Argentina, dieci anni dopo il default. Interessanti le nuove obbligazioni

Il paese sudamericano si avvicina alle elezioni presidenziali con un'economia in forte espansione. Dal default del 2001 il PIL è cresciuto dell'80% grazie al boom delle esportazioni. Crescono i salari, ma anche la disoccupazione e soprattutto l'inflazione reale che supera il 20%. Presto l'Argentina tornerà sul mercato dei capitali, intanto le obbligazioni di Buenos Aires potrebbero essere una scommessa vincente

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Il paese sudamericano si avvicina alle elezioni presidenziali con un'economia in forte espansione. Dal default del 2001 il PIL è cresciuto dell'80% grazie al boom delle esportazioni. Crescono i salari, ma anche la disoccupazione e soprattutto l'inflazione reale che supera il 20%. Presto l'Argentina tornerà sul mercato dei capitali, intanto le obbligazioni di Buenos Aires potrebbero essere una scommessa vincente

Si avvicinano le elezioni presidenziali  in Argentina. Cristina Fernandez de Kirchner, l’attuale presidente in carica, correrà nuovamente il prossimo 23 Ottobre per la Casa Rosada col vento in poppa dei sondaggi elettorali che la danno per favorita e con un’economia in forte crescita. A dieci anni dal default del paese sudamericano, la risposta dell’Argentina alla crisi è stata adeguata ed efficace grazie alla ripresa dei consumi interni e alle esportazioni. Il Pil è cresciuto dell’80% e per quest’anno gli economisti prevedono un’ulteriore incremento dell’8%, risultato che potrà essere replicato anche nel 2012 secondo le previsioni degli esperti, al punto che molti si chiedono quanto potrà durare ancora questa crescita stellare. E mentre molti investitori italiani si leccano ancora le ferite del default delle obbligazioni argentine nel 2001, le imprese italiane (e non solo) potenziano i loro investimenti nel paese sudamericano confidando in una crescita ancora duratura del mercato interno dopo le elezioni presidenziali. Vedi Telecom Italia, interessata ad allargare la propria partecipazione in Argentina e, più recentemente, Pirelli che ha annunciato di voler investire 300 milioni di euro nelle attività sudamericane di maggior crescita. Mentre la Cina ha già stanziato 1,5 miliardi di dollari da prestare al governo della Kirkner. Per cui, va da sé che se investono soldi le multinazionali e la Cina possono tornare a farlo tranquillamente anche gli investitori privati. Ma siamo sicuri che sia veramente così?

IL BOOM DELLE ESPORTAZIONI ARGENTINE – La forte crescita economica dell’ultimo decennio si è basata essenzialmente su un fattore: il boom delle esportazioni a prezzi scontati, data l’enorme svalutazione che ha subito il peso argentino dopo il default. Ma non solo. L’economia ha anche beneficiato dell’incremento dei prezzi delle materie prime, soprattutto in agricoltura, di cui l’Argentina è piena (il paese è oggi il più grande esportatore mondiale di olio di soia, e il terzo maggiore esportatore di semi di soia) permettendo così allo Stato di accumulare consistenti riserve di liquidità.

A ciò va aggiunto lo sviluppo della filiera agro-alimentare che è sempre stata un settore produttivo di importanza storica nell’economia locale. Un mix di crescita di fattori, insomma, che ha rimesso in corsa un paese messo in ginocchio dalla crisi del 2001. Ma quanto potrà durare ancora? Per il 2011 – sostengono gli economisti – è attesa una crescita più contenuta a causa di un minore slancio degli investitori, dovuto alle incombenti elezione presidenziali. Lo stesso è previsto per la crescita del consumo privato, a causa di una inflazione che erode sempre di più i redditi reali. Sicché le aspettative di crescita del Pil per i prossimi anni sono state riviste al ribasso, ma comunque dell’ordine del 4,5% annuo, considerando anche il calo della domanda causata dalla crisi globale.

