Si sveglia dopo anestesia e dice di aver compreso l’universo, e c’è chi gli crede

Lo strano caso di uno psicologo che, durante l'anestesia, scopre il senso di tutto l'universo. Cosa c'è oltre il sogno?

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È proprio vero, a volte la psicologia è la cugina tonta della scienza, almeno se vogliamo parafrasare Galimberti. Detto questo, certi argomenti hanno sempre il loro fascino, anche se francamente certi titoloni di giornali anche importanti lasciano un po’ basiti. Si sveglia dall’anestesia totale e comprende come funziona l’Universo. Merita davvero una notizia giornalista il sogno di un paziente? Forse, se il sogno è fatto da un professore, allora sì.

L’universo in un sogno

È la solita regola dell’ipse dixit, se il concetto arriva da un eminente professore, allora quelle parole devono pur avere un fondamento, e meritano rispetto. La controversa vicenda ci arriva infatti da un saggio di psichiatria e le parole sono di un medico dell’Università di Warwick, Regno Unito, che racconta oggi la sua esperienza avvenuta ben 40 anni fa. Dopo un incidente fu portato all’ospedale per essere operato, gli venne somministrata l’anestesia totale e durante le ore di incoscienza fece un sogno che gli svelò i segreti dell’universo, o almeno questa fu la sua percezione una volta tornato nel mondo della veglia.

Oggi il sogno è stato raccontato, ecco alcuni estratti del racconto: “Uno sfondo di luminosità bianca, sono su una scala, anche se sperimento un’indescrivibile ‘scala’ piuttosto che vedere una scala fisica. Non mi percepisco come un sé incarnato, ma come un essere, simile a come spesso si percepisce il sé negli stati di sogno. Sono consapevole della mia essenza piuttosto che del mio corpo fisico. Il movimento verso l’alto non è un’esperienza di movimento fisico, ma di progressione. Incontro due amici, con uno dei quali parlo, chiedendo cosa stesse facendo. Dice ‘non è ancora la mia ora’ e ci incrociamo. Oltrepasso mio padre e due fratelli e gradualmente divento consapevole di una luce bianca brillante pacifica e invitante in cima alla ‘scala’. La luce ha una qualità eterea e una personalità indefinibile. Sento la luce come un essere sacro e provo un’immensa pace e calma mentre mi avvicino. Mentre mi avvicino alla luce, ‘visualizzo’ una massiccia esplosione con una diffusa dispersione di ‘materiale’. Una cascata di esplosioni e crolli si susseguono. Provo un senso di meraviglia e splendore. Comprendo che questi sono cicli di creazione e distruzione. Questa consapevolezza sorge completamente formata, è assolutamente convincente. Ha una qualità noetica: un’apprensione diretta e immediata della conoscenza e della comprensione”.

Sogni affascinanti sull’universo

Per quanto queste parole non abbiano alcun significato a livello fisico, possiamo dire che il fascino del racconto ha sicuramente non pochi punti di interesse, anche accademico, se si restringe la sfera a quella che è in effetti poi la reale competenza del professore, ossia la psicologia. Lo stesso narratore della vicenda, comunque, alla fine del racconto, conclude il tutto riconoscendo che il sogno, benché gli abbia lasciato questa forte consapevolezza di aver finalmente afferrato il senso dell’universo, ha le sue origini esclusivamente nella sua psiche, anche se non sa se gli è stato indotto dai farmaci per l’intervento o altro.

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