Argentina, la svalutazione affonda i bond

La speculazione internazionale attacca i paesi emergenti. Tornano a salire i prezzi dei titoli di stato di Buenos Aires fra timori di default e necessità di nuovi aiuti internazionali

di Mirco Galbusera, pubblicato il
La speculazione internazionale attacca i paesi emergenti. Tornano a salire i prezzi dei titoli di stato di Buenos Aires fra timori di default e necessità di nuovi aiuti internazionali

L’Argentina torna a far tremare risparmiatori e investitori di mezzo mondo.  Buenos Aires ha infatti deciso una brusca svalutazione del peso, la valuta nazionale, che ha riportato sui mercati i timori di una crisi finanziaria nella seconda economia per importanza dell’America Latina. Il calo di oltre il 15% accusato dalla valuta argentina ha costretto la Banca Centrale a ritornare sul mercato per vendere dollari (100 milioni), limitando così il ribasso a 8 pesos per dollaro. Un brusco cambiamento di rotta dopo che dall’ottobre 2011 l’amministrazione della presidente Cristina Kirchner aveva razionato con parsimonia la quantità di dollari a disposizione di privati e imprese nel tentativo di proteggere le riserve valutarie del Paese. Si è trattato di un vero e proprio attacco speculativo in grande stile – commentano le autorità argentine – che ha coinvolto tutti i mercati emergenti nello stesso momento (Turchia, Russia, Venezuela, ecc.) e che non mancherà di far ricadere gli effetti sull’economia reale. L’inflazione in Argentina ha raggiunto il 25-30% secondo stime non ufficiali (11% per il governo), col rischio che possa aumentare ancora a causa della svalutazione.

 

Il FMI preme per tornare a prestare soldi all’Argentina

 

svalutazione

Difficile capire se il problema sia particolare dell’Argentina o più generale dei mercati emergenti.  Certo è che l’Argentina è tornata da qualche anno nell’occhio del ciclone della speculazione internazionale per le note vicende che vedono Buenos Aires contrapposta ad alcuni creditori di tango bond che non hanno accettato gli accordi di ristrutturazione proposti tra il 2005 e il 2010. E la stampa ci va a nozze. Tuttavia, a livello economico, la situazione adesso non è come nel 2003 quando le finanze del paese collassarono sotto il peso di un debito pubblico diventato insostenibile. Oggi l’Argentina ha un debito pubblico che supera di poco i 200 miliardi di dollari, in aumento da due anni a questa parte. E’ la prima volta, dall’inizio dell’era Kirchner, che si registra un incremento del debito in relazione al PIL e, nonostante la tendenza sia preoccupante per molti economisti, il debito e il PIL non hanno una relazione diretta. Mentre, infatti, nel 2003 raggiungeva il 138,7%, ovvero tutto ciò che si produceva in un anno non bastava a coprire le spese, oggi si attesta al 45%. Sta di fatto che, nonostante l’Argentina abbia cercato in tutti i modi di contenere la crescita del debito pubblico, seppur ridotto, e di proteggere le riserve valutarie (pesificazione, divieto di cambio col dollaro, ecc.), le disponibilità del Tesoro in dollari stanno cominciando a scendere, anche se non a livelli preoccupanti. In tre anni sono passate da 52 a circa 30 miliardi e il FMI (il braccio armato delle banche americane) non vede l’ora di tornare a prestare soldi alla Kirchner. L’attacco speculativo di questi giorni – secondo il quotidiano argentino La Naciòn – è quindi un messaggio intimidatorio e non casuale nei confronti del governo di Buenos Aires, che cerca di contrapporsi ai diktat della grande finanza internazionale. Il peso ha, infatti, cominciato a indebolirsi non appena la Kirchner ha attuato un ampio rimpasto, nominando uomini nuovi a capo del ministero dell’Economia e della Banca centrale il 18 novembre scorso.

 

Argentina, salgono i rendimenti dei bond 

 

argentina bond

Cosa succederà adesso? Si sa che la svalutazione è nemica dei risparmiatori e degli investitori e per chi investe in pesos argentini si tratta di un -18% da inizio anno. Lo sanno bene le aziende internazionali esportatrici presenti in Argentina che dalla moneta debole potranno trarre maggiori benefici. La svalutazione, tanto invocata dalla comunità finanziaria internazionale, ha infatti come principale effetto quello di rendere più appetibili e a buon mercato i prodotti destinati all’export (l’economia argentina è basata prevalentemente sulle esportazioni), ma al contempo mette in ginocchio i consumi interni facendo salire i prezzi e creando altra inflazione. Nel breve periodo ne beneficia anche lo Stato che non è più costretto a difendere a denti stretti il cambio col dollaro e le proprie riserve, dato che non vi sarà convenienza ad acquistarli. Ma sul lungo periodo, in assenza di riforme strutturali, l’Argentina tornerà a soffrire dovendo intaccare nuovamente le riserve del Tesoro. Come testimonia il rendimento del bond in dollari Argentina 8,75% 2017 (Isin XS0501195480) che ha superato il 17% lordo a scadenza. Deboli anche le scadenze più corte, come il bond Argentina 7% 2015 (Isin ARARGE03F144) che rende oltre l’11% a soli 20 mesi dalla maturazione. A rotoli pure le emissioni provinciali in dollari e pesos dopo che il governo ha proposto ai creditori l’allungamento delle scadenze per circa 3,1 miliardi di dollari in cambio di una remunerazione più alta. [fumettoforumright]Operazione che mette a nudo tutte le difficoltà finanziarie del paese, anche se le autorità ribadiscono che le obbligazioni internazionali saranno rispettate. C’è comunque da osservare che le quotazioni dei titoli di stato argentini erano risalite (vedi grafico) dopo le elezioni parlamentari dello scorso mese di ottobre che avevano indebolito il potere del presidente Kirchner, non vista di buon occhio dagli investitori internazionali. Ora i prezzi stanno tornando ai valori di 4 mesi fa e – secondo i gestori di JP Morgan –  non c’è alcun pericolo di default. La stessa banca d’affari americana, per esempio, ha accresciuto la quota di bond argentini nel suo portafoglio. Lo stesso ha fatto anche il fondo SW Asset Management e la Greylock Capital Management LLCC, che sovrintende a un portafoglio di 700 milioni di dollari, e ACP Securities cha avevano acquistato nuovo debito pubblico argentino lo scorso mese di settembre. Quel che è certo, però, è che i bond argentini non sono un investimento adatto al piccolo risparmiatore.

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Argomenti: Mercati Emergenti, Obbligazioni High Yield, Bond in dollari USA, Bond Argentina, Titoli di Stato Italiani