I vaccini potrebbero creare varianti, la bomba di Salvini ha basi scientifiche o è una bufala?

Sono i vaccini a creare le varianti? La provocazione di Salvini.

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L’ha sparata grossa Matteo Salvini qualche giorno fa sui vaccini che potrebbero essere loro stessi la causa delle varianti. Oggi l’incubo si chiama variante Delta, e il leader della Lega, incalzato dal giornalista che gli chiedeva se intendeva vaccinarsi, ha risposto con un dubbio amletico che ha generato non poca preoccupazione.

Varianti Covid, copla dei vaccini?

Perché tutte queste varianti? La variante Delta è quella che si sta imponendo nel mare magnum delle varianti, ma ce ne sono davvero tante. Perché il Covid-19 si sta evolvendo prendendo tutte queste strade diverse? Non siamo di fronte una scelta di libero arbitro che vuole negare il determinismo, come avviene nella famosa serie Loki che tanto ha fatto discutere sul concetto di variante in questi giorni. Sappiamo che i virus non attuano scelte volontarie, intese in senso antropomorfo, ma si evolvono e si adattano in base a fattori esterni che appunto ne determinano l’evoluzione.

Cosa è successo quindi che ha costretto questo virus a prendere tante strade diverse e variare in differenti versioni di sé stesso? La risposta ufficiale della comunità scientifica è che proprio il proliferare del virus ha fatto sì che si adattasse alle diverse condizioni ambientali e mutasse in qualcosa di diverso. Il vaccino quindi sarebbe l’unico strumento per mettere freno a questa continua mutazione. Eppure, c’è stato effettivamente chi non la pensava così e che probabilmente ha influenzato il pensiero di Salvini.

Vaccini e varianti Covid, la polemica di Crisanti

Salvini non ha fatto nomi, ma spulciando sul web si scopre che qualche mese fa era stato il nostro virologo Crisanti a dire che in questo momento, con le tante varianti in circolazione, non era il vaccino la soluzione: “Più c’è moltiplicazione virale più crescono le probabilità che aumentino varianti e che possa emergere una variante resistente al vaccino. Non si vaccina in presenza di varianti, perché sarebbe come trattare una persona affetta da un’infezione batterica con un basso livello di antibiotici o addirittura con antibiotici sbagliati. Così si selezionano le varianti resistenti, è inevitabile”. Oggi la sua posizione appare meno chiara, o forse semplicemente più diplomatica: puntare sui vaccini, ma anche sulle cure.

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