Olio tunisino senza dazi in Europa fino al 2017, tra proteste e polemiche

La misura europea sull'importazione dell'olio tunisino in Europa senza dazi fa discutere e suscita polemiche, soprattutto in Italia e Spagna.

di , pubblicato il
La misura europea sull'importazione dell'olio tunisino in Europa senza dazi fa discutere e suscita polemiche, soprattutto in Italia e Spagna.

L’Unione europea ha stabilito una misura che ha scatenato polemiche, dibattiti e proteste soprattutto in Italia, consistente nell’importazione senza dazi dell’olio tunisino in Europa, per un totale di 35 mila tonnellate in più all’anno, che vanno ad aggiungersi alle già 56.700 tonnellate di olio tunisino senza dazio previste dall’accordo originario tra Ue e Tunisia dopo gli attentati Isis che hanno minacciato l’economia nazionale del Paese, e che dunque ammontano a un totale di circa 90 mila tonnellate annue di olio tunisino importato nel continente senza dazio. Una manovra che ha suscitato e continua a scatenare proteste e dibattiti, soprattutto in Italia, secondo maggior produttore di olio al mondo e primo nella classifica delle esportazioni.  

Olio tunisino senza dazio in Europa: perché

Gli attentati terroristici dello scorso anno al museo del Bardo di Tunisi e al resort turistico di Susa hanno messo in ginocchio l’economia della Tunisia, unico Paese che è riuscito a dare un’accezione positiva alla primavera araba, trasformando la dittatura in una democrazia, tuttavia non esente da alcuni difetti. Poiché l’economia nazionale della Tunisia si basa soprattutto sull’afflusso turistico, drasticamente diminuito dopo gli attentati terroristici, l’Unione europa ha deciso di non lasciare sola Tunisi aiutandola dal punto di vista economico. A suo tempo, infatti, il capo della diplomazia europea Federica Mogherini aveva affermato che circostanze eccezionali richiedevano misure eccezionali e che la Tunisia poteva contare sull’appoggio dell’Unione europea.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Olio tunisino importato in Europa senza dazi fino al 2017: così l’Europa sostiene l’economia tunisina[/tweet_box]  

Le proteste di Italia e Spagna

Ciò portò l’Ue a varare una manovra che consisteva nell’importazione senza dazi in Europa dell’olio tunisino, una misura che venne adottata lo scorso settembre, non prima che Spagna e Italia, i due maggiori produttori di olio in Europa, richiedessero alcune modifiche: la prima riguardava il veto sulla eventuale proroga dell’estensione del provvedimento, che durerà dunque fino al 2017, mentre la seconda riguardava il divieto e la realizzazione di misure più strette riguardanti i controlli sull’olio tunisino stesso, che non sarebbe dovuto in alcun modo essere rivenduto in Europa con la contraffazione del Paese produttore di origine.

Entrambe le modifiche sono state approvate, ma l’intera misura non è stata rinegoziata al punto tale che è passata nel giorno di ieri grazie ai voti favorevoli effettuati nell’Europarlamento.  

Olio tunisino: tutte le ragioni

Le associazioni degli agricoltori, Coldiretti in primis, sono ovviamente scese in campo per protestare contro l’Unione europea sull’aumento delle importazioni dell’olio tunisino in Europa senza dazi, con una manifestazione prevista a Catania, in Sicilia, la regione che è la seconda produttrice di olio d’oliva del Paese dopo la Puglia. Anche il Movimento 5 Stelle si è ovviamente unito alla protesta, avvalorando l’ipotesi che dietro questa manovra vi sia un conflitto di interessi del primo ministro della Tunisia Habib Essid, uno dei maggiori produttori d’olio del Paese. Le ragioni dell’Unione europea, tuttavia, stanno tutte nel voler rilanciare l’economia di un Paese che, pur uscendo vincitore dalla primavera araba, è in equilibrio precario a causa della vicina Libia, che vive una situazione critica e che rappresenterà un grave problema nel breve futuro. La decisione dell’Europarlamento, dunque, intende da un lato rilanciare l’economia tunisina, abbattuta dal terrorismo, dall’altro mantenere il Paese stabile e privo di fragilità.  

Le polemiche sull’olio tunisino

Il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo ha affermato che la norma Ue è assolutamente sbagliata, dichiarando: “Dopo che nel 2015 in Italia sono aumentate del 481% le importazioni dell’olio di oliva della Tunisia, per oltre 90 milioni di chili, è un errore l’accesso temporaneo supplementare sul mercato Ue di 35 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino a dazio zero per il 2016 e per il 2017.

Il nuovo contingente agevolato, infatti, va ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero previste già dall’accordo di associazione Ue-Tunisia”. Ma qual è il rischio serio per Moncalvo? Semplicemente le difficoltà in più dell’economia italiana: “In un anno importante per la ripresa dell’olivicoltura nazionale il rischio è la moltiplicazione di frodi, con gli oli di oliva importati che vengono spesso mescolati con quelli nazionali al fine di acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, a tutto danno dei produttori italiani e dei consumatori”.  

Olio d’oliva: alcuni dati

La Spagna è il primo Paese produttore di olio d’oliva al mondo, seguita dall’Italia, ma il nostro Paese può vantare più di 40 denominazioni di origine protetta, il che rende il nostro olio un prodotto di più elevata qualità. La quantità di olio importato nel nostro Paese resta comunque molto alta: si possono infatti trovare non solo l’olio spagnolo e quello greco, ma anche quello tunisino, in ordine di quantità. Il consumo di olio annuo sorride invece all’Italia: nel 2015, infatti, nel nostro Paese sono stati consumati circa 581 milioni di chili, contro i 490 milioni consumati dalla Spagna. Anche l’esportazione ci sorride: sono stati ben 320 milioni i chili di olio d’oliva nostrano esportati nel mondo, con gli Stati Uniti che ne ha ricevuti circa 100 milioni. L’esportazione negli Stati Uniti è tuttavia calata quest’anno, facendo così registrare una flessione di export del 16% nel nostro Paese.

Argomenti: ,