L’Italia potrebbe sottrarsi all’acquisto degli F35?

La domanda che tutti si pongono è se l'Italia può sottrarsi a questo esorbitante acquisto.

di , pubblicato il

Sicuramente nel breve periodo i ritorni industriali ci sono stati, ma si puntava ad impegni e progetti industriali a lungo termine che facessero rifiorire l’economia italiana, mentre in realtà lo Stato ha

Lorenzo Forcieri Ministro della Difesa del Governo Prodi

pagato una ingente somma di denaro per partecipare ad un progetto, a mio avviso anticostituzionale, che è costato molto più di quello che alla fine è rientrato, ma non nelle tasche dello Stato, bensì come beneficio ad industrie che non avevano minimamente bisogno di aiuti per decollare. Forcieri nel 2007 ha sottolineato quanto sia stato lungimirante da parte dell’Italia aderire già dal 1998 a questo progetto, presentandolo come un modo per contenere i costi e soprattutto di avvicinarsi alla tecnologia statunitense: infatti gli Stati Uniti avevano promesso ai loro partnership un apertura senza precedenti della tecnologia usata; peccato però che i veri segreti, che le cose più importanti sono state condivise soltanto con partnership di primo livello, ovvero l’Inghilterra. Già nel 2007 si dubitava dell’effettiva veridicità della apertura tecnologica degli Stati Uniti, ma Forcieri sembrava molto ottimista in proposito. Una cosa interessante che Forcieri dichiara in seduta è che “con la prevista quota di acquisizione, o eventualmente con una sua riduzione, sostituiremo circa 260 velivoli attualmente in uso. Avremo, dunque, un miglioramento ed un aumento delle capacità tecnologiche che ci consentirà di ridurre fortemente il numero dei velivoli attualmente a disposizione, con un conseguente risparmio di costi di

Alenia, la ditta italiana che produce le ali del velivolo.

personale, di formazione e di manutenzione.” Quello che è stato sottolineato, sempre nel gennaio 2007, è la partecipazione all’accordo di cooperazione internazionale che in termini governativi avrebbe prodotto il programma JSF: un accordo multilaterale tra i 9 Paesi partecipanti.
Forcieri inoltre informa che l’ala del velivolo sarà prodotta da una ditta italiana, l’Alenia aeronautica, cosa che secondo il sottosegretario alla Difesa dovrebbe far considerare l’F35 un aereo italoamericano, “Questo dovrebbe, dunque, essere considerato un aereo italoamericano, perchè le ali e tutta la parte della fusoliera ad esse collegata – che rappresentano una grande parte dell’aereo – vengono realizzate in Italia, su disegno e progettazione in parte sviluppati in Italia dai circa 150 ingegneri di Alenia aeronautica, i quali prima hanno lavorato negli Stati Uniti e adesso si trovano in provincia di Napoli, dove è stato realizzato questo centro di progettazione”    

L’Italia produce e vende armi. Ne produce tante, e ne vende tante.

Le industrie belliche italiane nel 2008 hanno guadagnano 4,3 miliardi di euro, e  l’Italia è 8° al mondo per spesa in armamenti. L’ultima notizia, di pochi giorni fa, è che Finmeccanica venderà ad Israele, per circa 1 miliardo di dollari, 30 caccia M-346 Alenia Aermacchi. Torna dunque ancora una volta il nome di Alenia. (Finmeccanica: commessa in Israele, vola il titolo) L’Italia dunque persegue una logica di costruzione e vendita di armi, e la sua presenza nei due consorzi dell’Eurofighter e dell’F35 ha una logica ed una motivazione precisa: migliorare la propria capacità di costruire armi da guerra per poi rivenderle.   Come si è visto dal documento parlamentare del 2007, gli F35 sono un possibile, sperato, affare economico: il miliardo di euro speso per la prima fase è stato recuperato attraverso commesse ricevute da aziende italiane come Alenia Aermacchi, Oto Melara (produce cannoni), Piaggio (oltre agli scooter produce motori per i cacciabombardieri), Avio, Aerea, Datamat, Galileo Avionica, Gemelli, Logic, Selex Communications, Selex-Marconi Sirio Panel, Mecaer, Moog, Oma, Secondo Mona, Sicamb, S3Log, Vitrociset. . C’è un altro miliardo di euro che l’Italia spenderà da qui al 2047, per spese di “post produzione”, che che probabilmente si recupererà con il realizzare uno stabilimento in Italia per l’assemblaggio degli F35 destinati ai paesi europei.

