'Perché il ritorno alla zona gialla rovinerebbe anche questo Natale

Perché il ritorno alla zona gialla rovinerebbe anche questo Natale

Cosa comporta il passaggio alla zona gialla.

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Zona blu

Dopo diversi mesi di relativo ritorno alla normalità, si torna a fare i conti con il possibile ritorno della zona gialla e delle conseguenze che essa implicherebbe sulla vita degli italiani. Al momento le Regioni che “vedono” vicino il passaggio alla zona gialla sono Friuli Venezia Giulia, Veneto, Valle d’Aosta e Liguria. A queste si aggiunge anche la provincia autonoma di Bolzano. Per tutte, il rischio concreto è che si passi dalla zona bianca alla zona gialla già entro la fine del mese di novembre.

Cosa comporta il passaggio alla zona gialla

In primis il ritorno alla zona gialla obbliga di indossare la mascherina anche all’aperto. Ma non è tanto questo che spaventa famiglie e commercianti, in vista delle festività di fine anno. Il passaggio al giallo implica anche la reintroduzione delle restrizioni ai ristoranti, con i ristoratori che devono fare i conti con il limite di tavoli di 4 persone, ad eccezione della deroga valida per i soli conviventi. Tutto questo avrebbe delle pesanti ricadute economiche in occasione delle festività natalizie, da sempre sinonimo di grandi tavolate e tanto cibo.

Inoltre la zona gialla porterebbe a nuove restrizioni per teatri, musei, terme, concerti e cinema, con la riduzione della capienza fino al 50% di quella massima. Lo stesso discorso vale per il numero massimo di spettatori all’aperto e al chiuso, limitato rispettivamente a 2.500 e 1.000 unità.

Tutto questo avrebbe delle conseguenze anche sui tradizionali Mercatini di Natale, uno degli appuntamenti più importanti dell’anno a livello turistico per le province autonome di Trento e Bolzano.

Non è da escludere nemmeno il ritorno alla zona arancione

E se la zona gialla mette paura, non bisogna dimenticarsi nemmeno della zona arancione.

Al momento la regione Friuli Venezia Giulia e la provincia di Bolzano superano l’incidenza settimanale di 150 casi ogni 1.000 abitanti, uno dei due fattori che di fatto “accendono” la zona arancione. A questo si devono poi sommare il tasso di occupazione in area medica sopra il 30% e del 20% in terapia intensiva, percentuali che al momento sono ancora lontane dall’essere raggiunte.

Vedi anche: Italia in zona gialla da fine novembre, ecco le nuove regole e cosa cambia con il cambio colore

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