Pensioni, gennaio 2023: quando arrivano gli aumenti? E a quanto ammonteranno per ogni fascia?

Ecco quali saranno gli importi e i tagli alla perequazione sulle pensioni 2023 a seconda della fascia di appartenenza.

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Pensioni 2023 di febbraio.

Il governo Meloni ha proseguito in una prassi oramai consolidata, quello del taglio progressivo della rivalutazione per le pensioni 2023. Per l’anno in corso, infatti, la perequazione sarà piena, vale a dire al 100%, soltanto per gli assegni fino a quattro volte superiori al trattamento minimo. La soglia dunque è di circa 2.100 euro lordi. Gli importi maggiori, invece, subiranno tagli progressivi secondo uno schema suddiviso in sette fasce di reddito pensionistico.

Per perequazione si intende la fissazione del tasso di inflazione a partire dal quale si effettua la rivalutazione dell’importo dell’assegno pensionistico: ogni anno la pensione cresce a partire dagli indici inflattivi e secondo precise percentuali.

L’indice ISTAT ha calcolato un tasso del 7,3%, e dunque gli assegni cresceranno di tale percentuale (sempre fino al massimo di quattro volte il trattamento minimo). La Legge di Bilancio 2023 ha fissato per biennio 2023-2024 sette fasce di rivalutazione a partire dalla consistenza dell’assegno pensionistico.

Il meccanismo è semplice: più l’assegno è alto, più la percentuale della perequazione sarà bassa.

Importi pensioni 2023, come cambiano a partire da gennaio

Ecco uno schema semplice su come cambieranno gli importi delle pensioni 2023.
1. Pensioni minime – rivalutazione piena al 7,3% con in aggiunta un ulteriore 1,5%.
2. Pensioni lorde fino a 2.101,52 euro al mese – rivalutazione piena al 7,3%.
3. Pensioni lorde da 2.102 a 2.627 euro – rivalutazione ridotta all’85% (rispetto al 7,3%).
4. Pensioni lorde da 2.627 a 3.152 euro – rivalutazione ridotta al 53% (rispetto al 7,3%).
5. Pensioni lorde da 3.152 a 4.203 euro – rivalutazione ridotta al 47% (rispetto al 7,3%).
6. Pensioni lorde da 4.203 a 5.254 euro – rivalutazione ridotta al 37% (rispetto al 7,3%).
7. Pensioni lorde oltre 10 volte il minimo (oltre 5.254 euro) – rivalutazione ridotta al 32% (rispetto al 7,3%).

Semplificando al massimo: maggiore è l’entità dell’assegno pensionistico, minore in percentuale sarà l’aumento.

Per chi, invece, riceve un trattamento pensionistico non superiore a quello minimo (dunque, entro 525,38 euro), la rivalutazione prevede l’1,5% in più rispetto al 7,3% previsto, dunque l’8,8%. Gli assegni minimi insomma cresceranno a circa 572 euro al mese.

E i pensionati con età superiore a 75 anni?

Per quanto riguarda i pensionati che percepiscono l’assegno minimo e hanno un’età pari o superiore a 75 anni, la pensione salirà a 600 euro, invece che a 572 euro mensili. Da ricordare che il governo Draghi aveva previsto per il mese di novembre 2022 un conguaglio dello 0,2% sulle pensioni percepite nel 2022. La ragione è che si era registrata una differenza tra il tasso di inflazione stimato dell’1,7% e quello reale dell’1,9%.

Le novità per le pensioni 2023 riguardano anche Opzione Donna che permette di lasciare con anticipo il lavoro. Questo trattamento, però, è valido solo per le lavoratrici che hanno maturato entro il 31 dicembre scorso contributi per 35 anni e hanno almeno 60 anni. È possibile però andare prima in pensione di 1 anno e quindi a 59 se si ha un figlio e a 58 se si hanno 2 o più figli. Questa misura, però, è prevista solo per alcune categorie: invalide almeno al 74%, caregiver e licenziate/dipendenti di azienda in crisi.

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