Per andare in bagno Amazon usa il cronometro con i lavoratori? Ecco la denuncia della Cgil

Lavoratori Amazon, la storia della dipendente multata perché è rimasta troppo tempo in bagno.

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I lavoratori Amazon sono nuovamente nell’occhio del ciclone. Stavolta il motivo è legato ad un dipendente che è rimasto in bagno più di 20 minuti e per questo è stato multato e sospeso per un giorno dal lavoro. In seguito, l’ispettorato del lavoro ha dato torto alla nota multinazionale e ha annullato la multa disposta dalla società al dipendente. Anche la Filt Cgil ha esultato e tramite Luca Iacomino ha sottolineato: “I lavoratori Amazon sono cronometrati per andare in bagno e vengono puniti con sanzioni disciplinari se i tempi non sono conformi all’algoritmo”.

Lavoratori Amazon, la storia della dipendente multata perché è rimasta troppo tempo in bagno

I fatti riguardano una dipendente di Torrazza Piemonte, che all’1.15 di notte si è recata in bagno senza farlo sapere ai responsabili e una volta uscita dalla toilette si sarebbe anche fermata a parlare con un collega. Amazon avrebbe deciso di multare la donna perché si sarebbe intrattenuta in bagno per 20 minuti, ma in realtà la pausa non avrebbe superato i 15 minuti e la stessa dipendente ha poi sottolineato che “tra andare, restare e tornare dal bagno non sarebbero passati più di 10 minuti”.

L’ispettorato del lavoro ha dato ragione alla lavoratrice di Amazon, anche perché ciò che le è stato contestato era poi ridimensionato dagli stessi rappresentanti della società. Amazon ha fatto sapere che non sono previsti tempi massimi per andare in bagno ma la dipendente non aveva avvisato, anche se poi è emerso che la donna ha un ruolo per cui non era previsto avvisare i responsabili.

Arriva la risposta del colosso

“Siamo determinati ad andare avanti nella difesa dei diritti e nel far riconoscere ai lavoratori la corretta applicazione delle norme sul lavoro, del contratto nazionale di lavoro e sulla sicurezza negli ambienti di lavoro con la massima attenzione ai ritmi e carichi di lavoro” ha detto la Cgil.

Anche la risposta di Amazon non è tardata ad arrivare:

“Pur rispettando la decisione del collegio arbitrale riteniamo tuttavia di dover dissentire rispetto a quanto riportato, ribadendo che Amazon non monitora le pause né tantomeno cronometra i propri dipendenti. Le condizioni di lavoro delle persone impiegate nei nostri magazzini non soltanto rispettano le previsioni del contratto nazionale di categoria ma vanno ben al di sopra degli standard di settore”.

Per Amazon si trarrebbe più di un problema di sicurezza, per cui chiede si informare i responsabili prima di allontanarsi:
“È infatti da considerare che in questo sito impieghiamo oltre 1500 lavoratori ed è essenziale che le persone seguano le procedure. Non farlo potrebbe avere conseguenze significative in caso di emergenza o evacuazione“.
Il problema per il gruppo dell’e-commerce è legato alla sicurezza sul luogo di lavoro ma la vicenda ha riaperto vecchi dibattiti sui lavoratori di Amazon. 

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