32 minuti senza trading dei bond nella Mumbai chiusa per Coronavirus

Liquidità quasi azzerata sul mercato obbligazionario indiano, dove stamattina non sono stati registrati ordini di acquisto per oltre mezz'ora. C'è attesa per il taglio dei tassi.

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Liquidità quasi azzerata sul mercato obbligazionario indiano, dove stamattina non sono stati registrati ordini di acquisto per oltre mezz'ora. C'è attesa per il taglio dei tassi.

La seduta odierna in India si è aperta in maniera piuttosto clamorosa. Per i primi 32 minuti, la piattaforma della Reserve Bank non ha registrato alcuna compravendita di obbligazioni sovrane. E a metà seduta, gli ordini ricevuti ammontavano solamente a 6,55 miliardi di rupie (sui 75 milioni di euro), quando la media giornaliera si attesta sui 453 miliardi. Cos’è successo di preciso? Mumbai, la capitale finanziaria indiana, è stata chiusa dal governo centrale per l’emergenza Coronavirus, trovandosi nello stato di Maharashtra, il più colpito dalla pandemia. I trader stanno lavorando da casa e c’è un clima di forte attesa per il sempre più probabile taglio dei tassi, che la Reserve Bank dovrebbe varare a inizio aprile, quando terrà il prossimo board.

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Ad oggi, il costo del denaro è fissato al 5,15%, a fronte di un’inflazione al 6,6% nel mese di febbraio, pur in discesa rispetto a gennaio. Ma quest’anno il cambio contro il dollaro ha perso il 6,5%, con la rupia indiana ad essersi indebolita ieri ai minimi di sempre. Questo andamento limita i margini di manovra della banca centrale, anche se si prevede un forte rallentamento per l’economia domestica, con la crescita che si fermerebbe per quest’anno al 3,5%, a seguito dei venti di crisi mondiale.

Forte taglio dei tassi?

Lo stesso mercato obbligazionario non sconterebbe, a differenza dei trader, un taglio dei tassi vigoroso. Questi si attendono che sia compreso tra 50 e 150 punti base, ma a guardare i rendimenti sovrani si legge un’altra storia. Il biennale offre oggi il 5,40%, il decennale il 6,33%. In poche parole, il mercato sconterebbe tassi e inflazione non calanti.

Probabile, tuttavia, che il crollo delle quotazioni del petrolio sotto i 30 dollari al barile acceleri la disinflazione in corso e spinga davvero la Reserve Bank a tagliare i tassi in misura decisa, dando fiato all’obbligazionario domestico, in attesa della liberalizzazione promessa dal governo Modi, che punta ad attirare capitali esteri.

Il problema è che circa un decimo delle importazioni indiane riguarda l’oro, un asset che sta rincarando nelle ultime settimane, pur tra alti e bassi. E una delle voci più significative delle esportazioni è quella dei diamanti, le cui vendite in questo periodo soffrono proprio la chiusura delle attività commerciali presso un po’ tutti i mercati avanzati e in Cina. Di fatto, la bilancia commerciale indiana rischia di mancare i guadagni che arrivano dal crollo del greggio e, addirittura, di peggiorare i saldi, gravando sul cambio, cosa che di fatto sta avvenendo. E più le prospettive a breve per la rupia si mostrano deboli, minori i margini sui tassi disponibili. La scarsissimi liquidità odierna non depone a sua volta a favore degli investimenti, amplificando la volatilità del mercato e i rischi in essa insiti.

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