Ius scholae, come si ottiene la cittadinanza italiana dopo l’ultimo decreto

La proposta di decreto sullo ius scholae e le nuove regole per la cittadinanza italiana, ecco come si ottiene.

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L’ultimo decreto proposto alla camera riguarda lo Ius Scholae, ossia la possibilità di ricevere la cittadinanza italiana dopo aver fatto 5 anni di scuola nel nostro paese. Si tratta di una riforma che riguarda i figli di immigrati, ma quali sono al momento le condizioni per ricevere la cittadinanza italiana in generale?

Cittadinanza italiana, non solo lo ius scholae

Al momento, ottenere la nostra cittadinanza non è cosa facile. Il nostro è uno dei paesi che concede con maggiore difficoltà questo riconoscimento agli immigrati. Di base, se non si hanno genitori o avi italiani, rimane l’opzione di sposarsi un italiano, altrimenti ci vogliono 10 anni per avere la cittadinanza. E tra l’altro tale tempistica tende sempre ad allungarsi a causa di un sistema burocratico ancora troppo lento. Purtroppo, il nostro paese imposta tutta la questione sul sangue, una sorta di razzismo accettato, che in buona sostanza anche la sinistra ben tollera. Lo Ius sanguinis infatti è il punto cardine, se hai sangue italiano, allora ottieni la cittadinanza.

Come dicevamo, gli avi, o più semplicemente i genitori, sono il mezzo per arrivare alla cittadinanza italiana, quindi il sangue, o se preferite i geni, sono il punto cardine della questione. L’anno di partenza è il 1861, se si dimostra di avere un antenato italiano entro tale data, allora si può essere italiani, anche se si vive all’estero e non si spiaccica nemmeno una parola di italiano. Come dicevamo, c’è anche la possibilità di ottenerla sposando un italiano, bisogna però poi risiedere per 2 anni in Italia. Dopo il decreto sicurezza di Salvini, però, è necessario ora superare anche un esame di italiano di livello B1, ossia quello che ne attesta la conoscenza della lingua base.

Cittadinanza italiana, l’ultima soluzione

Se nessun avo è presente nell’albero genealogico, né si ha nessuna intenzione di sposare un nostro connazionale, allora non rimane che l’ultima spiaggia, quella più lunga e complessa. Per chi proviene da paesi al di fuori dell’Unione europea sono necessari almeno dieci anni di residenza nel nostro paese, legata al possesso del permesso di soggiorno e quindi a quella di un contratto di lavoro legale e continuativo.per i minorenni la cosa è ancora più complicata, poiché bisognerà attendere almeno i 18 anni, e se parliamo di un bambino di 5 o 6 anni, significa che allora si va oltre il decennio. Ecco perché lo ius scholae potrebbe essere una buona soluzione per casi del genere.

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