Acquisti BCE di BTp molto bassi a novembre, segnale positivo per il futuro

Il "quantitative easing" parte male per i BTp, dato che la BCE ha preferito concentrare gli acquisti sui Bund e sulle obbligazioni societarie. Per il futuro, il segnale sarebbe positivo per i nostri bond sovrani.

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I dati di novembre ci confermano che la BCE abbia privilegiato il comparto corporate e la Germania con riferimento agli acquisti di bond sotto il programma noto come “quantitative easing”. Gli acquisti netti complessivamente hanno ammontato a 24,1 miliardi di euro, più dei 20 miliardi mensili annunciati a settembre con il secondo round di QE. La discrepanza si spiega con il fatto che Francoforte non si attiene letteralmente ai suoi stessi criteri numerici mese per mese, preferendo una visione di più lungo respiro. E altre sorprese arrivano riguardo alla ripartizione degli acquisti: ben un quarto è stato realizzato a proposito di obbligazioni corporate, pari a 5,9 miliardi. Si consideri che sotto il QE1, la quota destinata ai titoli del debito privato è stata del 7%.

E quando andiamo ad analizzare come siano stati distribuiti gli acquisti di titoli di stato tra i 19 stati membri, scopriamo sorprendentemente che la parte del leone l’abbia fatta la Germania per una percentuale nettamente superiore alla sua quota del 26,4%, attestandosi a circa il 38,7% del totale. La BCE ha messo nel cassetto altri 5,6 miliardi di euro di Bund dei 24,5 miliardi in tutto, mentre ha riservato ai BTp una miserrima quota di nemmeno il 7%, pari a meno di 1 miliardo.

Non sappiamo le ragioni che abbiano spinto Francoforte temporaneamente a preferire i Bund, anche perché solitamente questi scarseggiano e l’istituto trova più difficile acquistarli sul mercato secondario. Ancora peggio è andata alla Francia con appena 151 milioni di euro di Oat acquistati, mentre i Bonos spagnoli hanno sfiorato i 3 miliardi. Sulla base della “capital key”, la BCE avrebbe dovuto acquistare a novembre quasi 2,5 miliardi di BTp e 3 miliardi di titoli francesi e poiché le devianze possono essere di carattere temporaneo, probabile che già nelle prossime settimane il QE2 vedrà spostare risorse a favore di bond di Italia e Francia, pur a fronte di acquisti complessivi inferiori in valore assoluto.

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Lo spread scenderà?

E probabile anche che la quota destinata ai corporate a novembre scenda sin da questo mese, riportandosi su percentuali più in linea con il QE1. Di certo c’è che la Banca d’Italia preferisce il programma di acquisti anziché i tassi negativi e i loro effetti collaterali sui mercati. A dichiararlo ieri è stato il governatore Ignazio Visco, che ha così esternato una posizione interessante sul piano dei rapporti con gli altri membri del board sotto la nuova presidenza di Christine Lagarde. In precedenza, il nuovo componente esecutivo, la tedesca Isabel Schnabel, pur riconoscendo l’utilità di misure come gli acquisti dei bond, si era espressa contraria al loro ripristino, dubitandone la necessità in questa fase. Ella prende il posto della dimissionaria e connazionale Sabine Lautenschlaeger, che ha lasciato la carica con due anni e quattro mesi di anticipo, in protesta contro l’allentamento monetario deciso da Mario Draghi a fine mandato.

Per Visco, gli acquisti dei bond avrebbero maggiore efficacia e il fatto che li preferisca ai tassi negativi prefigurerebbe uno scambio quasi offerto ai tedeschi: rialzo dei tassi sui depositi overnight, ma proseguimento del QE2. Il nuovo governatore ha ribadito la linea monetaria espansiva e persino la volontà di mettere a punto qualche accorgimento formale sul target dell’istituto. In definitiva, il QE2 è partito sprint per i Bund, molto sottotono per i BTp, ma questo ci spinge a credere che la BCE abbia contribuito con le divergenze tra i volumi di acquisto tra stato e stato ad ampliare gli spread nelle ultime settimane, mentre nelle prossime dovremmo registrare un loro restringimento, ceteris paribus. Nel portafoglio inserirà proporzionalmente più Oat e BTp e meno Bund e Bonos.

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