corrisponde una cedola annuale del 6,25% appunto (codice ISIN XS1715535123). Tutti e tre i titoli sono stati quotati presso la borsa del Lussemburgo e sono negoziabili per importi minimi di 100.000 euro con multipli aggiuntivi di 1.000.

Argentina, il quadro macro economico

 

Stanno iniziando a produrre effetti positivi, in termini di uscita dalla “stagflazione”, le misure prese dal Governo Macri per “normalizzare l’economia” dagli squilibri macroeconomici ereditati dal Governo di Cristina Kirchner.

Le stime OCSE prevedono, già per l’anno in corso, una crescita del PIL attorno al 2.5%. La stessa sarebbe frutto delle riforme del Governo, della ritrovata credibilità internazionale, dell’apertura del mercato interno e della progressiva creazione di un ambiente favorevole agli investimenti.  Si è trattato quindi per l’Esecutivo di conciliare una politica monetaria restrittiva con una politica di bilancio rigorosa, ma che tenesse conto della impossibilità, almeno nel breve periodo, di contrarre ulteriormente la spesa pubblica, soprattutto, per la parte destinata a sussidi e pensioni.

Tale “compromesso” da un lato ha prodotto una crescita meno rapida ma piu’ sostenibile e dall’altro ha costretto il Governo a rivedere al ribasso gli obiettivi di riduzione del deficit che, come noto, prevedevano un progressivo avvicinamento al pareggio nel 2019. Nel 2017, secondo le stime OCSE, il deficit pubblico dovrebbe attestarsi al -4,2% del PIL e diminuire a -2,3% del PIL nel 2019. Nei primi 3 mesi dell’anno in corso i conti pubblici hanno segnato un miglioramento inferiore alle previsioni in quanto l’aumento del 41.2% delle entrate primarie e’ stato assorbito dall’incremento del 35% della spesa pubblica. Le entrate hanno continuato a beneficiare dell’effetto “scudo fiscale” (1.5 miliardi di Euro nei primi 3 mesi del 2017). La spesa pubblica ha beneficiato della riduzione dei sussidi all’energia (-21.7%), ma ha dovuto fare i conti con gli aumenti di quelli relativi al settore dei trasporti e della sicurezza sociale (+42.6%), necessari a coprire l’andamento dell’inflazione e a contenere il peso dell’aumento dei prezzi per le famiglie, soprattutto quelle di basso reddito.

L’attività economica su base annuale risulta cresciuta rispetto al marzo 2016 dell’1.9% grazie ai settori di agroindustria, trasporti e costruzioni. L’agroindustria (+4.6%), in particolare ha beneficiato della riduzione delle imposte alle esportazioni sui prodotti agricoli. Nell’aprile 2017 le esportazioni argentine risultano aumentate complessivamente dell’1.7%, rispetto allo stesso mese del 2016. A fronte di una certa vitalità economica sopra descritta, la produzione industriale fatica a riprendersi dalla crisi, soprattutto per la debolezza dei consumi interni. Stando ai dati INDEC, nei primi tre mesi del 2017, sarebbe cresciuta solo l’industria automotive (+3.7%), mentre continuerebbero a “soffrire” i settori tradizionali della raffinazione di petrolio (-4.4.%) e della metalmeccanica (-1.7%). Risulta in continua caduta l’industria tessile (-17.2%).

Inflazione. La Banca Centrale Argentina (BCRA) sta attuando una politica di “inflation targeting” al 17% e parallelamente sta ricostituendo il livello delle riserve ufficiali dall’attuale 10% circa del PIL al 15%. Gli obiettivi del 12-17% di inflazione per il 2017 e del 8-12% per il 2018, appaiono oltremodo ambiziosi. Tuttavia vi sono segnali positivi di tendenza al ribasso: fonti INDEC indicano +2.6% ad aprile e +1.5% a maggio, il che significherebbe in proiezione una inflazione del 21% su base annuale nel 2017 (a fine 2016 l’inflazione era del 41%).  La politica monetaria restrittiva, ovvero la restrizione della base monetaria, la politica fiscale restrittiva e il ricorso al finanziamento del deficit pubblico stanno spingendo verso l’alto il tasso di cambio. Il Peso, stando ai dati INDEC si sarebbe apprezzato di oltre il 15% in termini reali nell’ultimo anno. Cio’ ha permesso di ridurre almeno in parte la spinta al rialzo dell’inflazione.

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Argomenti: Nuove emissioni, collocamenti, Bond Argentina

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