La guerra in Ucraina e la bomba rincari, ecco perche si rischia davvero la crisi mondiale

Guerra in Ucraina e rischio prezzi sempre più alti, cosa potrebbe accadere ai mercati.

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Guerra in Ucraina

Continua la guerra tra Russia e Ucraina, un conflitto che ha creato una vera e propria tempesta sui mercati delle materie prime e che ora rischia di portare a dei veri e propri rincari a livello globale. Gas, petrolio e carbone ma anche la guerra del grano e il nickel, risultano tra i tanti prodotti per cui aumenta il rischio criticità. Mosca fornisce il 38% del palladio mondiale, fondamentale per le industrie dell’auto elettrica e delle tecnologia per la sostenibilità, come riporta Il Giornale. Per quanto riguarda il mercato di alluminio e nickel, invece, copre il 6,1%.

Guerra in Ucraina e rischio prezzi sempre più alti

Prometeia ci ricorda inoltre che la Russia ha una ramificazione non secondaria nel mercato delle materie prime preziose e rare dal valore più strategico, dato che detiene il 5,4% delle riserve mondiali di argento e il 10,6% della produzione del platino. Da quando è iniziata la guerra, la crisi energetica e quella alimentare sono diventate concrete, soprattutto per i paesi in via di sviluppo. Un’emergenza che ora rischia di coinvolgere anche le catene di approvvigionamento. Come riporta La Nazione, infatti, “la Russia è uno dei principali fornitori globali di molti dei 50 minerali considerati critici per l’industria europea” e “l’Ucraina è il maggior produttore mondiale di neon, un gas nobile usato nella fase litografica della produzione di chip”.

L’industria dell’auto tra le più colpite

E non finisce qui, anche nell’industria i danni e le conseguenze della guerra non hanno tardato a manifestarsi. L’industria automobilistica è una di quelle che rischia di più a causa delle interruzioni che riguardano la catena di fornitura. Un altro settore a rischio è quello dell’acciaio, come ha riportato anche Roberto Benaglia, segretario generale di Fim Cisl.

considerando uno scenario di base, quindi, si presuppone che se l’Europa continuerà a ricevere flussi di gas russo, i prezzi del gas e dell’energia caleranno ma rimarranno alti in ogni caso.

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