Partita Iva: a chi conviene il regime forfettario nel 2023 (e a chi no)

Il regime forfettario è l'ideale per chi inizia una nuova attività, visto che l'imposta sostitutiva dell'Irpef è al 5%.

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Flat tax

L’ultima manovra finanziaria del governo per il 2023 ha innalzato da 65.000 a 85.000 euro di ricavi annui il tetto limite per aderire al regime forfettario. Quest’ultimo si rivolge a persone fisiche che svolgono lavoro autonomo o attività d’impresa. Soltanto nel terzo trimestre 2022, come fa sapere l’Osservatorio sulle partite Iva, in Italia sono state aperte oltre 94.000 nuove partite Iva. Di queste, il 47,5% (poco meno di 45.000, ndr) in regime forfettario. Vi possono accedere i contribuenti che nell’anno precedente non hanno maturato ricavi o compensi superiori a 85.000 euro e non hanno sostenuto spese superiori a 20.000 euro lordi per collaboratori o dipendenti. Ma a chi conviene il regime forfettario nel 2023? E a chi non conviene invece?

Partita Iva, a chi conviene il regime forfettario

Il regime forfettario è l’ideale per chi inizia una nuova attività, visto che l’imposta sostitutiva dell’Irpef è al 5% per i primi cinque anni, per poi salire al 15%.

Si tratta di un’aliquota notevolmente inferiore rispetto a quella dell’IRPEF che parte dal 23%. “Che parte dal” perché se si supera il tetto dei 15.000 euro di reddito imponibile, la percentuale cresce in proporzione all’imponibile eccedente. Ecco una breve panoramica:

  • 25% fino a 28.000 euro
  • 35% fino a 50.000 euro
  • 43% oltre 50.000 euro.

A tutto questo bisogna poi aggiungere anche le addizionali regionali e comunali (diverse in base al Comune in cui si ha il proprio domicilio fiscale). Se si tiene conto di ciò, è evidente come chi somma reddito d’impresa e lavoro autonomo – ed ha appena iniziato la propria attività – troverà molto più conveniente il regime forfettario.

A chi non conviene il regime forfettario

Per i redditi più bassi e per i professionisti che sostengono spese di rilievo durante tutti i dodici mesi dell’anno, l’imposta sostitutiva che caratterizza il regime forfettario è più alta di quello ordinario.

Il motivo è da ricercarsi nella modalità con cui si calcola il reddito da tassare. In regime forfettario è necessario prendere come riferimento il coefficiente di redditività: esso può variare in base al codice Ateco che disciplina l’attività svolta.

Al contrario, nel regime ordinario Irpef il reddito si calcola in base alla differenza tra le spese sostenute (o registrate) e i compensi incassati (o registrati). A tutto questo bisogna poi aggiungere anche l’impossibilità in regime forfettario di detrarre le spese sostenute in ambito familiare. Non è nemmeno possibile detrarre quelle per l’esercizio dell’attività professionale. Tra le prime si annoverano ad esempio gli interessi del mutuo, le spese sanitarie, ecc.

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