Le reazioni di cittadini e società civile: il fronte del No F35

Fino ad ora abbiamo parlato del progetto, della storia, delle reazioni politiche ed economiche. Ma i cittadini, Noi come abbiamo reagito a tutto ciò?

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Il Fronte del NO Nella nostra Costituzione, che risulta essere una delle migliori e più complete del mondo, anche se scritta più di sessanta anni fa, c’è scritto, all’articolo 11, che  l’Italia ripudia la guerra, però a quanto pare non ripudia gli armamentari che la guerra servono a farla. Il programma per la realizzazione del cacciabombardiere F35 è costato, fino ad ora, all’Italia ben 2,7 miliardi di euro, e se  il progetto andrà avanti ne costerà altri 15 per l’acquisto dei velivoli, anche se la cifra potrebbe a “soli” 10 miliardi, se invece dei 131 preventivati se ne acquistassero soltanto 90. L’Italia è uno dei partner privilegiati di questo grande progetto aeronautico, forse il più grande della storia, che comprende ben nove Paesi, ma che nel suo percorso è stato costellato di problemi, ritardi, sprechi e prezzo previsto per il costo finale del velivolo costantemente in crescita. Molti dei Paesi partecipanti hanno dimostrato le proprie perplessità al riguardo, e alcuni hanno anche ripensato se continuare la partecipazione al progetto o meno. L’Italia ancora non ha firmato nessun impegno per l’acquisto dei velivoli, ma l’attuale Ministro della Difesa ha annunciato che invece dei 131 preventivati si potrebbe scendere al numero di 90. Ma la cosa in questo periodo di crisi economica italiana non fa nessuna differenza, perché in ogni caso si parla di cifre esorbitanti con le quale si potrebbero affrontare cose molto più impellenti e necessarie per il nostro Paese.   In Italia il Fronte del No agli F35 è molto forte e sta facendo sentire la sua voce in modo deciso, mettendo in primo piano che l’acquisto di questi aerei sarebbe anticostituzionale e le ingenti cifre potrebbero servire al rilancio economico dell’Italia, alla ricostruzione di luoghi colpiti da disastri naturali, al sostegno delle persone non occupate o addirittura a creare l’occupazione stessa.

Quello che il Fronte del No sottolinea come questo progetto, partito nel 1996, sia stato fallimentare fin dai suoi esordi, visto il lievitare continuo del costo del velivolo con il passare degli anni, e soprattutto dice No a progetti che non servono a garantirela Pace nel mondo ma, anzi, sono pensati innanzitutto per finalità diverse (politico-economiche) da quelle militari, ma per la sovvenzione di industrie che producono armamentari militari, che non hanno certo bisogno dell’aiuto del Governo per poter sopravvivere, creando in questo modo, come spesso accade in Italia, dei vantaggi solo per i privilegiati.  

