La reinfezione Covid con Omicron 2 preoccupa, ecco come un positivo infetta le altre persone

Reinfezione covid Omicron: vari casi di reinfezione tra chi si era ammalato di recente.

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Variante omicron 5

E’ tornata a salire la curva del contagio da covid-19 a causa della variante Omicron 2 che è molto più contagiosa di Omicron e fa registrare anche vari casi di reinfezione tra chi si era ammalato di recente.

Reinfezione covid Omicron: vari casi di reinfezione tra chi si era ammalato di recente

L’allarme è stato lanciato da Mauro Pistello, direttore Unità di Virologia dell’azienda ospedaliera universitaria di Pisa, che ha parlato anche di casi di soggetti con doppia infezione:

Se le doppie infezioni corrono e se cala la protezione, si possono creare le condizioni per lo sviluppo di varianti ricombinati. Omicron 2 o meglio Ba2 ha un livello di contagiosità molto simile al morbillo, quindi una persona non vaccinata ne può infettare 18”.

Omicron 2, infatti, è contagiosa come il morbillo, si diffonde con grande velocità e un positivo può infettare fino a 18 persone alla volta. Al momento, è arrivata al 44% di incidenza in Italia ma tra un paio di settimane sarà dominante.

Per Pistello, l’accelerazione dei contagi è dovuta anche alla forte carica virale visto Omicron si posiziona nelle vie aeree superiori e replica molto quindi è particolarmente aggressiva, senza contare il calo di attenzione delle ultime settimane. Il problema non è tanto adesso, visto che non si notano maggiori gravità di infezioni, ma tra qualche mese quando calerà la protezione con i vaccini.

Si teme per una quinta ondata

Secondo l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di igiene all’università del Salento, la crescita dei contagi fa pensare all’inizio di un nuova ondata ma è difficile fare previsioni, visto che anche: “guardando agli altri Paesi europei vediamo che ce ne sono stati alcuni in cui questa seconda ondata di Omicron è stata molto ampia, paragonabile a quella di gennaio, e ce ne sono stati altri in cui invece questo nuovo picco a un certo punto si è fermato”.
Infine, secondo Maria Rita Gismondo direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, è importante non cadere nel panico in quanto i contagi sono attribuibili al virus molto attenuato rispetto al ceppo di Wuhan.

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