'Offshoreleaks, primi nomi dello scandalo fiscale mondiale

Offshoreleaks, primi nomi dello scandalo fiscale mondiale

Lo scandalo dei paradisi fiscali che coinvolge oltre 170 Paesi a livello mondiale.

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Lo scandalo dei paradisi fiscali che coinvolge oltre 170 Paesi a livello mondiale.

L'”Offshoreleaks” è uno scandalo fiscale mondiale che ha avuto inizio con la rivelazione dei conti esteri di alcuni politici francesi, ma  ha poi rivelato di avere un coinvolgimento a livello planetario di personaggi di spicco, anche italiani. Negli oltre 170 Paesi coinvolti nello scandalo si contano più di 100 mila personaggi coinvolti, raccolti in un dossier realizzato dall’Icij (International Consortium of Investigative Journalists) con la collaborazione di 38 testate giornalistiche mondiali. Il database del  dossier contiene 2 milioni   e mezzo di file e pesa circa 260 gigabyte, 162 volte più pesante dei dati pubblicati da Wikileaks sul “Cablegate” (da qui il nome “Offshoreleaks”),  e informazioni su 120 mila titolari di investimenti avvenuti tramite 12 mila società offshore negli ultimi 30 anni.  I nomi di italiani presenti sul database sui paradisi fiscali sono 200, e l’Espresso (media partner dell’iniziativa) che sta realizzando un’inchiesta al riguardo, fa sapere che sono coinvolti anche Gaetano Terrin, commercialista dello studio di Tremonti (trust nelle Cook Islan), Fabio Ghioni, l’hacker di Telecom (società offshore nelle Isole Vergini), Oreste e Carlo Severgnini, due commercialisti con importanti incarichi nei grandi gruppi italiani. Le Monde rivela che Jean-Marc Augier, tesoriere di Francois Hollande nella sua campagna elettorale, possiede azioni di due società offshor site alle isole Cayman. Il caso Augier, per Le Monde, è soltanto la prima tessera di un complicato domino su evasori fiscali che si mimetizzano spostando capitali nei paradisi fiscali. Gli 86 giornalisti coinvolti nell’indagine hanno realizzato, secondo alcuni esperti di evasione fiscale, il colpo più duro mai sferrato all’enorme buco nero dell’economia mondiale” Nel rapporto dell’Icij si legge Molte delle grandi banche – incluse Ubs, Clariden” (Credit Suisse) “e Deutsche Bank – hanno lavorato aggressivamente per fornire ai propri clienti compagnie coperte dal segreto alle Virgin Islands e altri paradisi fiscali”, “Funzionari governativi e loro familiari e associati in Azerbaijan, Russia, Canada, Pakistan, Filippine, Thailandia, Canada, Mongolia e altri Paesi si sono uniti per l’uso di compagnie private e account bancari”  e ancora “I super-ricchi hanno usato strutture offshore per possedere ville, yacht, capolavori artistici e altri beni guadagnando vantaggi fiscali nell’anonimato non disponibile per la gente comune”.

Le conseguenze ci saranno per i paradisi fiscali che nascondo i proventi dell’evasione fiscale che toglie ogni anno all’UE la bellezza di 1.000 miliardi di euro, assicura Oliver Bailly, portavoce della Commissione, ricordando che Bruxelles ha una “posizione molto ferma” nei riguardi delle frodi fiscali  e  “a dicembre ha presentato ai 27 un pacchetto di trenta misure”.

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