La storia del Fronte del No

19 maggio 2009: inizia la campagna “Caccia al caccia! Diciamo NO agli F35” promossa da Rete Italiana per il Disarmo e da Sbilanciamoci, unione di  47 associazioni (AIAB, Altreconomia, Antigone, Arci, Arci Cultura e Sviluppo, Arci Servizio Civile, Associazione Obiettori Nonviolenti, Associazione per la Pace, Beati i Costruttori di Pace, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Carta, CIPSI, Cittadinanzattiva, CNCA, Comunità delle Piagge Firenze, CTM Altromercato, Crocevia, Donne in nero, Emergency, Emmaus Italia, Fair, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Gli Asini, ICEA, Legambiente, LILA, Lunaria, Mani Tese, Movimento Consumatori, Nigrizia, Pax Christi, Re.D.S. – Rete Degli Studenti, Terre des Hommes, UISP, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, Un Ponte per…, WWF). Luglio 2009: vi confluisce la “Campagna di indignazione nazionale” promossa da GrilloNEWS 21 dicembre 2009: la mobilitazione cerca di consegnare (inutilmente) le prime 20.000 firme raccolte (e 120 adesioni di organizzazioni) al Governo. Nel 2010 la campagna contro l’acquisto degli F35 ha l’appoggio da altre associazioni, come Science of Peace, Unimondo, DisArmiAmoLa Pace di Varese. Queste associazioni cerca di fare pressione sul governo fin dall’inizio, con email inviate da 5500 persone diverse al Governo, ma tutto inutilmente. Luglio 2010: alla Camera (primi firmatari on. Pezzotta e Sarubbi) e al Senato (primo firmatario sen. Veronesi) vengono presentate due mozioni contro il JSF, mai discusse! 24 novembre 2010:  durante il convegno “Volano gli aerei o i costi?”, sui costi degli aerei, la decisione del Governo sembra vacillare quando per la prima volta il Ministero della Difesa ammette che sul progetto sta sorgendo qualche problema, e che cominciano ad esserci dei dubbi sull’acquisto dei velivoli. 12 aprile 2011: nel 2011 la sensibilizzazione contro l’acquisto degli F-35 continua la sua per la sua strada, continuando ad accogliere adesioni sia di cittadini che di associazioni, e  si scrive ai capigruppo della Camera chiedendo una discussione in merito al progetto F-35. 21 settembre 2011: parte la seconda fase della campagna, denominata ora “Taglia le ali alle armi!”.

Nella prima fase sono state raccolte 19.900 adesioni online, 16.000 firme cartacee e 388 adesioni di organizzazioni    

25 febbraio 2012 – giornata di mobilitazione nazionale contro i caccia F-35

Per il 25 febbraio 2012, le 3 organizzazioni La Tavola della pace, la Rete Italiana per il Disarmo e la Campagna Sbilanciamoci!, promuovono una Giornata nazionale di mobilitazione contro gli F-35 che si svolgerà, appunto sabato 25 febbraio 2012.
In decine di città (tra cui ?Torino, Bari, Perugia, Napoli, Milano, Roma, Novara, Trieste, Cagliari, Trento…) si raccoglieranno le firme dei cittadini contro l’acquisto degli F-35 che verranno successivamente consegnate al Parlamento dove si sta discutendo la riforma delle Forze Amate. Gli stessi parlamentari saranno chiamati, collegio per collegio, a prendere una posizione pubblica davanti ai propri elettori. La campagna prosegue inoltre nei consigli comunali, provinciali e regionali dove i rappresentanti degli enti locali sono invitati a discutere un’apposita mozione contro l’acquisto degli F-35.

Alla vigilia del 25 febbraio, i promotori della Giornata di mobilitazione, hanno inoltre pubblicato un Dossier, che illustra in modo accurato tutti gli aspetti, i problemi e i costi di un progetto militare faraonico destinato a pesare per molti anni sulle spalle di tutti i contribuenti.

Il Dossier è scaricabile cliccando sul seguente link “Tutto quello che dovreste sapere sul cacciabombardiere F-35 e la Difesa non vi dice”.

Con il Dossier si forniscono tutte le informazioni necessarie e che sono state taciute dalla Difesa, per potersi fare una opinione su un tema così delicato, che non può essere discusso solo da un gruppo di pochi tecnici.

Contestualmente alla mobilitazione le tre realtà che promotrici, a nome della Campagna, stanno inviando una lettera al Presidente del Consiglio Mario Monti nel quale chiedono un incontro per presentare il dossier e le firme già raccolte e che si raccoglieranno nei prossimi giorni.

Potete trovare maggiori informazione al seguente link.

   

Le alternative possibili all’acquisto degli F-35

Il Fronte del No fra presente che miliardi che si dovrebbero investire nell’acquisto dei cacciabombardieri si potrebbero fare molte altre cose utili al nostro Paese come ad esempio: –         la costruzione di 3000 nuovi asili, che permetterebbero alle madri che lavorano di avere meno problemi; –         scuole più sicure, visto che la maggior parte delle scuole italiane non rispetta quasi nessuna delle norme di sicurezza stabilite, e molto spesso sono situate in edifici vecchi e fatiscenti; –         10 milioni di pannelli solari che ci servirebbero a produrre energia pulita; –         Sostegno per tutti coloro che sono senza lavoro, come ad esempio un sussidio di disoccupazione a coloro che hanno perso, o perderanno, il posto di lavoro.  

