Province: accorpamenti da gennaio. Ma la politica promette battaglia

Voci critiche da tutta Italia. E il risparmio previsto dal governo è di soli 40 milioni di euro l’anno

di , pubblicato il
Voci critiche da tutta Italia. E il risparmio previsto dal governo è di soli 40 milioni di euro l’anno

Il tanto atteso decreto per l’accorpamento delle Province nelle Regioni a statuto ordinario è stato approvato mercoledì dal Consiglio dei Ministri. Si passa da 86 a 51, comprese le dieci città metropolitane. Le giunte attualmente in carica decadranno a gennaio, “il governo si è mosso tra spinte al mantenimento dello status quo e spinte alla cancellazione totale delle Province – ha dichiarato il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi – Sono Province nuove per dimensioni e per sistema di governance”. Il periodo di transizione durerà fino al prossimo mese di novembre, quando nelle intenzioni dell’esecutivo si terranno le elezioni per decidere i nuovi vertici. Nessuna novità al momento per le Regioni a Statuto speciale (Val D’Aosta, Trentino Alto – Adige, Friuli – Venezia – Giulia, Sardegna e Sicilia), che hanno ottenuto ulteriori sei mesi di tempo per indicare al governo i propri suggerimenti sugli accorpamenti.

CAMPANILISMI E DIVISIONI. E GLI AMMINISTRATORI GETTANO BENZINA SUL FUOCO

La nuova mappa disegnata dal governo Monti ha risvegliato divisioni e campanilismi, sollecitati dalla politica che non vuole perdere incarichi e poltrone. Mentre la paventata abolizione di tutte le Province, sventolata dall’esecutivo tecnico sin dal suo insediamento, resta sullo sfondo come un miraggio. La nuova provincia Massa – Carrara – Pisa – Livorno (1,3 milioni di abitanti, la più popolosa) è il simbolo di queste rivalità mai sopite. Ma non si tratta di un caso isolato: Milano e Monza, Mantova e Cremona, Firenze e Prato, Latina e Frosinone, Benevento e Avellino, Catanzaro e Crotone, sono alcuni esempi in tal senso. “I brianzoli non si arrenderanno, perché ci abbiamo messo 30 anni per tagliare il cordone di una politica milanocentrica” il commento di Dario Allevi, presidente della provincia di Monza. “Sarebbe indegno accostare il gonfalone della nostra città a questa vergogna istituzionale” è la protesta del sindaco di Prato, Roberto Cenni, che ha ricevuto i giornalisti seduto su un wc, un modo secondo il primo cittadino per esprimere i sentimenti della città sulla decisione dell’esecutivo. “E’ un imbroglio” secondo il vice-sindaco di Livorno Bruno Picchi. I labronici saranno costretti a unirsi agli “odiati” cugini pisani.  Intanto la provincia di Varese annuncia ricorso al Tar, mentre il Molise si dice pronto a interpellare la Corte Costituzionale.

In un solo colpo è stata cancellata la storia secolare di oltre quaranta province italiane e di quaranta capoluoghi, senza uno straccio di studio economico-sociale, per valutare le conseguenze catastrofiche sui territori locali” è la versione di Nicola Ottaviani, sindaco di Frosinone. “È un percorso che non porta nulla di buono a cominciare dall’unità politica e già stiamo assistendo ad uno scenario che mette gli uni contro gli altri i territori provinciali”, ha sostenuto Antonella Stasi, vice presidente della regione Calabria. Una delegazione di consiglieri e sindaci della provincia di Crotone si è recata fino al Quirinale per protestare in tal senso, consegnando una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

IL MINISTRO CANCELLIERI: “ASCOLTEREMO OGNI PROPOSTA”

