Altro bond in franchi svizzeri per Fiat

Prezzata per la seconda volta una obbligazione quadriennale da 425 milioni CHF. I rendimenti del Lingotto sono elevati e cominciano a sorgere dubbi sulla tenuta dei conti

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Prezzata per la seconda volta una obbligazione quadriennale da 425 milioni CHF. I rendimenti del Lingotto sono elevati e cominciano a sorgere dubbi sulla tenuta dei conti

A sorpresa Fiat torna a emettere obbligazioni in terra elvetica. Dopo il collocamento lo scorso marzo di un’obbligazione triennale da 425 milioni di franchi svizzeri a tasso fisso del 5%, il Lingotto ha prezzato ieri sul mercato dei capitali un altro bond dello stesso importo ma con scadenza 23 novembre 2016 e tasso fisso del 5,25% (Isin: CH0197841544). L’emissione e’ stata curata da UBS e RBS, come joint bookrunner per conto di Fiat Finace & Trade, il braccio finanziario del Lingotto, e sarà quotata quanto prima presso il mercato regolamentato Svizzero (SIX Swiss Exchange) e negoziabile per tagli da 5.000 franchi. Il rendimento offerto agli investitori, benché leggermente a sconto rispetto alla precedente emissione che quota intorno a 101,80, è di gran lunga superiore alla media di mercato, considerando il tasso di interesse calcolato sulla valuta rossocrociata che normalmente batte di poco l’inflazione. Certo è che con l’aria che tira in casa Fiat e considerando il livello di rating (BB- per Standard & Poor’s), non c’era da aspettarsi di meglio – sostengo gli analisti di RBS Securities che hanno seguito il collocamento presso investitori istituzionali e qualificati – anzi, se Fiat avesse scelto di finanziarsi in valuta europea, nell’ambito del proprio Euro Medium Term Note, in questo momento avrebbe rischiato di pagare ancora più caro il costo dell’approvvigionamento , dato che le obbligazioni Fiat Finance & Trade, a parità di durata, rendono al momento un punto percentuale in più

 

In Europa Fiat va male e il progetto di fusione con Chrysler va avanti

 

Al di là dell’aspetto tecnico del nuovo bond, va rilevato che fra gli investitori cominciano a serpeggiare alcuni dubbi sulla tenuta dei conti del Lingotto.

Non solo alla luce dei conti trimestrali appena diffusi che hanno visto l’indebitamento netto trimestrale salire a 6,7 miliardi di euro, ma anche a causa del pesante downgrade lanciato da Deutsche Bank dopo che l’Ad Sergio Marchionne ha comunicato che il pareggio delle attività in Europa non potrà essere raggiunto prima del 2015. Data che molto probabilmente coinciderà con la scomparsa di Fiat quale realtà indipendente dal panorama industriale internazionale, poiché per quella data sarà già convolata a nozze con l’americana Chrysler. In Italia si produrranno sempre meno automobili e gli stabilimenti verranno ridotti o convertiti, questo ormai è chiaro, mentre il know how sarà interamente trasferito a Detroit, come da accordi presi a suo tempo, per buona pace di chi ancora crede che in futuro in Italia si fabbricheranno ancora automobili. Sul parterre resta, però, da capire che ne saranno dei soldi che gli investitori stanno prestando a Fiat attraverso le obbligazioni, il cui rendimento è ormai a livello di high yield e molti fondi d’investimento non possono tenerle in portafoglio.

 

Fiat ha 17 miliardi di euro di disponibilità liquide, ma continua a indebitarsi

 

A preoccupare gli investitori non è, quindi, solo il prezzo delle azioni in borsa, il cui valore è precipitato del 22% in un solo mese (vedi grafico a lato) , ma anche la possibilità che Fiat possa restituire i capitali prestati agli obbligazionisti. Il dubbio sorge spontaneo andando a vedere nel dettaglio i dati di bilancio. Da Mediobanca a Credit Suisse gli analisti si domandano come mai Fiat continui ad indebitarsi pur avendo in cassa disponibilità liquide per oltre 17 miliardi di euro. Comprensibile che in un momento di costo del denaro prossimo a zero, molte grosse multinazionali ne approfittino per mettere fieno in cascina, ma qui – come osserva Paolo Benedetti di Barclay – Fiat si sta muovendo in senso opposto. Il costo del funding è più elevato dei tassi di mercato e l’azienda sta perdendo soldi a palate e negli ultimi tre mesi il gruppo ha ridotto la propria liquidità di oltre 2,7 miliardi.

In pratica sta uscendo dalla botte più liquidità di quella che si va ad aggiungere e prima o poi i nodi verranno al pettine. Una visione sicuramente condivisa da molti analisti, che hanno abbassato i loro target sui titoli Fiat attendendosi anche un ulteriore abbassamento dei rating internazionali se il livello di liquidità dovesse scendere ulteriormente a causa della crisi, ma non da tutti. Per Merrll Lynch & Bofa l’enorme disponibilità di cassa di Fiat è finalizzata all’acquisto del restante pacchetto di azioni Chysler in mano ai sindacati per arrivare al controllo totale del marchio americano (ora al 58,5%) entro il 2013, prima dello sbarco in borsa a Wall Street. L’operazione svuoterà le casse di Fiat che, anzi, potrebbe indebitarsi ancora nel frattempo, ma alla fine ci sarebbe un cospicuo ritorno finanziario (principlamente per la famiglia Agnelli) derivante dalla quotazione in borsa del nuovo gruppo automobilistici italo-americano. E’ quindi evidente che per ora le sorti di Fiat e dei suoi obbligazionisti sono direttamente legate a quelle di Chysler che oltretutto sta andando molto bene negli USA (+10% di auto vendute in ottobre). Sempre che il diavolo non ci metta lo zampino. 

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