Discorso di Novara

Nel novembre del2011 aNovara si è tenuta una manifestazione nazionale “No F-35”,  e ci teniamo a riportare il discorso che ha chiuso tale manifestazione, perché racchiude in se tutti i motivi per dire no all’acquisto dei velivoli in questione. “Siamo giovani studenti o disoccupati, siamo lavoratori precari, siamo operai ed impiegati, siamo dipendenti pubblici da razionalizzare, siamo irriducibili antimilitaristi e disarmanti pacifisti, siamo riformisti e antagonisti, siamo cittadini di buon senso indignati ed esasperati.  Per l’ennesima volta siamo qui a manifestare. Dobbiamo ripeterci, dobbiamo insistere. Quelli che hanno le chiavi del potere non sentono, sono sordi di fronte alle nostre richieste. Ma noi non demordiamo. Noi insistiamo; non ci fermiamo. Chi passi dalle parti dell’aeroporto militare di Cameri, a pochi chilometri da qui, può vedere il loro capolavoro. Crescono gli hangar destinati ad ospitare la fabbrica della morte, la fabbrica per assemblare i cacciabombardieri F-35. Ormai lo sanno tutti che cosa sono questi cacciabombardieri: armi d’attacco, micidiali macchine di morte per lo sterminio di massa. I loro predecessori (Tornado e compagnia bella) li abbiamo visti recentemente in azione sui cieli della Libia. O meglio: l’aeronautica militare riferisce che erano in azione e che hanno compiuto innumerevoli missioni al suolo. Noi non abbiamo visto un bel niente. Le guerre vengono nascoste agli occhi del mondo. Si fanno vedere poche cose e si offrono immagini manipolate. Ma l’aeronautica militare italiana non nasconde il suo orgoglio per la precisione conseguita nel raggiungimento dei loro target. Tradotto in italiano significa che si sono dichiarati orgogliosi di aver colpito ed ucciso. Ecco: gli F-35 andranno a sostituire i cacciabombardieri attualmente in servizio. Andranno a combattere le prossime guerre. Non resteranno certo ad arrugginire negli aeroporti militari. Non svolazzeranno certo per il divertimento di piloti simpatici ragazzini. Si alzeranno in volo, nelle prossime guerre, e sganceranno il loro carico di morte da quote irraggiungibili. Vigliaccamente nascosti tra le nuvole, andranno a colpire uomini e donne, vecchi e bambini, esseri umani ed animali. Le guerre, già, le guerre. Ormai l’Italia sta in guerra da vent’anni. Ormai l’Italia è una vera e propria piattaforma di guerra. Si parte da qui e si combatte dovunque. Ora qui, ora lì: la prima guerra del Golfo, la Somalia, l’ex Jugoslavia ed il Kosovo, l’Afghanistan, l’Iraq, il Libano, la Libia. Quante guerre per una nazione che crede di essere in pace. Quante guerre per una repubblica che ha scritto, nella sua Costituzione, di ripudiare la guerra. Quante violazioni della legalità costituzionale. Quanto disprezzo per i diritti degli individui e dei popoli. Quanta prepotenza. Quanta sete di potere. Quanta subordinazione alla volontà dei padroni del mondo, che tutto vogliono controllare: territori, risorse naturali, coscienze. Si stravolge pure la verità dei fatti e si trasformano l’aggressione in legittima difesa, i prepotenti in timidi difensori dei diritti umani, i rapinatori di risorse in pensosi asceti tutti dediti al bene comune. Certo: spendere, solo in Italia, più di venti miliardi di euro per costruire e per acquistare cacciabombardieri può sembrare a qualcuno un grande affare. Certo: un grande affare, ma solo per qualcuno. Per i soliti noti pescecani delle industrie militari. Prendono soldi pubblici sottratti alla spesa per i servizi sociali ed effettuano commesse per grandi imprese in cui prevale il capitale privato. Si spendono soldi pubblici e si permette ad un numero ristretto di azionisti di accrescere