'Rosmarino e lavanda a rischio export per Brexit

Rosmarino e lavanda a rischio export per Brexit

Brutte notizie per il rosmarino e la lavanda italiani: sono infatti a rischio esportazione per la Brexit a causa di norme fitosanitarie più stringenti del Regno Unito, le info.

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Brutte notizie per il rosmarino e la lavanda italiani: sono infatti a rischio esportazione per la Brexit a causa di norme fitosanitarie più stringenti del Regno Unito, le info.

L’export italiano della lavanda e del rosmarino italiano è a rischio per la Brexit. Ciò a causa delle norme fitosanitarie più stringenti per evitare l’ingresso della xylella nel Regno Unito. Quest’ultimo è un batterio gram negativo della classe Gammaproteobacteria che vive e si riproduce dentro l’apparato conduttore della linfa grezza. Può alterare la pianta che la ospita fino a provocarne la morte e proprio per queste sue caratteristiche è molto temuta in agricoltura. Ma vediamo cosa sta succedendo.

Allarme export rosmarino e lavanda nel Regno Unito

Nonostante gli accordi già presi con l’Unione Europea, il Regno Unito ha fissato delle nuove regole fitosanitarie molto più restrittive a causa delle quali c’è il rischio dell’export italiano della lavanda e del rosmarino. Il motivo è che il Regno Unito vorrebbe evitare l’introduzione della xylella che come abbiamo già detto è un batterio molto fastidioso, presente ancora negli uliveti italiani.
L’allarme è stato lanciato da Confagricoltura che ha sollecitato un rapido intervento della Commissione dell’Unione Europea perché il provvedimento inglese è stato approvato il mese scorso e mette a rischio soprattutto le esportazioni italiane tra cui la lavanda ed il rosmarino. I produttori liguri sono in allarme in quanto entrambi i prodotti sono molto richiesti nel Regno Unito (quasi il 5% di export in valore) e per questo potrebbe avere un forte danno economico.

A rischio export rosmarino e lavanda italiana in Uk

Confagri ha chiesto ai Ministeri delle Politiche Agricole e degli Affari Esteri di intervenire ed ora il dossier è sul tavolo della Commissione Europea. Quest’ultima si è lamentata con le autorità britanniche per l’adozione di tali misure dato che non sono giustificate né dal punto di vista scientifico né con gli accordi che erano stati stipulati in passato.


Il provvedimento preso dal Regno Unito, infatti, è stato unilaterale per cui le aziende non hanno avuto nemmeno il tempo per adeguarsi. Tra le richieste, poi, vi è anche quella di controlli molto dispendiosi dal punto di vista delle procedure che molto spesso non possono essere eseguite creando un forte svantaggio competitivo.
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