Il Financial Times boccia la Legge di Stabilità 2016: nuova crisi all’orizzonte, soprattutto per l’Italia?

Una nuova crisi è all'orizzonte e la Legge di Stabilità 2016 di Matteo Renzi viene bocciata dall'editorialista del Financial Times, Wolfgang Munchau, perché manca di paracadute.

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Una nuova crisi è all'orizzonte e la Legge di Stabilità 2016 di Matteo Renzi viene bocciata dall'editorialista del Financial Times, Wolfgang Munchau, perché manca di paracadute.

A Wolfgang Munchau non piace Matteo Renzi: già nel settembre dello scorso anno criticò il premier italiano sulle pagine del Financial Times, perché reo di non aver realizzato alcuna riforma radicale e soprattutto perché nutriva il Paese di illusioni di ripresa destinate a infrangersi a causa di un equilibrio troppo precario, specialmente nel mondo del lavoro, dove le aziende possono licenziare facilmente il personale.

Un’altra accusa avviene oggi, sulle pagine del Corriere della Sera, nel quale l’editorialista del Financial Times punta il dito contro Renzi e spaventa l’Italia in vista della prossima crisi, i cui segnali sono molto più gravi e potenti rispetto a quanto si voglia far credere. Sul banco degli imputati ci va la Legge di Stabilità 2016, un errore clamoroso da parte del governo italiano perché manca di prospettiva.   Secondo Munchau, infatti, la nuova Legge di Stabilità risulta essere una manovra decisamente imprudente, perché “non solo esaurisce i limiti di ciò che è tecnicamente possibile sotto la normativa di flessibilità dell’Ue”, ma inoltre “contiene una buona dose di rischio strutturale“, poiché non vanta la necessaria copertura e le più adeguate misure nei confronti della prossima crisi che è all’orizzonte, causata da una ripresa rallentata al massimo in vista del calo dell’economia cinese e della mancata crescita delle economie emergenti che mette a rischio tutta l’Europa e potrebbe fare da apripista a una nuova crisi economica mondiale.   Ci va già pesante Wolfgang Munchau, soprattutto con le sue previsioni fosche: per l’editorialista del Financial Times, infatti, o Renzi sarà baciato dalla fortuna, oppure la nuova legge di Stabilità rischierà di rivelarsi insostenibile, tanto da rimettere in discussione la presenza dell’Italia nell’Eurozona. Affermazioni che dunque seguono quelle già espletate sulle pagine del suo giornale più di un anno fa, quando Munchau affermò più o meno le stesse cose: “La situazione economica dell’Italia è insostenibile e porterà a un default sul debito a patto che non ci sia un improvviso e costante mutamento sulla crescita.
Altrimenti, la permanenza dell’Italia sarà messa in discussione e allo stesso tempo il futuro dell’euro stesso”.   Attualmente, per Munchau, il problema italiano è di tipo strutturale, perché Renzi attua riforme sulla base di una ripresa imminente, non sapendo che i primi segnali di ripresa potrebbero rappresentare un vero e proprio specchietto per le allodole. Per Munchau, la ripresa imminente non ci sarà e l’Italia rischia di non mantenere la sua posizione nell’eurozona, nella quale potrebbe restare solo nel caso in cui il nostro Paese riesca “a raggiungere un tasso ragionevole di crescita delle produttività nel lungo raggio”. Dopo le critiche, pertanto, vengono le proposte: Munchau consiglia infatti al governo di pensare ad adottare una strategia economica più conservatrice, che si basi su “tagli fiscali con un ritorno economico maggiore”, ma “distribuiti nell’arco di più anni”, a cui poi andrebbero aggiunti un “programma di risparmio più ambizioso per quanto riguarda la spesa amministrativa”, nonché “una riforma del sistema giudiziario”.   La chiosa di Munchau è tra le più negative, visto che all’orizzonte si affaccia pericolosamente la prospettiva di una nuova ricaduta, rilanciata dal mancato sviluppo delle economie emergenti, che non crescono quanto si sperava, e dal rallentamento dell’economia cinese, che forse qualcuno sta prendendo troppo sottogamba. “Meglio non inneggiare alle ultime rosee previsioni”, afferma Munchau, “meglio piuttosto prepararsi al calo economico in arrivo. L’Italia ne verrà sicuramente coinvolta”. Per l’editorialista del Financial Times, insomma, è venuto il momento di prepararsi al peggio e di controllare se abbiamo il paracadute. Di nuovo.

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