Argentina, il default può attendere

La Corte d’Appello USA ha dato più tempo a Buenos Aires per risarcire gli obbligazionisti, ma forse arriva un accordo. Figuraccia di Fitch che aveva dato per spacciato il paese sudamericano

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La Corte d’Appello USA ha dato più tempo a Buenos Aires per risarcire gli obbligazionisti, ma forse arriva un accordo. Figuraccia di Fitch che aveva dato per spacciato il paese sudamericano

L’Argentina ottiene giustizia. Temporaneamente. Il ricorso presentato da Buenos Aires contro la sentenza di secondo grado pronunciata dal giudice federale Thomas Griesa che, dando ragione ai detentori dei bonds che hanno respinto le due ristrutturazioni dell’indebitamento, obbligava l’Argentina a mettere a disposizione dei creditori 1,33 miliardi di dollari entro il 15 dicembre, è stato accolto. La corte d’appello di New York ha appena concesso più tempo all’Argentina per difendersi dall’obbligo imposto dal giudice, fino alla fine di Febbraio 2013, pertanto i pagamenti previsti per i prossimi mesi di Dicembre e Gennaio potranno essere regolarmente effettuati tramite la banca agente Bank of New York Mellon, tramite la quale vengono regolati quasi tutti i pagamenti e i rimborsi delle obbligazioni internazionali denominate in dollari. Il timore – come spiegano gli esperti –  era infatti che si venisse a creare una sorta di default tecnico qualora l’Argentina avesse ottemperato regolarmente ai pagamenti degli interessi sui propri bond, senza però mettere a disposizione la somma imposta dal giudice Griesa, poiché Bank of New York avrebbe potuto non eseguire la distribuzione degli interessi agli obbligazionisti per non incorrere nel mancato rispetto dell’obbligo imposto dalla Corte Federale. Ne sarebbe scaturito un incidente giuridico e finanziario a livello internazionale che avrebbe minato la stessa fiducia e credibilità della banca americana che – come riporta il Wall Street Journal – non era il caso si sollevasse, sia per questioni finanziarie (1,3 miliardi di dollari è una cifra relativamente piccola se paragonata ai volumi che mensilmente vengono trattati), sia per questioni politiche. Non fosse altro che l’Argentina ha sempre detto di essere adempiente (ha restituito in anticipo 15 miliardi di dollari al FMI) e di voler salvaguardare puntualmente gli interessi degli obbligazionisti che hanno accettato la ristrutturazione nel 2005 e nel 2010 (Obbligazioni Argentina a rischio default ? Un altro giro di tango per speculare un pò)

 

Default Argentina: la figuraccia degli analisti di Fitch

 

A rimetterci la faccia in questo gioco speculativo perverso basato unicamente sulla valenza di una sentenza e di un tecnicismo giuridico, è stata l’agenzia di rating Fitch. La terza società americana di valutazione di affidabilità dei crediti, solo 24 ore prima aveva dato un giudizio tranchant sull’Argentina, tagliando il rating di ben cinque livelli, da B a CC, e ponendo il debito sovrano sull’orlo del baratro. Fitch, notoriamente più morbida nel dare giudizi rispetto a S&P e Moody’s, aveva già sorpreso il mercato un mese fa abbassando di un punto il merito creditizio dell’Argentina sperando (invano) che le altre due sorelle l’avessero seguita. Una scommessa persa? Forse. Come osserva Federico Barroso, analista di Vontobel per il Sudamerica, con la sentenza del giudice Griesa si sono scatenate ondate speculative che ricordano non tanto da lontano quanto avvenuto in Grecia coi titoli di stato. Fondi sciacalli e hedge funds scommettono sul default di un paese acquistando Credit Default swap (CDS), contratti assicurativi che garantiscono ai possessori delle obbligazioni il rimborso integrale dei titoli qualora l’emittente andasse in default.

Il Cds misura quindi lo stato di salute di un emittente e l’Argentina è arrivata a 3.940 punti (l’Italia è a 248, per fare un esempio), il che, stando a questi valori, si tratterebbe di un paese sull’orlo del fallimento. Ma non è così. Quindi? E’ lecito pensare – prosegue Barroso – che alcuni fondi, fra cui non è da escludersi lo stesso NML Capital Ltd, in prima linea in causa contro l’Argentina per non aver aderito al piano di ristrutturazione del debito, abbiano speculato contro l’Argentina, in forza della sentenza del giudice Griesa. E anche gli analisti di Fitch potrebbero essersi accodati nella partita, visto che si sono mossi da soli con una tempistica perfetta.

 

Bond argentina, forse un accordo coi creditori

Questa ipotesi è suffragata da alcune tesi di non poco conto. La prima è infatti quella che l’Argentina ha i soldi per onorare i propri impegni finanziari, al di là delle difficoltà economiche e delle politiche interne poco corrette e trasparenti dovute al rallentamento dell’economia per i prossimi anni. La seconda è legata alla volontà dei creditori vincitori di trovare un accordo con Buenos Aires, anche perché il governo, nel rispetto di chi ha aderito allo swap nel 2005 e 2010, non ha intenzione di pagare per creare una disparità di trattamento mandando a monte la ristrutturazione del debito. Se l’Argentina, per assurdo, decidesse di accontentare chi ha tenuto duro per dieci anni e non ha mai accettato le ristrutturazioni, scatenerebbe l’ira della maggioranza di chi ha accettato. Uno scenario da incubo, complice la fallimentare giustizia americana che decidendo secondo i canoni del diritto internazionale, non tiene conto delle conseguenze per quello che succederebbe dopo. Fortuna che la Corte d’Appello ha dato più tempo a Buenos Aires, sia per trovare un accordo di massima coi creditori che, come hanno detto, si “accontenterebbero” anche di nuovi titoli obbligazionari, sia per presentare ricorso alla Corte Suprema contro la sentenza di Greisa.

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