Alcoa in crisi, salgono i rendimenti dei bond

Penalizzato dal downgrade di Moody’s, le obbligazioni del gigante americano dell’alluminio sono tornate attraenti. Riduzione dei costi e maggiore efficienza contraddistinguono i conti del primo trimestre 2013

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Penalizzato dal downgrade di Moody’s, le obbligazioni del gigante americano dell’alluminio sono tornate attraenti. Riduzione dei costi e maggiore efficienza contraddistinguono i conti del primo trimestre 2013

La siderurgia è in ginocchio Il caso dell’Ilva di Taranto non è il solo a tenere alta l’attenzione dei media su una crisi di settore che appare irreversibile. Lo scorso anno abbiamo visto che anche il gigante americano dell’alluminio Alcoa è entrato in difficoltà e ha disposto la chiusura degli impianti in Sardegna. In altre parole, la domanda di acciaio e semilavorati ferrosi è in caduta libera da 5 anni e così anche i prezzi. Non si vendono più automobili e non si costruiscono più case come 10 anni fa e, con la globalizzazione, la Cina è diventata più competitiva sui mercati mondiali al punto da mettere sotto pressione i prezzi all’ingrosso delle materie prime e dei semilavorati. Così Moody’s ha abbassato il giudizio sulle finanze del numero tre al mondo dell’alluminio, Alcoa, che si è visto il proprio merito creditizio scivolare a un passo dal livello junk, a Ba1 con outlook stabile, come del resto aveva già fatto Standard & Poor’s portandolo tempo fa a BBB- non molto tempo fa a causa della debolezza dei prezzi dell’alluminio. Malgrado gli sforzi intrapresi dall’azienda per ridurre i costi e migliorare la produzione, le vendite continuano a rallentare, tanto che gli analisti non sono più sicuri che Alcoa riuscirà a mantenere il livello di “investment grade” sul mercato dei capitali.

 

Obbligazioni in dollari Alcoa sotto pressione. Occasione d’acquisto? 

Per effetto, il rendimento dei titoli obbligazionari sul mercato secondario ha cominciato ad allargarsi con gli investitori e i gestori di fondi che stanno alleggerendo le loro posizioni, soprattutto sulle emissioni più lunghe, quelle sulle quali si concentra un maggior rischio. Il bond Alcoa 5,95% 2037 da 625 milioni di dollari (US013817AK77), ad esempio, è precipitato di 10 punti dopo il downgrade di Moody’s e, al prezzo di 92 circa, rende il 6,60% lordo a scadenza. Così come il bond Alcoa 5,40% 2021 da 1,25 miliardi di dollari (US013817AV33) sceso fin sotto la pari e che a scadenza offre un rendimento del 5,40%. Sulla parte breve della curva, invece, il bond Alcoa 6,75% 2018 (US013817AS04) da 750 milioni di dollari, nonostante una perdita di qualche figura, sembra tenere bene i prezzi con un rendimento a scadenza calcolato in 4,42%. E’ evidente – osserva un trader – che la compagnia americana stia subendo un pesante alleggerimento di posizioni in vista di un prossimo downgrade da parte delle agenzie di rating. Anche il titolo azionario quotato a New York è tornato sotto i 10 dollari (-75% dai massimi) e si appresta a testare i minimi del 2009, il che la dice tutta sullo stato di difficoltà dell’azienda e del settore metallurgico a livello mondiale.

 

Trimestrale Alcoa, calano i ricavi nei primi tre mesi del 2013, ma cresce l’utile netto

 

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Alcoa Inc. (Aluminum Company of America), è un’azienda americana, terza nel mondo come produttrice di alluminio con un giro d’affari pari a 23,7 miliardi di dollari (dati riferiti al 2012), dietro alla canadese Rio Tinto-Alcan e alla Rusal. Dalla sua sede operativa di Pittsburgh, in Pennsylvania, Alcoa gestisce operazioni in 44 paesi e 61mila dipendenti. Oltre che prodotti di alluminio, Alcoa produce e commercializza beni di consumo con i seguenti marchi: Reynolds Wrap (fogli di allumnio ed involucri), Baco (involucri per la casa), e Alcoa (ruote). Produce inoltre chiusure, sistemi di fissaggio, pezzi fusi e sistemi elettrici di distribuzione per automobili. Alcoa ha chiuso il primo trimestre 2013 con un utile netto di 149 milioni di dollari, in crescita del 59% rispetto all’analogo periodo del 2012. Il risultato del colosso dell’alluminio, la prima grande compagnia Usa a pubblicare la trimestrale, è legato soprattutto ai miglioramenti in efficienza e produttività (i costi di produzione sono scesi del 4%), che hanno apportato benefici stimabili in 247 milioni di dollari. I ricavi sono invece calati del 3% a 5,83 miliardi di dollari, poco al di sotto delle attese. In media i prezzi dell’alluminio sono scesi dell’1,4% su base annuale, e le consegne sono risultate in calo del 5,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e del 4,4% sul trimestre precedente. L’amministratore delegato Klaus Kleinfeld ha espresso soddisfazione per i risultati ottenuti nel trimestre, sottolineando che l’anno in corso, per il colosso dell’alluminio, sarà certamente migliore del 2012.

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Argomenti: Obbligazioni societarie

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