Presenza salmonella: sarebbe inferiore nella galline non allevate in gabbia, il parere dell’EFSA

L'Efsa ha pubblicato un suo parere riguardo la salmonella: la sua presenza sarebbe inferiore nelle galline allevate con metodi alternativi alla gabbia.

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L'Efsa ha pubblicato un suo parere riguardo la salmonella: la sua presenza sarebbe inferiore nelle galline allevate con metodi alternativi alla gabbia.

L’Efsa, che è l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato un suo parere riguardo la salmonella: la sua presenza, infatti, sarebbe inferiore nelle galline allevate “in sistemi di stabulazioni alternativi rispetto a quelli in gabbia”. Ecco dettagli maggiori.

La salmonellosi nelle galline

Come comunica anche il noto sito Ilsalvagente.

it la salmonellosi è la seconda malattia alimentare più diffusa nel nostro paese dopo la campylobatteriosi. Per chi non lo sapesse, la salmonellosi è una malattia infettiva che colpisce l’apparato digerente e che viene provocata dai batteri del genere salmonella. Essa viene trasmessa mediante l’assunzione di cibi, bevande contaminate o per contatto ed i sintomi prevalenti sono la diarrea, il vomito e i dolori addominali.

Nel parere pubblicato dall’Efsa si evince che la presenza di salmonella sarebbe inferiore nelle galline ovaiole allevate in sistemi di confinamento diversi dalla gabbia. Già dal 2012, comunque, il confinamento di esse in batteria è vietato nell’Unione Europea in quanto le ovaiole possono soltanto alloggiare in gabbie più grandi delle batterie che devono avere anche una lettiera ed un nido. Sono ammessi anche alloggi alternativi come all’aperto e il biologico. Tornando al parere dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare il fatto che la presenza di salmonella sia inferiore nelle galline allevate in modo alternativo alla gabbia non può essere spiegato a fondo in quanto non vi sono delle prove scientifiche.

La campylobatteriosi e la salmonellosi

La campylobatteriosi è una malattia batterica gastrointestinale causata dal batterio “gram negativo campylobacter”. Negli ultimi dieci anni essa ha registrato un forte incremento e rappresenta un problema considerevole per la salute pubblica. Il periodo di incubazione va da un giorno ad una settimana in base ai casi ed i sintomi consistono in nausea, vomito, dolore addominali, diarrea, febbre e mal di testa.

Tornando alla salmonellosi nel 2017 negli stati membri dell’Unione Europea i casi di tale malattia sono stati 91.662. Secondo il report dell’Efsa, però, tale dato potrebbe ridursi della metà qualora si fissassero degli obiettivi più severi riguardanti le galline ovaiole a livello di azienda.

Al momento i paesi Ue hanno l’obbligo di ridurre al 2% la percentuale di greggi infetti da alcuni tipi di salmonella. Se però l’obiettivo fosse ridotto all’1% allora anche i casi di salmonellosi trasmessi all’uomo mediante le galline ovaiole si ridurrebbero del 50%. Al momento tale obiettivo è per le galline da riproduzione per cinque tipi di salmonella.

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