Alta tensione sui mercati, balzo dei tassi sui Bot

Collocati dal tesoro 8,75 miliardi di titoli a 183 giorni con rendimenti in forte aumento. Pesa il risultato delle elezioni e lo spread a 320 punti. Il boom di Grillo suggella il falliemnto della politica di austerity di Monti

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Collocati dal tesoro 8,75 miliardi di titoli a 183 giorni con rendimenti in forte aumento. Pesa il risultato delle elezioni e lo spread a 320 punti. Il boom di Grillo suggella il falliemnto della politica di austerity di Monti

Mercati dei titoli di stato in alta tensione e clima teso fra gli investitori dopo il risultato delle elezioni politiche 2013 in Italia (Boom di Grillo: vola lo spread, Piazza Affari a picco).

Lo spread fra Btp e Bund è tornato a salire con decisione sopra i 300 punti base spingendo il rendimento del titolo decennale di stato italiano al 4,80%. L’incertezza, si sa, non è vista di buon grado dagli investitori internazionali che temono, non tanto per l’ingovernabilità del paese che potrebbe tornare presto a nuove elezioni (come avvenuto in Grecia), quanto per il fatto che tutta l’impalcatura di austerità e misure fiscali draconiane imposte dai governi in Europa, non si sono rivelate la soluzione giusta per uscire dalla crisi.

E le elezioni  – come ha osservato il premio Nobel Paul Krugman – sono state un referendum sulla politica dell’austerity adottata da Mario Monti. Un fallimento disastroso che ha oppresso famiglie e risparmiatori generando povertà e decrescita strutturale. In discussione viene quindi posto un modello di crescita vecchio, basato sui debiti pubblici nazionali, che non funziona più all’indomani dell’adozione della moneta unica, e la cui soluzione non può essere trovata nell’aumento delle imposte da parte dello Stato italiano, divenuto sempre più ostaggio ostaggio di partiti politici, banchieri corrotti e lobby trasversali. Ciò si è concretizzato nell’exploit del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, primo partito in Parlamento con oltre un quarto di preferenze (Elezioni 2013: ingovernabilità al Senato. Movimento 5 Stelle primo partito).

 

I nuovi Bot semestrali collocati dal Tesoro rendono l’ 1,24%

Così, in un clima di tensione dovuto all’incertezza politica del momento (anche se alla fine un governo di larghe intese si farà), è andata in onda l’asta dei Bot a 6 mesi per 8,75 miliardi di euro indetta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Trattasi, nello specifico, dei Bot a 183 giorni scadenza 30 agosto 2013, che andranno a rimpiazzare, fra due giorni, titoli analoghi in scadenza per un  controvalore pari ad 10,18 miliardi di euro. Il rendimento finale lordo attribuito dal tesoro è stato del 1,237%, in forte rialzo rispetto all’ultimo collocamento (0,731%), a fronte di richieste pervenute per oltre 12 miliardi di euro e in scìa all’andamento delle aste di ieri per la vendita di Ctz e Btp indicizzati all’inflazione.

Il risultato non è stato soddisfacente – secondo gli operatori di banca IMI – all’indomani del risultato elettorale. Il quadro finanziario di fondo dello Stato – commenta un trader – non è cambiato, nonostante gli attacchi speculativi al mercato obbligazionario di questi giorni e, anzi, l’ultimo rapporto della Banca d’Italia aveva evidenziato un calo del debito pubblico nazionale a 1.988 miliardi nel mese di dicembre. Il Dipartimento del Tesoro del Mef, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha inoltre fornito come al solito un aggiornamento sui Buoni Ordinari del Tesoro (Bot) in circolazione che, alla data del 14 febbraio del 2013, risultavano essere così distribuiti: 101.773,856 milioni di euro di Buoni Ordinari del Tesoro con la scadenza a dodici mesi, e 57.007,978 milioni di euro di Bot a sei mesi per un controvalore complessivo di 158.781,834 milioni di euro.

 

Commercio: balza l’export extra Ue a +17% in gennaio

Le esportazioni verso i Paesi fuori dall’Unione Europea segnano a gennaio 2013 un’impennata, salendo del 17,7% su base annua e del 3,9% rispetto a dicembre 2012. Lo rileva l’Istat, precisando che le importazioni segnano invece un nuovo calo tendenziale a -5,6%, ma cresce su base mensile del 3%. A gennaio, la bilancia commerciale con i Paesi extra-Ue presenta un deficit di 2,3 miliardi di euro, più che dimezzato rispetto all’anno scorso (-5,2 mld). Per il Codacons “sono l’ennesima conferma che nel resto del mondo la crisi del 2008 è già finita” e “le politiche restrittive dell’Ue” stanno “determinando la recessione”. Il trend super positivo su base tendenziale è trainato soprattutto dai beni durevoli (+36%) e quelli strumentali (25,2), maglia nera invece per il settore energia, in calo del 26,2%. Stringendo lo sguardo alla forbice mensile, l’export è comunque in aumento del 3,9%, con i prodotti energetici ancora nettamente legati al segno meno (-25,9%). Il leggero calo delle importazioni (-5,6% su gennaio 2012) è causato principalmente da beni durevoli ed energia, rispettivamente a -18,5 e -16,3 punti percentuali.

Le note positive arrivano dalle cifre congiunturali rispetto a dicembre 2012, dove l’import si aggiudica un aumento del 3%. Ma quali sono i paesi da cui importiamo meno? A guidare la classifica il Giappone (-32,1%), seguito a ruota dall’area Opec (-19,6%) e Stati Uniti (-16,9%).

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