i loro profitti. Questo è il loro libero mercato: i costi addossati alla comunità, i profitti concentrati nelle mani dei soliti oligarchi. E poi, nel silenzio politico-istituzionale, hanno già creato un nuovo modello di difesa: lo determinano le scelte economiche delle grandi imprese produttrici di armi. Nel nostro caso si tratta della statunitense Lockheed Martin e del suo partner italico, Finmeccanica, la società capogruppo di Alenia, che è appunto impegnata appunto nell’assemblaggio degli F-35. Un modello di difesa che è pericoloso per la sicurezza internazionale e che corrompe le strutture dello Stato. Un modello che ci porta diritti alla completa militarizzazione della società. L’abbiamo visto chiaramente di recente in Val di Susa: forze di polizia e militari che comprimono le libertà fondamentali in nome del profitto di poche imprese. Ci dicono che la fabbrica camerese porterà chissà quanti posti di lavoro per i giovani delle nostre parti. Anche se fosse, si tratterebbe di posti maledetti, creati sulla pelle dei poveri del mondo e delle vittime delle guerre. Una vergogna insopportabile: vogliono rendere i giovani complici della loro violenza, delle loro aggressioni, delle loro guerre. Anche se fosse vero, anche se davvero potessero essere creati innumerevoli posti di lavoro, noi comunque ci opporremmo. Ma in realtà non è neppure vero. I posti saranno pochi (e maledetti). Con gli enormi capitali impiegati si potrebbero creare, in qualsiasi settore civile, almeno il triplo dei posti di lavoro che stanno promettendo. Ma noi non ci caschiamo: non vi dovete illudere. Non siamo noi a cancellare il futuro dei giovani e le opportunità di lavoro. Siete voi, carissimi politici ed industriali criminali, ad avere cancellato il futuro della stragrande maggioranza degli esseri umani. Siete voi che ci volete regalare un destino da vittime bombardate o da servi della vostra cupidigia. Noi comunque siamo qui a ribadire la nostra posizione ed a lottare per raggiungere i nostri obiettivi: la cancellazione del progetto F-35, il rifiuto di tutte le guerre, il taglio netto delle spese militari. I tempi ormai sono maturi, ormai è ora di gridare a gran voce che non possiamo sopportare che, in un solo anno, vengano impiegati 27 miliardi dei nostri soldi per il mantenimento di un apparato militare pletorico e per la partecipazione a guerre d’aggressione. Ora basta. Non possiamo vedere sprecare vite, denaro, risorse nelle guerre, mentre dobbiamo sopportare il taglio dei salari reali e la riduzione di servizi sociali d’ogni genere (dalla scuola alla sanità). Otto miliardi di tagli alla scuola pubblica: tanto per fare un esempio. Ma per le armi i soldi ci sono. Per le guerre i soldi ci sono. Per gli F-35 non si gioca al risparmio. Ma noi resistiamo. Non li lasceremo in pace. Daremo loro fastidio in ogni modo lecito possibile. Non lasceremo in pace chi vuol fare la guerra.” Dopo queste parole non c’è molto da aggiungere.   I 10 PUNTI DEL DOSSIER F-35

F-35: inizio della storia. Chi decise di comprare Perchè proprio gli F35 americani? Ecco i motivi dichiarati F35: Un progetto fallimentare e pieno di problemi L’Italia potrebbe sottrarsi all’acquisto degli F35? Gli sviluppi del governo Monti sugli F35: il gioco delle 3 carte 30.000 militari di carriera da riposizionare in 20 anni: F35 salvi Tutti i rischi dell’operazione F35: – lavoro, + armi I costi della difesa italiana: 23 miliardi di euro, F35 esclusi Partiti politici: la mappa dei pro e dei contro gli F35 – Le reazioni di cittadini e società civile: il fronte del No F35 ……. 1 …. 2 …. 3 …. 4 …. 5 …. 6 …. 7 …. 8 …. 9 ….10
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