+$2.700 miliardi di bond a rendimenti negativi, Bund sempre più cari

Fuga dei capitali verso il comparto obbligazionario e i titoli di stato della Germania tornando a rendere in profondo rosso. La tendenza rialzista dei prezzi è sostenuta dai timori degli investitori, ma i rischi s'impennano.

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Fuga dei capitali verso il comparto obbligazionario e i titoli di stato della Germania tornando a rendere in profondo rosso. La tendenza rialzista dei prezzi è sostenuta dai timori degli investitori, ma i rischi s'impennano.

Il Coronavirus non è passato inosservato sui mercati finanziari e più aumentano le preoccupazioni per l’impatto che rischia di avere sull’economia mondiale, maggiori i flussi dei capitali che si dirigono verso il comparto obbligazionario, in cerca di sicurezza. In pochi giorni, i bond con rendimenti negativi si sono impennati di ben 2.700 miliardi di dollari di controvalore, arrivando alla cifra di 13.900 miliardi.

A beneficiare di questo ritorno di fiamma per i titoli di stato, in particolare, è stata certamente l’Eurozona più di tutti. Dalla Grecia all’Irlanda, passando per Italia, Spagna, Francia, Germania e Austria, non c’è stata una sola asta che non abbia attirato ordini record.

Eurobond superstar a gennaio: capitali a fiumi a caccia di asset sicuri e lunghi

In media, i collocamenti sindacati hanno esitato a gennaio un “bid-to-cover” ratio di 6, cioè 270 miliardi di euro per un’offerta di 45. Ciò ha fatto crollare i rendimenti sovrani dopo che dalla fine del settembre scorso avevamo assistito a una tendenza rialzista (ribassista dei prezzi). L’esempio più eclatante è forse il Bund. La curva delle scadenze in Germania era tornata a offrire sopra lo zero dai 15 anni insù a dicembre, mentre oggi è ridiventata negativa fino ai 25 anni. E il trentennale tedesco rende tra 0,07% e 0,08%, quando il 13 gennaio scorso aveva toccato un apice dello 0,37%.

Il Bund a 10 anni viaggia tra -0,43% e -0,45%, anche in questo caso in netto calo rispetto al -0,115% toccato a metà gennaio. I titoli tedeschi sono rincarati nuovamente, pur tenendosi sotto i massimi storici toccati tra fine agosto e inizio settembre, quando il decennale implose a un rendimento del -0,70%. Per nostra fortuna, il trend sta coincidendo con un rincaro anche dei BTp, la cui scadenza a 10 anni è scesa in area 0,90%, nei pressi dei minimi storici di settembre, mentre fino a poche sedute fa, prima delle elezioni regionali del 26 gennaio scorso, viaggiava all’1,40%. Grazie a ciò, lo spread BTp-Bund a 10 anni si è compresso a circa 135-140 punti base, giù dai 165-170 delle settimane di gennaio.

Boom di rendimenti negativi, ma anche di rischi

Solo la scorsa settimana, ha calcolato l’indice di Bank of America, i Bund hanno guadagnato il 2%.

Agli investitori che non intendono tenere questi titoli fino alla scadenza, i rendimenti negativi non fanno paura, perché le perdite che infliggono sarebbero solo teoriche, vale a dire destinate a materializzarsi solo per i “cassettisti”. Chi rivende, può sempre confidare in una ulteriore crescita dei prezzi per maturare qualche plusvalenza o anche solo per uscire senza ferirsi. Ovviamente, queste aspettative ottimistiche si fondano su due premesse imprescindibili: che le banche centrali continuino a mantenersi molto accomodanti da qui al medio termine e che qua e là sui mercati globali esplodano di tanto in tanto fenomeni di isteria, spingendo gli investitori a rifugiarsi negli assets sicuri.

Tutto si regge malamente, a dire il vero. Basterebbe, ad esempio, che l’inflazione iniziasse a surriscaldarsi per fare risalire velocemente i rendimenti delle obbligazioni. E il Coronavirus, abbiamo avvertito ieri, se da un lato sta impattando negativamente sul petrolio per la minore domanda stimata in Cina, dall’altro sta riducendo la produzione di numerosissimi beni prodotti nella provincia di Hubei, come auto, componenti elettronici, iPhone, etc., teoricamente creando le premesse per una lievitazione dei prezzi sui mercati di sbocco, causa minore offerta.

Come il virus cinese potrebbe fare impennare i rendimenti delle obbligazioni

Attenzione a giocare con i rendimenti negativi, se si è un semplice investitore individuale. Lasciate che a tradare bond di questa natura siano gli istituzionali, coloro che gestiscono portafogli miliardari e che hanno conoscenza complessiva sui mercati, oltre che capacità di diversificazione geografica, settoriale, valutaria e per scadenza di cui un singolo non disporrebbe. Non dimentichiamoci che a settembre i titoli con rendimenti negativi ammontavano a 17.000 miliardi di dollari e che nel giro di 3-4 mesi scesero di quasi 6.000 miliardi, risultato di un calo dei prezzi anche a doppia cifra sulle scadenze più lunghe. E per i deboli di cuore non è un gioco adatto.

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