Il tesoretto delle banche: tutti i guai fiscali di Unicredit, Intesa e Mps

Le grandi banche italiane devono allo stato ben 5 mld di euro, ma tra accordi e sconti alla fine il Fisco incasserà non più di un mld di euro e lo stato italiano conferma di essere debole con i forti e forte con i deboli

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Le grandi banche italiane devono allo stato ben 5 mld di euro, ma tra accordi e sconti alla fine il Fisco incasserà non più di un mld di euro e lo stato italiano conferma di essere debole con i forti e forte con i deboli

Tempi di redditest, di conti bancari e postali spiati, di blitz mediatici presso esercizi commerciali. Tutto alla ricerca di denaro per ripianare il deficit e per cercare di ridurre i quasi 2 mila miliardi di euro di debiti accumulati. Ma anche in tempi di magra si scopre che le casse pubbliche godrebbero già di un “tesoretto” tra 4 e 5 miliardi, che si trova nei forzieri delle banche. Si tratta di denaro che gli istituti italiani dovrebbero versare allo Stato per imposte non pagate e per operazioni finanziarie sospette, finalizzate ad eludere il Fisco. Il caso più eclatante è di Unicredit, che ha già staccato un assegno all’Agenzia delle Entrate di 264 milioni di euro per 246 milioni di tasse non pagate, attraverso la sottrazione di 745 milioni di reddito con l’operazione Brontos, nome che deriva da una serie di rapporti intrattenuti tra Piazza Cordusio e la Barclays. Per l’affare è stato rinviato a giudizio l’allora ad di Unicredit, Alessandro Profumo, e venerdì scorso il processo è stato trasferito a Bologna da Milano (Brontos, Profumo a processo per frode fiscale) Guai anche per MpS. Alla State Street Bank, ex MpS Finance Banca Immobiliare, è stata contestata la cessione di una partecipazione, formalizzata solo nel 2006, ma che risalirebbe al 2005, quando la banca non avrebbe potuto godere dell’esenzione fiscale sulle plusvalenze realizzate. E questo, dopo che la stessa MpS aveva già chiuso i conti con l’Agenzia, pagando 260 milioni degli 1,1 miliardi contestati dal Fisco per altre operazioni. Pace a prezzi di saldo! (Monte dei Paschi, contenzioso con Agenzia delle Entrate per Mps Finance).

E il Banco Popolare, invece, eredita dalla ex Popolare di Lodi e Italease una bega fiscale da 391 milioni, che ha dovuto sistemare con lo Stato, mentre alla Ubi Banca sono state contestate omesse ritenute per 13,2 milioni. Sempre il Fisco ha contestato l’estero-vestizione alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna per gli anni 2005 e 2006 e per un importo complessivo di 11,2 milioni, che scenderebbero a 3,2 milioni, considerando il versamento delle imposte nel periodo in Irlanda. Ancora peggio è andata a Intesa-SanPaolo, che ha dovuto versare allo Stato 270 milioni, a fronte di contestazioni per 1,15 miliardi tra imposte evase, interessi e sanzioni.
E la stessa banca ha ricevuto a settembre la visita non gradita degli uomini dell’Agenzia, che hanno voluto fare luce sulla controllata Group Service, relativamente all’anno 2009, oltre che su Banca IMI, in relazione a finanziamenti stipulati all’estero e a contratti di finanza strutturata tra il 2008 e il 2010.  

Banche evasione fiscale: cifre da capogiro e accordi troppo facili con il Fisco

Attenzione, però, ad illuderci. Malgrado le cifre contestate dal Fisco oscillino tra i 4 e i 5 miliardi di imposte evase, alla fine di calcola che esso otterrà dalle banche non oltre il miliardo, visti gli alti sconti applicati regolarmente per giungere alla pax fiscale. Insomma, la legge è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali per legge. E allora va bene il blitz della Finanza, che sorprende il cassiere furbo di un bar a non emettere lo scontrino per il cornetto e il caffè. Va bene girare per le strade alla ricerca delle targhe di auto di grossa cilindrata, nella speranza (per lo Stato) che appartenga a qualche evasore con il pallino dei motori. Va bene tutto, o quasi. Ma non si capisce perché una banca possa pagare un quarto della cifra contestatale, mentre un imprenditore o un povero cristo comune dovrebbero passeggiare per strada in mutande, per gli uomini occhialuti di Attilio Befera.

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