Fuorigioco automatico, come funziona il Saot e a cosa serve?

Sui campi da calcio di Serie A arriva il Saot, ossia il fuorigioco automatico. Ecco come funziona e a cosa serve.

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fuorigioco automatico

Si chiama Saot, ed è l’acronimo che sta per Semi-automated offside technology. Il fuorigioco automatico (ma sarebbe più corretto definirlo semiautomatico) arriva anche in Serie A dopo in programma per il 18 gennaio in occasione della Supercoppa Italiana tra Milan e Inter. Dopo il Var dunque la tecnologia continua a mettere il suo zampino nel calcio giuocato. Ma a cosa serve e come funziona?

Fuorigioco automatico, serve davvero?

Se c’è il Var a cosa serve anche questo Saot? Con il Var infatti sappiamo che degli arbitri in cabina di regia possono rivedere le azioni e tracciare grazie a un software tutte le linee del caso per capire se una azione è stata fatta in fuorigioco oppure no. A cosa serve quindi questo Saot? In sintesi, questa tecnologia permetterà di ridurre i tempi e soprattutto gli errori. Non sono mancate infatti alcune sviste nonostante il Var. Molti ricorderanno ad esempio il caso Candreva durante Juventus Salernitana, con il giocatore granata posizionato oltre la linea di Bonucci (che tra l’altro nemmeno aveva toccato la palla, ma forse poteva infastidire il portiere?). In quel caso la telecamera del Var non era riuscita ad inquadrare Candreva, quindi fuorigioco fischiato alla Juve e gol da 3 punti annullato.

In sintesi i direttori di gara andranno a spasso per il campo muniti di dispositivi collegati a un software messo a punto HawkEye. Il progetto è costato un milione di euro, quindi parliamo di un investimento importante fatto dalla Lega calcio italiana. Ciò ridurrà sensibilmente i tempi di reazione per decidere se un fuorigioco è effettivo oppure no. Intorno al campo ci saranno inoltre altre 8 telecamere che si aggiungeranno a quelle già esistenti per formare una rete capace di calcolare i movimenti al millimetro. Inoltre, non controlleranno soltanto la massa corporea dei giocatori, ma ben 29 punti diversi del corpo umano, come la testa, i piedi, le gambe, le spalle, le ginocchia e così via. Inoltre, monitorerà costantemente il pallone, così da permettere di capire il preciso punto esatto in cui la palla viene calciata mentre l’attaccante sfreccia al di là delle maglie avversarie.

Si può fare di più?

La cantavano Morandi, Tozzi e Ruggeri a una vecchia edizione del Festival di Sanremo, ma sembra proprio il motto che Rocchi e i suoi arbitri vogliono mettere in campo in queste prossime settimane. La Serie A quindi si prepara a una nuova rivoluzione tecnologica e il designatore arbitrale afferma che i suoi arbitri sono pronti. C’è però chi si chiede se tale tecnologia non possa servire per fare ancora di più, proprio come diceva la canzone.

Ma in che modo? Ormai sappiamo quanto le azioni possono decidere un’intera partita facendo da vero e proprio sliding door. È possibile che solo fuorigioco e calci di rigore possano essere considerati vitali per il risultato finale? Ormai i calci da fermo, come punizioni e angoli, sono decisivi quasi quanto i già controllati fuorigiochi e penalty. Se una tecnologia così avanzata come il fuorigioco automatico è così immediata, non sarebbe meglio utilizzarla anche per altre azioni da gioco? Se lo stanno chiedendo in tanti e forse è il caso che se lo chiedano anche i vertici della Serie A.

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