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Oltre a Grecia e Irlanda, anche il Portogallo è andato a far compagnia all'allegra brigata

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La fortunata canzone, tratta dall’omonima commedia di Garinei e Giovannini scritta nel 1973, si presta molto bene a fotografare la condizione attuale del Club Med, allargatosi ai freddi mari del Nord. Questa settimana è stata la volta del Portogallo, dopo Irlanda e Grecia, uscita da una recente raffica di downgrade sui titoli di stato poi estesi al corporate. Con una decisione a sorpresa, Socrates ha dato l’annuncio giovedì scorso in televisione: “Ho provato di tutto, ma in coscienza abbiamo raggiunto un momento in cui non prendere questa decisione implicherebbe rischi che il paese non si può permettere”. [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=bu5uelD5Dno&feature=related[/youtube] Probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la recente asta dei titoli a 6/12 mesi che per essere collocati hanno dovuto pagare rendimenti molto elevati: il semestrale è andato al 5,11%. Addirittura un tasso superiore a quello che mensilmente i greci offrono tramite i bot/greek a 6 mesi, l’ultimo poco sopra il 4,7%. La richiesta di soccorso è stata successivamente inoltrata venerdì, durante la prima sessione dei Ministri dell’Ecofin: una scelta all’ultimo minuto, forse frettolosa, dopo le insistenti risposte di diniego che lasciavano presagire uno scenario diverso. Un ostacolo rimane comunque il fatto che l’opposizione di centrodestra aveva già bocciato i provvedimenti del Governo volti a contenere il deficit. Con ogni probabilità il piano di rientro verrà formulato a partire dalla base del precedente piano di austerity, molto probabilmente in chiave peggiorativa per i lusitani. Dato che la trattativa avrà come interlocutore il Governo dimissionario questo dovrà necessariamente tenere conto del parere vincolante dell’opposizione. La difficoltà di gestione dell’operazione sarà quindi, ancora rispetto alla posizione che terrà l’opposizione.

Prima ha costretto Socrates del PS alle dimissioni e poi, se vincerà le elezioni, si troverà a gestire un programma di gran lunga più pesante rispetto a quello bocciato in Parlamento. E’ stato quindi solo un atteggiamento “tattico” per arrivare ad eliminare Socrates ed andare ad elezioni anticipate? La cifra occorrente per il bailout sarà intorno agli 85 MLD, sarà interessante vedere però quale tasso sarà applicato ai prestiti. L’Irlanda, nonostante le insistenti richieste, non ha ottenuto alcuno sconto rispetto invece alla Grecia che, invece, si è vista riconoscere un allentamento delle condizioni restrittive in virtù dei progressi fatti legati al “memorandum” sottoscritto: quindi un abbassamento dei tassi dell’1% e un allungamento dei termini del rimborso da tre a sette anni. La scommessa, alla fine, sarà quella di riuscire ad isolare un eventuale contagio che possa estendersi alla Spagna tramite il sistema bancario, le cui banche sono esposte verso Lisbona per un’ottantina di miliardi. Se la questione fosse circoscritta ai soli Grecia, Irlanda e Portogallo le garanzie messe in campo dall’EFSF dovrebbero essere più che sufficienti ad attuare un intervento risolutorio su vasta scala. Gli unici dubbi, rispetto ai due paesi iberici, potrebbero risiedere nella veridicità dei bilanci ufficiali che potrebbero nascondere qualche cono d’ombra. Il Portogallo, ad esempio, la scorsa settimana si è scoperto essersi dimenticato di mettere a bilancio una somma pari a 2 MLD di “aiuti” ad un istituto bancario. Forse una dimenticanza, ma il paese ha fatto ampio uso di swap in questi anni, con tutto quello che ne consegue . E gli obbligazionisti – dopo Atene – sono ben allertati. La Grecia, su queste questioni, ci ha rimesso la testa. Anche in Spagna qualche dubbio non manca: il sistema delle Cajas è in fase di puntellamento e ancora poco sappiamo di tanti altri Istituti minori mentre i bilanci delle Regioni Autonome potrebbero riservare sorprese. Il problema è che queste ultime da un lato determinano la tenuta del governo Zapatero (gli autonomisti catalani) dall’altro non hanno freni sulla spesa.
E i nostri Ellenici come vanno? La settimana è trascorsa sul solito leit motiv della ristrutturazione si/ristrutturazione no, con le smentite di rito. Lucas Papademos, ex vicepresidente BCE, in una conferenza al Centro Studi Strategici di Washington ha riaffermato una posizione nota: ” Una soluzione che veda l’haircut sui titoli non è nè auspicabile, nè necessaria”. Anche il Ministro delle Finanze Yiorgos Papaconstantinou perde parte del suo tempo a smentire ipotesi di ristrutturazione. Soros, durante un colloquio riservato con Papandreou, ha fatto sapere che Obama sostiene la Grecia. Anch’io non credo, al momento, ad ipotesi di haircut che non risolverebbero il problema ma lo aggraverebbero facendo poi dipendere la Grecia per un’altra decina d’anni agli organismi internazionali. Forse solo un’iniziativa di default molto pesante (un taglio intorno al 70% del nominale) accompagnato però da un buon ritorno all’avanzo primario potrebbe giustificare un simile intervento. Questa soluzione obbligherebbe però ad un bagno di sangue, principalmente rispetto al proprio sistema finanziario. Oltre ad avere pesanti ripercussioni sull’esposizione di banche francesi e tedesche e su tutte le dinamiche dell’area Euro. Non credo si voglia questo, piuttosto una rimodulazione “soft” su adesione più o meno volontaria potrebbe partire da un riscadenziamento delle scadenze a partire dal 2012 spostandole in avanti di tre/cinque anni mantenendo inalterato il nominale a scadenza. Per i grossi investitori non sarebbe un problema e la Grecia potrebbe tirare il fiato. Per dare però una spallata al pesante debito pubblico che si avvia verso il 150% non rimane altro che un buy-back sui titoli già in mano alla BCE accompagnato da un piano di concambio con titoli EFSF. Lo stesso Papademos, a Washington, si è sbilanciato più in avanti: ” Si può anche proporre un accordo volontario per estendere la scadenza dei titoli con termini e condizioni che, di fatto, non comportano alcun cambiamento significativo del valore attuale”.
Ed infine arriviamo alla nostra Tigre che prosegue a testa bassa nella scontro con la UE/BCE. Michael Noonan ha poco tatto nel rapportarsi verso tedeschi e francesi, ed i risultati si vedono … In settimana Klaus Riegling dell’EFSF ha fatto sapere di essere contrario al coinvolgimento dei creditori privati senior nei processi di ristrutturazione del debito. L’ipotesi ventilata da Dublino di far partecipare i bondisti senior non ha trovato consensi. Alla BCE le porte sono rimaste chiuse, con un Trichet piuttosto irritato. Per tutta risposta il titolo (già delistato dal TLX) Bank of Ireland Reverse Floater XS0186652557 dopo essere sceso a 38 verso la fine di marzo, nel giro di una settimana, è arrivato a scambiare sui mercati tedeschi intorno a 60. Nel vertice di venerdì, le posizioni di Dublino sono rimaste immutate: l’Irlanda si tiene la sua contestatissima tassa al 12,5% insieme alle condizioni di rigore della Troika senza nessuna concessione. La settimana prossima il focus sarà tutto incentrato sul Portogallo, con uno sguardo prolungato sulla Spagna. Da qui al 5 Giugno, data delle elezioni a Lisbona, non mancheranno gli argomenti su cui dibattere.

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