Guida alla riduzione Irpef: sconti fino a 280 euro

Ma l’aumento contemporaneo e complementare dell’Iva rischia di annullare i vantaggi

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Ma l’aumento contemporaneo e complementare dell’Iva rischia di annullare i vantaggi

La notizia fiscale di questi giorni è senza dubbio la doppia operazione di riduzione Irpef  (Legge di stabilità – Calo Irpef barattato con aumento IVA, taglio detrazioni, e molto altro. e Riduzione Irpef nella legge di stabilità. Un punto in meno dal 2013)da un lato e aumento dell’Iva dall’altro (Iva al 22%, l’aumento vien di notte e Aumento Iva nella legge di stabilità. Dal 2013 passerà al 22 e all’11%). Sebbene si tratta di due provvedimenti distinti di fatto le operazioni, contenute nella legge di stabilità, sono collegate, sia dal punto di vista motivazionale che per quanto riguarda gli effetti che si produrranno in capo ai cittadini. E’ chiaro infatti che i vantaggi ottenuti da un lato devono essere compensati dall’aumento dell’Iva e, in alcuni casi, rischiano di essere praticamente annullati. Cerchiamo allora di capire in che modo le due imposte saranno modificate.

 

A quanto ammonta la riduzione Irpef in base al reddito

Con l’abbreviazione Irpef indichiamo l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche. Si tratta di un’imposta diretta e progressiva, ovvero proporzionale al reddito appunto. Intuitivamente quindi anche la riduzione prevista dal Governo Monti non è costante ma varia in base alle Dichiarazioni.

L’80% dei contribuenti rientra nella fascia intermedia che dichiara redditi compresi tra i 15 mila e i 26 mila euro: in questo caso l’aliquota scenderà di un punto (dal 27 al 26%). Questo in termini pratici significa uno sconto che va dai 150 ai 250 euro. Per i redditi più bassi (al di sotto dei 15 mila euro) l’aliquota passa dal 23 al 22%. Per redditi superiori ai 28 mila euro la riduzione dell’aliquota è di due punti percentuali e il risparmio può arrivare fino a 280 euro.

 

Riduzione Irpef: in che modo incide l’aumento Iva sul risparmio?

I dati numerici sopra riportati però sono validi sono in astratto perché tengono conto solo dell’intervento di riduzione sull’Irpef. Come ha sottolineato la Cgia di Mestre invece nella pratica per i contribuenti rischia di non cambiare nulla perché quello che risparmiano da gennaio prossimo sull’Imposta sul Reddito lo devono pagare in più di Iva (stante l’aumento previsto sull’imposta sul valore aggiunto a partire da luglio 2013).

A livello pratico questo significa che ad esempio per la fascia più bassa il vantaggio non sarà più di 150 euro circa ma scenderà approssimativamente a 99 euro annui.

E a pagare maggiormente le conseguenze rischia di essere proprio chi ha redditi più bassi: la Cgia ha messo in evidenza anche la condizione degli “incapienti”, ovvero coloro che dichiarano meno di 8 mila euro e sono già esenti dal pagamento dell’Irpef. Per questa fascia minima resta il limite di non  poter scaricare nessuna spesa pur vedendosi addebitare l’aumento dell’Iva (e rischiando quindi di spendere in media 23 euro in più ogni anno).

Ma non è solo l’eventuale aumento Iva il parametro complementare da considerare: un altro fattore che rischia di erodere o addirittura annullare i vantaggi della riduzione Irpef è la previsione del tetto massimo di detraibilità di 3 mila euro per redditi superiori ai 15 mila euro. Se questa misura dovesse essere confermata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale gli effetti della riduzione delle aliquote rischiano di perdere peso.

Ma anche le classi più agiate perderanno qualcosa: per redditi medi di 55 mila euro il risparmio del taglio di due punti sull’aliquota Irpef risente del tetto delle detrazioni e del prezzo dell’inflazione pagato per il rincaro dell’Iva (circa 141 euro ogni anno).

Dura la reazione di Confesercenti che descrive la riduzione Irpef come uno specchietto per le allodole: le famiglie si convinceranno di pagare meno tasse ma in realtà il taglio della pressione fiscale è solo apparente e, l’aumento dell’Iva, comporterà mediamente un sovraccarico di 64 euro a nucleo familiare.

Confcommercio-Imprese appare preoccupata per gli effetti che questo doppio errore (di metodo e di merito) avrà sui consumi e sul commercio.

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