Apple lancia kangourou bond e prosegue il buy back

Le obbligazioni Apple in dollari australiani (AU3CB0232304, AU3CB0232296) rendono bene, ma attenzione al cambio

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Le obbligazioni Apple in dollari australiani (AU3CB0232304, AU3CB0232296) rendono bene, ma attenzione al cambio

Apple lancia obbligazioni in dollari australiani. Continua così la cavalcata del produttore americano di Iphone per rastrellare fondi a basso costo al fine di completare il programma di buy back lanciato due anni fa. Apple ha già emesso due jumbo bond in dollari, oltre ad emissioni in euro, yen, franchi svizzeri e ora in dollari australiani. A oggi Apple ha circa 180 miliardi di dollari in cassa. Nel 2013 il gruppo dell’Iphone aveva l’obiettivo di ricomprare azioni proprie per 60 miliardi di dollari, poi l’asticella è stata alzata a 90 miliardi e lo scorso aprile a 130 miliardi. Ma sul mercato c’è già chi è pronto a scommettere che presto l’obiettivo sarà portato a 200 miliardi. Così, sfruttando i tassi di mercato bassissimi per società solide, Apple emette obbligazioni e con il ricavato fa proprio quello che il miliardario Carl Icahn, patron della società, chiede: compra le azioni proprie in borsa.   Obbligazioni Apple in dollari australiani   Apple ha collocato obbligazioni senior per 1,1 miliardi di dollari australiani (AUD), suddivise in due tranches. La prima, con scadenza 2019 (AU3CB0232304), offre una cedola a tasso fisso del 2,85%; la seconda, con scadenza 2022 (AU3CB0232296) paga un coupon del 3,7%.

Entrambi i bond sono stati collocati leggermente sotto la pari e corrispondono gli interessi su base semestrale: il 28 febbraio e il 28 agosto. Sono negoziabili, oltre che OTC, anche presso il mercato regolamentato della borsa del Lussemburgo per importi minimi di 10.000 AUD, circa 6.100 euro.  Nonostante i ritorni particolarmente interessanti per un emittente con rating AA+ (S&P), occorre prestare molta attenzione al cambio. Nell’ultimo mese la valuta australiana si è deprezzata nei confronti dell’euro del 6,5% superando quota 1,6, sui minimi degli ultimi cinque anni. Pur non trattandosi di una “moneta emergente”, il dollaro australiano risente in questo momento dell’alta volatilità che si è generata sui mercati valutari – osservano gli esperti – e non è detto che il trend possa proseguire nei prossimi mesi.

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