Pensioni, Opzione Donna: ecco cosa potrebbe cambiare

Ancora non è finita per Opzione Donna, ecco cosa potrebbe cambiare sul fronte pensioni lavoratrici. Si dovrà capire se si tornerà alle soluzione originaria o se verranno eliminate solo le condizioni previste.

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Pensioni 2023 di febbraio.

Per il momento, sembrerebbe che per quanto concerne le pensioni 2023, l’Opzione Donna, così come formulata nella manovra, non cambierà. Potrebbero però esserci modifiche dell’ultima ora, spiega Claudio Durigon, che è il sottosegretario al lavoro del Governo Meloni. Il problema sono le coperture che mancano, servono infatti 80 milioni nel 2023 e 250 milioni nel 2024. Quindi nulla è perduto perché se queste ultime si trovassero, potrebbe esserci una proroga dell’attuale versione con uscite a 58 anni che diventano 59 per le lavoratrici autonome e 35 anni di contributi.

È intervenuto sulla questione anche Davide Aiello che è il capogruppo del Movimento Cinque Stelle in Commissione Lavoro alla Camera. Ha affermato che con la nuova manovra, non si supererà la legge Fornero nonostante il suo smantellamento sia stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale. Le nuove misure come la ‘nuova’ Opzione Donna e Quota 103, anzi, penalizzeranno ancora di più le donne.

Pensioni, opzione donna: le novità fino ad oggi

Nella nuova legge di Bilancio ci sarebbe non solo stretta al Reddito di Cittadinanza ma anche a Opzione Donna.

Bisognerà però attendere ancora il via libera da parte del Parlamento per avere la conferma di come avverrà il nuovo meccanismo di anticipazione della pensione per le lavoratrici.

Al momento esso prevede che le donne possano lasciare il lavoro a 60 anni. Si può però ridurre di 1 anno per ogni figlio fino a massimo due anni. Ciò significa che chi ha un figlio potrà andare in pensione a 59 anni mentre chi ne ha due o più a 58 anni. L’anticipo pensionistico, però, non riguarderà tutte ma solo tre categorie di lavoratrici. Esattamente coloro che lavorano per un’azienda in crisi, quelle caregiver e le invalide almeno al 74%.

Tutto può cambiare

Fino a che la legge di Bilancio non sarà approvata, però, tutto potrebbe cambiare sul fronte delle pensioni e su Opzione Donna. Il Partito Democratico, il Movimento Cinque Stelle e altri esponenti della maggioranza di Governo, infatti, hanno chiesto a gran voce di eliminare la variabile “figli” che è prevista nel testo originario della Manovra.

Questa linea marcata di privilegiare le donne, ma solo se madri, ha suscitato un enorme polverone e ha sollevato il dubbio che questa norma abbia profili di incostituzionalità molto marcati.

Opzione Donna, come spiega l’Inps, è un trattamento pensionistico calcolato secondo le regole del calcolo del sistema contributivo. Esso è riservato alle lavoratrici autonome/dipendenti che hanno maturato i requisiti previsti dalle legge entro il 31 dicembre 2021. Possono accedere a questo trattamento, però, solo coloro che hanno contributi uguale o più alti di 35 anni e un’età di 58 anni (lavoratrici dipendenti) e 59 anni (autonome).

La nuova versione di Opzione Donna, invece, darebbe la possibilità di andare in pensione in anticipo solo a chi ha figli. Quindi chi non ne ha avuti o non li ha voluti, dovrà lavorare.

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