Il prospettato riordino degli enti intermedi è sentito per i 180 mila abitanti della provincia di Crotone come una vera e propria soppressione di fondamentali prerogative, circostanza che rischia di trascinare il nostro già martoriato territorio indietro di venti anni” scrivono i politici calabresi. Ma proprio la Provincia di Crotone è, nel silenzio generale, da tempo all’attenzione dalla Prefettura del capoluogo a causa di possibili infiltrazioni mafiose. Una commissione d’accesso è stata inviata nella sede provinciale oltre un anno fa (agosto 2011). “Mostrare la cartina e parlare con slogan, come è stato fatto a Palazzo Chigi senza far conoscere il decreto ai diretti interessati è umiliante – ha dichiarato il presidente della Provincia di Torino e vice-presidente dell’Upi (Unione Province Italiane), Antonio Saitta – I ministri Patroni Griffi e Cancellieri sembravano due professori di geografia che non sanno dare risposte a uno che, come me, in Provincia di Torino, si chiede come farà a gestire il territorio“.

Se alcune proteste appaiono sensate, anche perchè il governo non ha perso tempo per spiegare l’effettivo funzionamento degli enti locali nella lunga fase di transizione da gennaio a novembre 2013, altre uscite sembrano studiate solo per solleticare antiche rivalità e far montare la protesta dell’opinione pubblica. In ogni caso la mano del governo non è stata affatto pesante. Al netto di sorprese, da non escludere anche perchè in primavera si voterà per eleggere il nuovo governo, la revisione di spesa permetterà un risparmio di appena 40 milioni di euro l’anno (stima dell’esecutivo). Spiccioli in confronto al miliardo di euro l’anno (anche di più sostengono gli ottimisti) se si fossero abolite tutte le Province. Le voci critiche hanno già ottenuto un tavolo di confronto da parte del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. “In un quadro di dialogo ad ampio raggio, di tutti con tutti e alla luce dei cambiamenti che sono intervenuti nella società in questi secoli io credo che sia venuto il momento in cui i campanilismi possano essere superati. Senza forzature, naturalmente, e ascoltando ogni proposta”.

LE NUOVE PROVINCE

PIEMONTE: Torino;  Cuneo;  Asti-Alessandria;  Novara -Verbano – Cusio – Ossola; Biella -Vercelli.

LIGURIA: Imperia – Savona; Genova; La Spezia.

LOMBARDIA:  Milano – Monza – Brianza; Brescia; Mantova – Cremona – Lodi; Varese – Como – Lecco; Sondrio; Bergamo; Pavia.

 VENETO: Venezia;Verona – Rovigo; Vicenza; Padova -Treviso; Belluno;

EMILIA ROMAGNA: Bologna; Piacenza – Parma; Reggio Emilia – Modena;  Ferrara; Ravenna – Forlì- Cesena- Rimini;

TOSCANA: Firenze – Pistoia – Prato;  Arezzo; Siena -Grosseto; Massa Carrara – Lucca – Pisa – Livorno.

MARCHE: Ancona; Pesaro – Urbino; Macerata – Fermo – Ascoli Piceno.

 UMBRIA: Perugia – Terni.

 LAZIO: Roma; Viterbo – Rieti; Latina – Frosinone.

ABRUZZO: L’Aquila – Teramo; Pescara –  Chieti.

MOLISE: Campobasso – Isernia.

CAMPANIA: Napoli; Caserta; Benevento – Avellino, Salerno.

PUGLIA: Bari, Foggia –Andria –Barletta -Trani; Taranto – Brindisi; Lecce.

BASILICATA: Potenza -Matera.

CALABRIA: Cosenza; Crotone –Catanzaro – Vibo Valentia; Reggio Calabria.

Gli organi politici dovranno avere sede esclusivamente nelle città capoluogo – si legge nella nota emessa da Palazzo Chigi – e sempre dal 1° gennaio 2014 diventeranno operative le città metropolitane, che sostituiscono le province nei maggiori poli urbani del Paese realizzando, finalmente, il disegno riformatore voluto fin dal 1990, successivamente fatto proprio dal testo costituzionale e, tuttavia, finora incompiuto”.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: