Abengoa in crisi di liquidità rischia il default

Le obbligazioni high yield Abengoa rendono più del 30%. Basterà l’aumento di capitale (il terzo) a salvare la multinazionale spagnola?

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Le obbligazioni high yield Abengoa rendono più del 30%. Basterà l’aumento di capitale (il terzo) a salvare la multinazionale spagnola?

Abengoa è in crisi di liquidità e rischia il default. La multinazionale spagnola, una delle più grandi al mondo nel campo ingegneristico delle energie rinnovabili, con oltre 7 miliardi di fatturato (88% all’estero) e 24mila dipendenti, è oberata da debiti diventati difficili da sostenere in  un contesto finanziario di tassi a zero e di necessità di continui investimenti. Una storia simile a quella del gruppo tedesco Solarworld di due anni fa. Sotto accusa – secondo gli analisti – la mancanza di lungimiranza degli azionisti della Inversion Corporativa IC, che controlla Abengoa al 51%, unita alla poca trasparenza finanziaria nei confronti del mercato. Ma non solo. Negli ultimi anni Abengoa ha inondato il mercato di obbligazioni ad alto rendimento scaricando così gran parte dei prestiti bancari a investitori qualificati e non, appesantendo ulteriormente i costi di finanziamento (7% medio). Col risultato che il livello degli utili si è deteriorato e il livello di cash flow è diventato negativo nel terzo trimestre 2015, nonostante il miglioramento di tutte le altre voci di bilancio. Lo si vede bene dalle quotazioni del titolo azionario alla borsa di Madrid, scese ai minimi storici, ma anche dal rendimento dei bond che si sono impennati a livelli di pre-default. Emblematico quello del bond in euro Abengoa 8,50% 2016 (XS0498817542) che scade fra 130 giorni e rende il 180%.   Abengoa, verso un aumento di capitale da 650 milioni e ingresso nuovi soci   Così, con un debito che è letteralmente esploso negli ultimi i due anni, da 750 a 6,7 miliardi di dollari (+790%) e con leverage al 5,4 x, e con le banche creditrici non più disponibili ad erogare liquidità senza valide garanzie per poter rientrare dai prestiti, Abengoa sta sondando tutte le strade percorribili per evitare il default.

Una di queste è stata la decisione presa dall’assemblea straordinaria degli azionisti di aumentare il capitale di 725 milioni di dollari (il terzo negli ultimi quattro anni) lo scorso mese di settembre per consentire ad Abengoa di rimborsare le obbligazioni senior in scadenza a fine marzo 2016. Ma è chiaro che ciò è solo un primo passo e non rappresenta la soluzione del problema – osserva Bloomberg-. Tuttavia, l’aumento di capitale, benché non ancora pienamente garantito, aprirebbe spazi di manovra nell’assetto societario dato che la Inversion Corporativa IC perderebbe la maggioranza scendendo al 40% di Abengoa e le banche potrebbero allentare la morsa sulla compagnia. In questo contesto altri investitori monterebbero in scena. Come la Gonvarri Corporación Financiera, braccio finanziario dell’industria siderurgica Gonvarri, che si è dichiarata disponibile a sottoscrivere l’aumento di capitale per 250 milioni di euro in Abengoa in cambio del 28% dei diritti di voto. Una proposta che non è ancora stata formalizzata e che sarebbe – secondo indiscrezioni di stampa – vincolata ad un rinnovo di linee di credito da parte delle banche per 1,5 miliardi di euro, oltre all’accelerazione del piano di cessione di assets non core. Nel frattempo, il presidente Felipe Benjumea ha rassegnato le sue dimissioni e Moody’s ha abbassato il giudizio su Abengoa a B3, dopo la diffusione dei conti trimestrali.

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