Le varianti del Covid non bucano i vaccini, questo studio rivela le percentuali di efficacia

Le varianti covid non bucano i vaccini, l'ultima scoperta grazie allo studio pubblicato su Cell.

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Covid in laboratorio

Le varianti Covid come Omicron non bucano i vaccini. A dirlo è uno studio della La Jolla Institute for Immunology in collaborazione con l’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova e l’Università di Genova e pubblicato sulla rivista Cell.
Secondo questo studio, per almeno sei mesi, le varianti non bucano i vaccini grazie alla protezione offerta dai linfociti T e questo vale per tutti i tipi di vaccinazione.

Le varianti covid non bucano i vaccini, l’ultima scoperta grazie allo studio pubblicato su Cell

Secondo lo studio, a distanza di 6 mesi dal vaccino, le cellule T riconoscono le varianti (Alpha, Beta, Gamma, Delta e Omicron) e restano in grado di dare una risposta immunitaria efficace. Lo studio ha analizzato le cellule T di un campione di persone vaccinate con Pfizer-BioNTech, Moderna, Johnson & Johnson/Janssen e Novavax e nel giro di 6 mesi, erano ancora reattive all’85% rispetto al 90% circa dell’inizio. Secondo Gilberto Filaci, direttore dell’Unità di Bioterapie dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino:

“L’immunità indotta dalle cellule T è perciò duratura e significativa contro tutte le varianti note e non viene ‘bucata’ neppure da Omicron. E’ molto probabile che le cellule T dei vaccinati diano luogo a una protezione immunitaria di lunga o lunghissima durata nei confronti della malattia grave; la dose booster resta tuttavia molto importante per minimizzare ulteriormente il pur lievissimo calo della risposta delle cellule T osservato dopo sei mesi dalla vaccinazione. È infine plausibile che il vaccino possa ‘frenare’ anche le future varianti”.

Immunità alta per almeno 6 mesi per tutte le varianti

Lo studio, insomma, conferma che a distanza di mesi la risposta immunitaria è ancora alta per la malattia grave e molto probabilmente resta così per molto tempo.


Anche per la variante Omicron, che è quella considerata più contagiosa, la reattività è scesa di pochi punti attestandosi intorno all’85%. Quindi anche in questo caso, la protezione resta molto alta.

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