il 75% degli investitori istituzionali ha aspettative solide sull’EMD

Uno studio a cura di NN Investment Partners sulle aspettative degli investitori istituzionali sul debito dei mercati emergenti per i prossimi 2/3 anni.

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Uno studio a cura di NN Investment Partners sulle aspettative degli investitori istituzionali sul debito dei mercati emergenti per i prossimi 2/3 anni.

I paesi emergenti e i loro mercati dei capitali hanno continuato a svilupparsi rapidamente a partire dagli anni ’90, quando il Piano Brady ha creato un universo di strumenti monetari liquidi e investibili in valuta forte che ora offrono una gamma interessante e ricca di sottoclassi di attivi. Le aspettative per questi mercati sono solide: la ricerca “Investor Sentiment Emerging Markets Debt” commissionata da NN Investment Partners (NN IP) mostra che tre investitori professionali su quattro (il 75%) si aspettano un miglioramento dei driver economici fondamentali nel debito emergente nei prossimi due o tre anni, tra cui quasi un quinto (18%) che si aspetta un miglioramento significativo.

Più di sette intervistati su dieci (72%) prevedono un aumento nei prossimi 12 mesi dell’allocazione degli investitori istituzionali nel debito emergente, tra cui il 10% che prevede un forte aumento. Solo uno su undici (9%) prevede un calo. La ragione principale di questo aumento, citata dal 62% degli intervistati, è il sostegno fornito dai fondamentali degli emergenti; in particolare il 50% ha citato la qualità del credito degli emittenti. Tra gli altri motivi citati figurano i vantaggi in termini di diversificazione (47%).

Tuttavia, ci sono anche alcune riserve tra gli investitori. Più di tre intervistati su quattro (77%) dichiarano di avere una percezione generale di rischio elevato per quanto concerne gli investimenti nel debito emergente, mentre il 23% ritiene che si tratti di un rischio ancora più significativo. Per il 73%, il rischio di investimento rispetto al rendimento potenziale è un problema, mentre il 52% afferma di non avere il budget per il rischio e/o illiquidità per investire in questa asset class. Tra gli altri deterrenti figurano la mancanza di dati e informazioni disponibili sul debito emergente (47%) e la mancanza di conoscenze sulle modalità di incorporazione di questa asset class nella loro asset allocation (40%). Quasi nove investitori professionali su dieci (89%) fra quelli che prevedono una svolta negativa degli investimenti nel debito emergente ritengono che l’aumento dei tassi d’interesse stia creando un vento contrario e il 56% indica un rallentamento in Cina.

Marcelo Assalin, Head of Emerging Market Debt di NN Investment Partners, ha commentato: “I mercati emergenti stanno recuperando terreno rispetto ai paesi sviluppati grazie a una serie di fattori, tra cui una forte crescita economica, politiche economiche credibili e uno Stato di diritto chiaro. La loro crescita economica è stata superiore a quella dei mercati sviluppati dal 2000 e attualmente beneficiano in misura significativa della ripresa dei prezzi delle materie prime e di un’inflazione storicamente bassa, tutti fattori che sostengono i loro fondamentali del debito e riducono i rischi per gli investitori. Anche i rischi politici sono spesso sopravvalutati dagli investitori. In base alla nostra esperienza di investimento nel debito emergente negli ultimi 25 anni, le politiche governative sono spesso molto più moderate e pragmatiche di quanto non suggerisca la retorica elettorale. Il debito dei mercati emergenti offre ora un ampio spettro di sottoclassi di attivi che costituiscono uno degli universi di investimento più entusiasmanti al mondo. Inoltre, le inefficienze di mercato indicano che ci sono fantastiche opportunità, per manager attivi esperti, di ottenere i rendimenti più interessanti.”

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Mercati Emergenti