Anche in Pakistan è rally dei bond con le riforme economiche

Il mercato obbligazionario pachistano è in rally da mesi sulle migliorate prospettive per l'economia con l'avvio delle riforme varate sotto il monitoraggio del Fondo Monetario Internazionale, sebbene i rischi permangano.

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Il mercato obbligazionario pachistano è in rally da mesi sulle migliorate prospettive per l'economia con l'avvio delle riforme varate sotto il monitoraggio del Fondo Monetario Internazionale, sebbene i rischi permangano.

C’è un cauto ottimismo sul Pakistan negli ultimi mesi, a seguito del cambio di governo con il nuovo premier Imran Khan e il varo di riforme economiche per rilanciare la crescita. Tra luglio e settembre, 342 milioni di dollari sono fluiti dall’estero sul suo mercato obbligazionario sovrano in valuta locale, dato che si confronta con afflussi inesistenti nello stesso periodo dell’anno precedente.

La Banca Mondiale ha inserito il Pakistan al sesto posto tra le economie che hanno maggiormente compiuto sforzi quest’anno sul piano delle riforme, piccoli passi che lasciano intravedere un miglioramento delle prospettive per lo stato asiatico.

Mercati Emergenti e opportunità di investimento: Pakistan ai raggi X

Islamabad ha ricevuto dal Fondo Monetario Internazionale aiuti per 6 miliardi di dollari in 3 anni, oltre che assistenza finanziaria da parte di Arabia Saudita, Cina, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. L’ottimismo dei mercati è dato proprio dalle riforme varate sotto il monitoraggio dell’istituto di Washington, nonché dall’arrivo alla banca centrale del governatore Reza Baqir, ex dirigente all’FMI per 18 anni.

Grazie al migliorato clima tra gli investitori stranieri, i rendimenti sovrani a 10 anni sono scesi dal 14,40% di maggio all’11,57%. I triennali offrono oggi anch’essi l’11,57%, meno del 14% di luglio. Probabile che stia influendo anche la nuova politica del cambio messa in atto dalla banca centrale dal 2017. In due anni, la rupia è stata svalutata a più riprese per un totale di circa il 32% contro il dollaro ed è stata così resa più flessibile. Che stia raggiungendo il fondo per stabilizzarsi successivamente?

Ma non mancano i rischi

Se le obbligazioni sovrane in rupie salgono di prezzo, ancora meglio fanno quelle in valuta estera. Il bond in dollari con scadenza 2036 e cedola 7,875% (ISIN: USY8793YAL66) offre oggi il 7,80% e nel corso di quest’anno si è apprezzato del 13%. E il 2024 con cedola 8,25% (ISIN: XS1056560920) rende il 5,96% e ha segnato quest’anno il +8%. Meglio ha fatto il 2027, cedola 6,8750% (ISIN: XS1729875598), che offre il 6,87% e che quest’anno segna +10%.

In scia a tanto ottimismo, il mese scorso il governo ha dato mandato a un consorzio di banche internazionali per l’emissione di titoli per un controvalore fino a 2 miliardi di dollari entro la fine novembre, quando scade un Sukuk da 1 miliardo.

L’obiettivo del mandato consiste nel mantenere intatte le riserve valutarie dopo il pagamento. In effetti, non pensiamo che vada tutto così bene sul piano finanziario, anzi. Le riserve a inizio ottobre si attestavano ad appena 7,7 miliardi di dollari, qualcosa come 1,7 mesi di importazioni. Anche includendo l’oro, si arriva a 15,6 miliardi, corrispondenti a 3,3 mesi di import, un paio in meno del minimo fissato dall’FMI per definire adeguato il livello delle riserve.

Sukuk bond: quelli del Pakistan rendono il 5,50%. Conviene?

L’anno scorso, il deficit è esploso all’8,9% del pil, frutto del lassismo fiscale sotto il governo uscente, che aveva fiutato l’elevata probabilità di sconfitta alle urne e che non ha avuto alcuna intenzione di lasciare in eredità conti pubblici in buono stato. Il rating sovrano è abbastanza basso: “B” con prospettive stabili per Standard & Poor’s, “B3” con prospettive negative per Moody’s e “B-” con prospettive stabili per Fitch. Dunque, il debito pakistano è valutato ampiamente “spazzatura”. E se è vero che facciano gola i tassi fissati al 13,25% dalla banca centrale, quando nel resto del mondo si ha difficoltà a trovare un costo del denaro che superi di poco lo zero, del resto l’inflazione a settembre ha accelerato la corsa al 12,55%, per cui la politica monetaria riflette prezzi tutt’altro che stabili, potenzialmente in grado di indebolire il cambio ulteriormente.

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