Matrimonio: dopo 3 anni di convivenza per la Chiesa può essere nullo per lo Stato no

L'annullamento del matrimonio è consentito dalla Chiesa dopo 3 anni di convivenza ma dallo Stato no.

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L'annullamento del matrimonio è consentito dalla Chiesa dopo 3 anni di convivenza ma dallo Stato no.

Ennesima diatriba tra Stato e Chiesa quella sul matrimonio nullo: dopo 3 anni di convivenza per la Chiesa può essere dichiarato tale, per lo Stato no. Per i giudici, infatti, quando “la convivenza si è protratta per almeno tre anni dalla data di celebrazione del matrimonio ‘concordatario” le nozze non sono annullabili. Una sentenza depositata il 17 luglio 2014, la numero 16379, sul caso di una coppia di Bassano del Grappa sposatasi con un matrimonio concordatario nel 1998. Il matrimonio, dichiarato nullo dal tribunale ecclesiastico nel 2009 e annullato poi in seguito, alla fine dello stesso anno, dalla Sacra Rota, quando la moglie ha chiesto che la nullità fosse riconosciuta anche dallo Stato, la Corte d’Appello di Venezia ha risposto negativamente alla domanda. La Cassazione ha rilevato che “la convivenza come coniugi protrattasi per almeno tre anni dalla data di celebrazione del matrimonio concordatario regolarmente trascritto, è ostativa alla dichiarazione di efficacia nella Repubblica Italiana delle sentenze definitive di nullità di matrimonio pronunciate dai tribunali ecclesiastici, per qualsiasi vizio genetico del matrimonio accertato e dichiarato dal giudice ecclesiastico nell’ordine canonico nonostante la sussistenza della convivenza coniugale” precisando che la “convivenza come coniugi deve intendersi – secondo la Costituzione, le Carte europee dei diritti, come interpretate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, ed il Codice civile – quale elemento essenziale del ‘matrimonio-rapporto’, che si manifesta come consuetudine di vita coniugale comune, stabile e continua nel tempo, ed esteriormente riconoscibile attraverso corrispondenti, specifici fatti e comportamenti dei coniugi, e quale fonte di una pluralità di diritti inviolabili, di doveri inderogabili, di responsabilità anche genitoriali in presenza di figli, di aspettative legittime e di legittimi affidamenti degli stessi coniugi e dei figli, sia come singoli sia nelle reciproche relazioni familiari”. Nel caso della coppia di Bassano de Grappa il tribunale ecclesiastico ha proceduto all’annullamento del matrimonio poiché la moglie si è dichiarata atea ed ha, quindi, accettato solo formalmente gli impegni del matrimonio.

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