In Italia è stato scelto come sito per l’assemblaggio finale (che fornirà la maggior parte degli F-35 che saranno venduti in Europa) l’aeroporto militare di Cameri, che si trova a pochissimi chilometri da Novara. In totale vi saranno 40 siti industriali, che si trovano in 12 regioni italiane, nei quali si costruiranno diverse componenti del nuovo velivolo da guerra. Sin qui sembrerebbe, cinicamente (ma è un cinismo che non ci appartiene), un affare per l’Italia, lavoro che si crea e soldi che entrano, ma è proprio così? Cosa accadrebbe se l’Italia decidesse di non acquistare più i velivoli americani? Ci sarebbero penali o ripercussioni? A questa domanda risponde  Luigi Bobba, Vice Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei deputati “L’uscita del nostro Paese dal programma dei cacciabombardieri F-35 JSF (Joint Strike Fighter) non comporterebbe oneri ulteriori rispetto a quelli già stanziati e pagati per la fase di sviluppo e quella di pre-industrializzazione; infatti il Memorandum of Understanding, ovvero l’accordo fra i Paesi compartecipanti, non prevede il pagamento di alcuna penale in caso di rinuncia all’acquisto“)    

Ed i miliardi di euro per comprare gli F35 veri e propri?

Qui l’Italia ha fatto male i suoi conti. Il 19 gennaio 2007, si stimava che il costo per velivolo sarebbe stato di 45-55 milioni di euro. In quel momento storico, 1 euro valeva esattamente 1,29 dollari, quindi la stima, in dollari, fu di 58- 71 milioni di dollari. Una cifra che il potere economico in Italia, quello che fa capo innanzitutto a Finmeccanica, pensava di recuperare attraverso commesse varie, attraverso vendita di caccia italiani M-346 che Alenia costruisce integralmente in Italia, e (apparentemente, ma nei fatti non è così) con il tenersi aggiornata sulle tecnologie di guerra, nelle quali gli USA sono primi, per poi magari impiegarle in prodotti italiani, da vendere sui mercati minori.

Ecco il motivo degli F35, un motivo unicamente economico. Ma, se lasciamo per un momento stare la nausea per un simile motivo, che calpesta la nostra costituzione e dunque calpesta la democrazia in Italia ed il potere del cittadino di decidere come deve comportarsi il proprio paese su questioni strategiche come la guerra e gli armamenti, e rimaniamo sulla fredda logica dei numeri, allora l’Italia ha fatto molto male i propri conti, e si sta imbarcando in una impresa fallimentare: i costi sono aumentati talmente tanto che l’Italia andrà complessivamente in perdita su questa operazione. Ora infatti un singolo F35 è passato dai 55 milioni di euro previsti a 114 milioni: un aumento del 107%, e la cifra sta salendo ancora per i tanti problemi in fase di produzione di questo aereo. I 7 miliardi stimati nel 2007 sono diventati 15. Una perdita perchè tutti gli introiti che ne verranno, e che peraltro riguarderanno assai poco i normali cittadini, rimanendo nelle mani di gruppi come Finmeccanica, non basteranno a coprire i 15 miliardi di euro della lievitata torta degli F35. Dunque lo stato italiano spende propri soldi (dunque nostri soldi), ma i benefici, che saranno minori delle spese, entreranno nelle casse di alcune aziende. Un altro, gravissimo, difetto di questa scellerata operazione è che l’Italia, in quanto partner di secondo livello, non avrà neppure accesso ai veri segreti tecnologici delle armi che assembla. Non è un caso che Germania e Francia si siano tenute ben lontane dagli F35, preferendo programmi europei.   In conclusione Ancora una volta dunque tutto questo si traduce nel solito gioco al massacro per i comuni cittadini: gli F35 li pagheremo noi, ma i benefici di questa antidemocratica manovra arriveranno nelle tasche di alcune grandi aziende, i soliti “amici degli amici”. E’ come se noi italiani versassimo dei nostri soldi nelle tasche di Finmeccanica e delle sue controllate. E non basta dire che quelle aziende impiegheranno lavoratori italiani, perchè sappiamo che la voce “lavoratori dipendenti” è di solito una delle ultime nei bilanci di certe aziende. La prima voce di solito è “azionisti”, la seconda “manager e consulenti”. Con gli F35 si produrrà una scarsa occupazione lavorativa, spese pubbliche altissime, e enormi incassi per alcuni privati. Ed una servile dipendenza dagli Stati Uniti.   I 10 PUNTI DEL DOSSIER F-35

F-35: inizio della storia. Chi decise di comprare Perchè proprio gli F35 americani? Ecco i motivi dichiarati F35: Un progetto fallimentare e pieno di problemi – L’Italia potrebbe sottrarsi all’acquisto degli F35? … Gli sviluppi del governo Monti sugli F35: il gioco delle 3 carte 30.000 militari di carriera da riposizionare in 20 anni: F35 salvi Tutti i rischi dell’operazione F35: – lavoro, + armi I costi della difesa italiana: 23 miliardi di euro, F35 esclusi Partiti politici: la mappa dei pro e dei contro gli F35 Le reazioni di cittadini e società civile: il fronte del No F35…. 1 …. 2 …. 3 …. 4 …. 5 …. 6 …. 7 …. 8 …. 9 ….10
Argomenti: