Argentina pronta a trattare sui tango bond con i fondi avvoltoi

Si avvia verso un compromesso la causa che vede contrapposti i fondi avvoltoi a Buenos Aires. La Corte d’Appello di New York ha chiesto alla Kirchner di formalizzare una proposta transitoria per non penalizzare gli obbligazionisti

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Si avvia verso un compromesso la causa che vede contrapposti i fondi avvoltoi a Buenos Aires. La Corte d’Appello di New York ha chiesto alla Kirchner di formalizzare una proposta transitoria per non penalizzare gli obbligazionisti

L’Argentina torna sotto i riflettori degli investitori. Oggi più di ieri. Non solo per l’esito del recente referendum sulle isole Malvinas o per l’elezione del nuovo Papa Jeorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, ma anche per le vicende giudiziarie che vedono da anni contrapposti alcuni fondi d’investimento americani al paese di Cristina Kirchner. Come noto, un giudice di New York, quattro mesi fa, aveva stabilito che Buenos Aires avrebbe dovuto risarcire per intero i possessori di bond che non accettarono la ristrutturazione successiva al default del 2001 obbligando il Tesoro a mettere a disposizione 1,3 miliardi di dollari ai fondi che avevano fatto causa, di cui Nml Capital è il ricorrente che avanza le pretese più consistenti. Lo stato argentino ha proposto appello contro la decisione del giudice Thomas Griesa ritenendo di non dovere ai così detti “fondi avvoltoi” nulla di più di quanto già offerto al 93% degli obbligazionisti con i concambi del 2005 e del 2010 (Obbligazioni Argentina a rischio default ? Un altro giro di tango per speculare un pò

 

Crisi Argentina: titoli di stato in tensione in attesa della sentenza della Corte di New York

 

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Nel frattempo, le obbligazioni del paese sudamericano e delle province sono tornate in tensione nel timore di un nuovo ripudio del debito da parte della Kirchner. Il costo delle assicurazioni sul debito sovrano argentino è esploso (Cds a 2.940) per le paure degli investitori di una ormai prossima bancarotta. Il costo per assicurare 10 milioni di debito sovrano argentino per un anno è cresciuto a 6,6 milioni di dollari, mentre il prezzo dei bond argentini in scadenza nel 2017 è sceso a 71 centesimi. Del resto, come dichiarato dagli avvocati argentini, il governo di Buenos Aires preferirebbe fare default piuttosto che pagare i creditori che non hanno accettato i termini della ristrutturazione del debito effettuata nel 2002.

Per cui, si sa già che se la Corte d’Appello di New York confermerà al sentenza, l’Argentina non la rispetterà, non per mancanza di soldi, ma per un preciso principio di giustizia ed equità.

 

Ristrutturazione debito Argentina: i giudici chiedono di formulare una proposta

 

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Questo non significa che l’Argentina non continuerà a onorare i propri debiti, cioè gli interessi sulle obbligazioni in corso – come ha ribadito il vice presidente della Repubblica Amado Boudou – ma sarà un po’ più complicato farlo nell’immediato. Una sentenza negativa metterebbe il paese sudamericano davanti ad un bivio: pagare 1,3 miliardi di dollari agli hedge funds NML Capital e Aurelius Capital Management oppure no e fare default. Contestualmente il Tesoro dovrà, però, rivedere i contratti per i pagamenti degli interessi sulle obbligazioni con un agente pagatore diverso da Bank of New York Mellon che potrebbe essere chiamato in causa confiscando eventualmente, per conto dei fondi d’investimento, somme di denaro che dovessero transitare sui conti. Una procedura lunga, tortuosa e anche onerosa che oltretutto potrebbe avere risvolti politici e sul piano diplomatico fra Usa e Argentina. Non a caso il presidente Barack Obama ha recentemente auspicato che si trovi una soluzione che non comprometta i rapporti fra i due paesi. Una dichiarazione a cui ha fatto seguito la richiesta della Corte d’Appello di New York all’Argentina affinché formuli entro il 29 marzo un proposta dettagliata in subordine che preveda – come detto dalla Kirchner – un rimborso simile a quello offerto agli precedenti creditori. Benché i fondi abbiano già ribadito di puntare a un risarcimento del 100% del valore nominale dei titoli di stato – secondo il Wall Street Journal – c’è da credere che l’orientamento della Corte d’Appello di New York sia quello di obbligare l’Argentina a fare una terza ristrutturazione nei confronti dei fondi creditori che hanno fatto causa.

 

Default Argentina: i fondi avvoltoi hanno già speculato molto sulle disgrazie di Buenos Aires 

Rumors di questi giorni riferiscono inoltre che i fondi avrebbero acquistato molte obbligazioni argentine successivamente al default a prezzi mediamente inferiori a quelli di un eventuale recovery del 2005 e 2010 che aveva previsto un taglio del 70% del valore nominale. Non solo, c’è chi ipotizza che abbiano anche speculato sul rialzo dei Cds confidando su notizie allarmistiche di un prossimo default dell’Argentina. Per cui, la loro partita, i fondi, potrebbero averla già vinta e, comunque vada a finire, tutto quello che arriverà dalla decisione della Corte d’Appello sarà un di più. Resta solo da definire sul piano della giustizia quale sia la decisione migliore, se una condanna dell’Argentina che spalancherebbe le porte a un’ondata di cause da parte dei vecchi creditori per disparità di trattamento creando uno scompiglio generale di dimensioni internazionali oppure  una soluzione transitoria che preveda un risarcimento al pari dei vecchi obbligazionisti. Il prossimo mese lo sapremo

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