Rincari prezzi, non è finita: ecco 434 aumenti che ci faranno diventare ancora più poveri

Non è più un segreto che ormai i lavoratori dipendente, soprattutto nell'ultimo anno, cioè da quando ci sono i rincari a seguito del boom dell’inflazione, hanno perso il 15% del potere di acquisto.

di , pubblicato il
Assegno unico

Qualcuno ha sperato che nel 2023 i rincari dei prezzi dei prodotti alimentari in vendita al supermercato si sarebbero abbassati dopo il boom dei mesi scorsi. Ormai fare la spesa è diventato una sorta di rito in cui si cerca di trovare il prodotto a meno. O si spera di non superare una certa cifra. La notizia che circola nelle ultime ore, invece, non è per nulla positiva e toglie quasi del tutto le speranze. Infatti, i produttori di beni alimentari e altri prodotti da supermarket nei primi 10 giorni del 2023 avrebbero chiesto 434 aumenti di listino. Quindi la pressione è iniziata in maniera decisamente forte – come scrive anche il Corriere della Sera.

Rincari prezzi, 434 aumenti chiesti dai produttori nel 2023

Non è più un segreto che ormai i lavoratori dipendente, soprattutto nell’ultimo anno, cioè da quando ci sono i rincari a seguito del boom dell’inflazione, hanno perso il 15% del potere di acquisto. Questo significa che rispetto al passato recente, le famiglie a causa dei maggiori costi da affrontare tra spesa, bollette e trasporti, hanno perso quella parte di reddito che prima destinavano ad altre spese o che potevano tenere da parte.

L’inflazione corre, è all’11% e nel nostro paese c’è un conflitto in corso tra le varie parti della società. Alcuni mesi fa le imprese avevano già messo sul piatto 1.281 richieste di aumenti di prezzo per un aumento medio del 25%.

I grandi supermercati per non perdere i clienti, che già si sono rifugiati nei discount, hanno lottato per evitare un aumento così importante, riuscendo ad arrivare all’8,75%. Il nuovo anno, però, è iniziato con la richiesta di nuovi aumenti. Si legge che per le bevande sono stati chiesti aumenti del +18,36%.

Per l’olio +47,24%, per i prodotti ittici +28,64%, per il settore drogheria e alimentare +19,47%, per il riso +25,42%. Non va meglio per il cibo per animali +24,41%, yogurt +19,92, cibi per l’infanzia +19,69% e pane +17,98%.

Aumenti di 2.384,42 euro annui in più per le famiglie

Come scrive Corriere, si tratta di un elenco che sarebbe dovuto rimanere riservato, su cui si sta già giocando una guerra da non sottovalutare. Infatti le multinazionali del cibo potrebbero minacciare di non fornire più la Gdo, che dal canto suo potrebbe sostituire dagli scaffali quei prodotti che non vogliono moderare gli aumenti. I consumatori, invece, hanno l’unica possibilità di acquistare al discount.
Di recente, l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori aveva calcolato l’impatto che il 2023 avrà sui conti delle famiglie. Si parla di 2.384,42 euro annui in più. Solo per la spesa alimentare si spenderanno 683,82 euro in più. Per per le tariffe di luce e gas 880,80 e per per i trasporti 295,13 in più rispetto a prima.

Argomenti: ,