  

Il cambio del peso col dollaro a 4,20

INFLAZIONE ARGENTINA REALE ALLE STELLE – Quindi, se da un lato la crescita delle esportazioni è stata fondamentale per l’Argentina, dall’altro l’impennata dell’inflazione negli ultimi tre anni sta minando alla base il potere di acquisto della popolazione. Puntando sul successo delle elezioni presidenziali, il governo argentino ha infatti promosso attivamente lo sviluppo di programmi sociali e del welfare aumentando in maniera preponderante la spesa pubblica per sussidi (+73% rispetto al 2010) anche per via dell’aumento della disoccupazione e pagando a caro prezzo l’energia importata dai paesi sudamericani confinanti. E per il futuro la Kirkner ha deciso anche di riprendere il progetto di produzione di energia nucleare dando fondo a ulteriori risorse pubbliche nella provincia di Buenos Aires. A ciò va aggiunta la combinazione di una crescente domanda interna a fronte di un’offerta che non riesce a soddisfare i bisogni di tutti.

Così l’inflazione ha registrato un andamento crescente a partire da metà 2009, dovuto essenzialmente all’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. A farne le spese è stato soprattutto il peso argentino che, dopo la svalutazione del 2001, ha continuato a indebolirsi nei confronti del dollaro Usa, nonostante il sostegno delle autorità monetarie per frenarne la caduta. L’inflazione, vista in accelerazione, al momento si attesta ufficialmente all’8,6%, ma di fatto supera il 20%. Non siamo tornati all’incubo della Repubblica di Weimar, ma di certo l’Argentina si contende con Venezuela il primato di paese con la più alta inflazione al mondo. Ovviamente le autorità tendono a negare questo dato, ma il cambio del peso argentino col dollaro americano in continuo peggioramento (negli ultimi 12 mesi si è svalutato del 5%) è un indicatore preoccupante. Però, finché la barca va…

Provincia di Buenos Aires 11,75% 2015

A BREVE, NUOVE OBBLIGAZIONI ARGENTINE  SUL MERCATO. I BOND DI BUENOS AIRES – Quindi, prima la rapida crescita trainata dalle esportazioni a basso costo, ora la forte domanda interna dovuta principalmente a un aumento dei salari e dei sussidi che non trova adeguata rispondenza nell’offerta di beni e servizi rimasti scarsi e arretrati, rischiano di compromettere la rinascita dell’Argentina se non verranno adottate presto politiche atte a consolidare e garantire la crescita di questi ultimi anni. Il surprlus commerciale, benché stimato in calo nel 2011 a 8 miliardi di USD, e il continuo afflusso di investimenti dall’estero al momento è in grado di compensare le problematiche interne e non si intravvedono pericoli per l’economia argentina che sembra, al contrario, destinata a correre ancora per molto. E’ probabile, inoltre, che a breve l’Argentina potrà nuovamente avere accesso ai mercati obbligazionari esteri, dimostrato dal fatto che i dati di bilancio sono a posto (almeno sulla carta) e il Ministro dell’economia Amado Boudou concorre alle elezioni per la vicepresidenza del governo, per cui anche il tasso d’inflazione potrebbe rallentare.

Al momento, gli investimenti accessibili sono solo quelli nel settore privato e delle singole province argentine, di cui quella di Buenos Aires è la più industrializzata e quella che – come riporta il quotidiano La Nacion – ha avuto maggior successo nella raccolta di nuovi capitali dall’estero. A parte le obbligazioni ristrutturate dopo il default, quelle di nuova emissione in dollari del 2010 e 2011 offrono rendimenti a doppia cifra. Il bond 11,75% (Isin: XS0546539486), ad esempio, è trattato sotto 85 e rende più del 18% a scadenza avendo accusato un improvviso e brusco calo per via della liquidazione forzata di molti fondi obbligazionari alle prese con la crisi del debito pubblico in Europa. Purtroppo questi titoli sono accessibili solo per lotti minimi da 100mila dollari e quindi solo per chi ha grosse disponibilità finanziarie, ma potrebbero rappresentare una scommessa vincente, benché rischiosa, se la Kirkner dovesse riottenere la presidenza del paese fra pochi giorni.

 

 

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