Alibaba emetterà obbligazioni in dollari fino a 8 miliardi a gennaio, situazione più delicata che mai

Il colosso cinese delle vendite online testa i mercati dopo le vicissitudini nei rapporti con Pechino. Sarà un banco di prova per valutare l'appeal tra gli investitori.

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Bond Alibaba fino a 8 miliardi di dollari a gennaio

Alibaba ha comunicato di volere emettere in questo mese di gennaio obbligazioni in dollari per un controvalore minimo di 5 miliardi e fino a un massimo di 8 miliardi, qualora l’alta domanda lo consentisse. Si tratterebbe della prima emissione internazionale dopo il 2017. Quell’anno, il colosso cinese delle vendite online raccolse 7 miliardi di dollari tramite bond, mentre nel 2014 aveva incassato 8 miliardi. L’annuncio cade in un momento molto delicato per la società.

Negli ultimi mesi, due grossi episodi hanno svelato il forte e improvviso deterioramento dei rapporti con le autorità politiche e finanziarie: la sospensione dell’IPO della controllata Ant Group, a capo di Alipay, che avrebbe permesso di introitare 37 miliardi di dollari, mai così tanti per una quotazione in borsa nel mondo; l’avvio di un’indagine per abuso di posizione dominante da parte dell’autorità di controllo del mercato. Peraltro, da oltre due mesi non si hanno notizie di Jack Ma, fondatore di Alibaba, sparito persino dalla giuria di un reality televisivo che va in onda in Africa. Proprio le dichiarazioni dell’uomo, fra i più ricchi della Terra, avrebbero attirato le ire di Pechino. A settembre, aveva pubblicamente affermato che le autorità e le banche statali cinesi fossero arretrate e che bisognasse riformarle per stimolare la modernizzazione finanziaria del paese.

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A seguito di questi “incidenti”, il titolo azionario ha perso quasi il 30% dalla fine di ottobre. Ieri, batosta ulteriore sull’onda della notizia di un possibile inserimento di Alibaba e Tencent nella “blacklist” del governo americano riguardo alle società tech. Già Alipay e WeChat Pay, rispettivamente legate alle due società, sono state oggetto di embargo in settimana.

E sono andate male anche le obbligazioni, che rispetto ai picchi toccati in estate registrano perdite anche a doppia cifra sulle scadenze più lunghe. Il bond in dollari con data di rimborso 6 dicembre 2057 e cedola 4,40% (ISIN: US01609WAW29) è crollato del 15%, salendo a un rendimento del 3,11%. Male anche il bond, sempre denominato in valuta americana, con scadenza 28 novembre 2034 e cedola 4,50% (ISIN: US01609WAR34), che adesso offre il 2,55%. Sulle scadenze più brevi, troviamo il titolo 28 novembre 2024 e cedola 3,60% (ISIN: US01609WAQ50), che offre l’1,08%.

I fondamentali di Alibaba

Alibaba viene considerato un emittente solido dalle principali agenzie di rating internazionali: A+ per S&P e Fitch, A1 per Moody’s. Al 30 settembre 2020, deteneva liquidità per 44 miliardi di dollari. Compresi gli investimenti a breve, la cifra sale a 60 miliardi, detenuti perlopiù in yuan.

A partire dallo scorso trimestre, la società ha avviato un piano di riacquisto di azioni proprie, elevato nei giorni scorsi da 6 a 10 miliardi di dollari fino al 2022. La misura dovrebbe offrire sostegno al titolo in borsa e l’emissione di gennaio servirebbe almeno in parte a finanziarla. Inoltre, si tratterebbe di un primo test per valutare l’appeal del colosso dopo questi mesi molto difficili. Il mercato è chiamato a decidere se confermare la propria fiducia in una società dai fondamentali apparentemente solidi o se restare guardingo fino a quando le diatribe con Pechino non saranno risolte. Sul piano strettamente del business, il primato di Alibaba in Cina è insidiato da Pinduoduo, nuova società di shopping online con già 731 milioni di clienti, appena 26 milioni in meno dei suoi.

In generale, il collocamento s’insinua all’interno di una corsa alle emissioni per approfittare dei bassi costi di questa fase. Il crollo dei rendimenti anche in dollari ha consentito nell’anno appena trascorso alle società asiatiche di raccogliere 363,2 miliardi di dollari, il 9% in più dell’anno precedente. Tuttavia, la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali americane sta rendendo in prospettiva un po’ meno allettante il mercato obbligazionario americano, a causa della lievitazione delle aspettative d’inflazione, che si riverbera sui rendimenti.

Dunque, prima che i costi tornino a salire, questa potrebbe rivelarsi l’ultima finestra utile per indebitarsi sui mercati a tassi molto bassi.

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